LA MORTE DI UN FIGLIO

LA MORTE DI UN FIGLIO – LA MADRE RICERCA NELL’ALDILA’

In ANGELI STORIE E TESTIMONIANZE ANGELICHE by Daniela A.R. Comments

LA MORTE DI UN FIGLIO – LA MADRE RICERCA NELL’ALDILA’ :

L’esperienza di una mamma dopo la morte del figlio, la sua ricerca sull’aldilà relazionata alla Metafonia…

Dopo tanti anni di ricerche, di studio, di contatti con l’Aldilà ed esperimenti di metafonia, ho sentito il bisogno di raccontare la mia storia, perché come tante altre storie, possa essere d’aiuto a tante persone che soffrono nel corpo e nello spirito, dare la speranza e, mi auguro, la certezza ,di credere che veramente la vita continua in un’altra dimensione; che tutto quello che ci capita in questa vita era già stabilito dalla ruota delle rinascite, cioè il Karma: legge di causa ed effetto.

La reincarnazione esiste eccome, quello che siamo è il risultato di altre esistenze già vissute e sofferte. In realtà siamo stati già padre, madre, figli, secondo le nostre esigenze di rinascita.

Desideravo da tanto raccontare la mia storia: Tutto è cominciato con la partenza di mio figlio Giovanni (non mi piace chiamarla morte, perché la morte non esiste veramente, ma è appunto soltanto una partenza, perché prima o poi ci si rivede ed è come se fosse stato ieri).

Giovanni era un bambino speciale, sempre contento e allegro.

Al mattino quando si svegliava cantava sempre, gli piacevano le canzoni di Gianni Morandi. C’era un legame davvero speciale e molto forte fra noi, un legame d’amore che non è mai finito. Aveva terminato la terza elementare alla Stoppani, e a maggio aveva ricevuto la Prima Comunione nella chiesa del Redentore in via Palestrina, proprio vicino all’asilo delle suore che aveva frequentato dai tre fino ai sei anni. Quel giorno ci fu una grande festa, con tutti i parenti siamo andati in un bellissimo ristorante vicino a Brescia, e lui era tanto felice continuava a ripetere: “Ma è tutta per me questa festa?”. Era un bambino che sapeva apprezzare tutto quello che aveva, anche una minima cosa avuta in regalo, per lui era tanto.

Era un figlio meraviglioso, lo amavo e lo amo tantissimo; è sempre con me. Lo so, non mi ha mai lasciato.

Pochi mesi prima che se ne andasse, sembrava che sentisse che qualcosa sarebbe successo, perché in quel periodo continuava a ripetere alla signora Zaccaria (la baby-sitter che lo accudiva mentre io lavoravo): “Signora Zaccaria morirò prima io o lei?”, La signora era già anziana e gli rispondeva “Giovanni, io che sono più vecchia morirò prima, è una legge dell’universo”.

Anche a me qualche volta lo chiedeva e diventava triste. Quando poi è successo quella che fu la tragedia della mia vita, mi resi conto che aveva davvero un presentimento, perché non trovavo altra spiegazione.

Mio figlio Giovanni finita la scuola, aveva voluto andare in campagna da una mia cognata perché amava moltissimo gli animali e la natura, e in cascina ve n’erano moltissimi tra cui mucche, maiali e galline. Nella cascina c’era anche una corda che penzolava da una trave con dei nodi, come quella delle palestre. Egli era solito salire sopra un cavalletto di legno e con un bastone faceva oscillare la corda giocando a fare Zorro.

In quel fatidico giorno, il cugino Marco, di due anni più grande di Giovanni, era andato a comprare il pane in paese con la bicicletta, i due bambini erano soliti giocare insieme. Una fatalità volle che in quel momento mio figlio fosse solo e si pensa abbia perso l’equilibrio, cadendo dal cavalletto, e che la corda si sia impigliata attorno al collo ed i nodi si siano accavallati, stringendo sempre di più e diventando come un cappio mortale.

Mio figlio è morto dopo cinque minuti, ha tentato di allargare la corda, che gli stringeva il collo sempre di più, perché lo hanno trovato con una mano ancora aggrappata alla corda annodata, i suoi piedini erano a soli 3 cm da terra e prima di morire ha cercato in tutti i modi di liberarsi. Penso a volte alla paura che debba aver provato mentre si trovava prigioniero di una corda e certamente in quel frangente avrà chiamato la sua mamma.

Il suo destino si era compiuto, era un’anima di luce e il suo compito sulla terra era finito.

La morte di mio figlio mi è servita, perché nel dolore io sono cambiata. In quel periodo odiavo tutte le mamme che incontravo e mi dicevo: “Perché tutto questo è accaduto proprio a me e non a loro?”. Ero gelosa e provavo tanta rabbia, e mi chiedevo se Dio ci fosse, se esistesse veramente, e come potesse permettere tutto ciò.

Un dolore così grande che ti senti una morsa al cuore e di fronte a tanta sofferenza ti senti annientata, non puoi farci nulla, devi solo subire. Solo chi, come me, ha provato questo tipo di dolore mi può capire, perché è talmente grande che è difficile da spiegare tutto quello che si prova e che una madre deve sopportare.

Tuo figlio (che soltanto qualche giorno prima giocava, rideva, mangiava…) non c’è più, è sparito. Il suo lettino è vuoto, i suoi quaderni di scuola, i suoi libri, i suoi giochi preferiti, i suoi vestiti nell’armadio… Ti guardi in giro e ti manca, il cuore ti duole, il cervello manca di equilibrio, non sei piu quella di prima, una catastrofe ti ha devastato!! ti sembra un incubo ma la realtà è quella che stai vivendo. Non senti interesse più per nulla, senti solo il dolore che ti lacera dentro ed è tanto forte che ti fa venir voglia di dire: “muoio anch’io. Basta con questa sofferenza, è troppo grande.” È talmente immenso il dolore che ti viene da pensare di non farcela più ad andare avanti…

Ecco, così ero io allora, non accettavo la morte di mio figlio, non potevo accettare la realtà di avere avuto un figlio di otto anni e mezzo che, all’improvviso, fosse sparito. La mia ricerca nel campo del paranormale è cominciata così, per caso (adesso dopo tanti anni, so che il caso non esiste). Quel giorno entrai in una libreria di corso Buenos Ayres e guardavo qua e là tutti quei libri, alla fine ne comprai uno molto interessante: parlava di una signora che comunicava con la figlia, morta di tumore al cervello a vent’anni. L’autrice del libro “Le voci dei viventi di ieri” si chiama Gabriella Alvisi ed è di Mariano Comense, un paese nel hinterland milanese. L’Alvisi, nel suo libro, spiegava come registrare le voci dei nostri cari trapassati e come comunicare ancora con loro. Il fenomeno si chiama Metafonia.

Quella domenica, dopo essere andata a una conferenza della signora, e avere sentito le modalità di registrazione, mi feci coraggio e provai. Misi un radioregistratore una cassetta nuova, mai usata, ancora sigillata, e mi sintonizzai sulle onde corte in un punto vuoto, senza stazioni radio, ma soltanto con il rumore di fondo, e lasciai scorrere il nastro. Poi lo riavvolsi e mi misi ad ascoltare con molta attenzione e anche con un po’ di paura. Infatti, a metà nastro, sentii due sussurri: “mamma… mamma…” Nient’altro.

Ma per me fu davvero tanto, perché toccai con mano il fatto che si sopravvive e che la morte non esiste. L’emozione fu davvero molto forte, e anche di sorpresa: scoprire che lo spirito è sempre vivo e che nulla finisce, ma invece si trasforma. Continuai per qualche anno a registrare, aiutando anche persone che me lo chiedevano. Quando raggiungi la consapevolezza che veramente tutto continua in un’altra dimensione, ti senti cambiare giorno dopo giorno, avviene in te una trasformazione a livello spirituale.

Cominci a sentirti diversa, ti senti distaccata dalle cose futili o vuote. Scegli le tue amicizie e, se non le trovi, impari a stare bene lo stesso, anche da sola, perché capisci che è inutile perdere tempo con chi non capisce cosa sia la spiritualità.

Mi sono sempre chiesta come abbia potuto sopravvivere senza mio figlio: ora lo so, l’ho capito da tempo. Io volevo cambiare, dovevo capire, dovevo crescere spiritualmente, e il dolore e la disperazione per la perdita di Giovanni mi dovevano trasformare in una nuova persona, una persona che ha capito qual è la cosa più importante…(continua)

Gli Angeli intorno a me –  Adriana Malfio

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