La Reincarnazione era accettata dal Cristianesimo

La Reincarnazione era accettata dal Cristianesimo

In KARMA E REINCARNAZIONE by Daniela A.R. Comments

La Reincarnazione era accettata dal Cristianesimo

Il concetto della reincarnazione è stato più volte mal interpretato dentro al Cristianesimo al punto da essere stato dichiarato anatema, eresia in un certo momento storico per ragioni politiche, dopo che il Cristianesimo fu dichiarato religione ufficiale dell’Impero Romano. Decisione presa nonostante il concetto della Reincarnazione fosse trasmesso chiaramente nella Bibbia e professato da alcuni padri della Chiesa.

Fortunatamente, grazie alla ricerca di molti storici ed alla scoperta recente di vari documenti che rivelano nuove prospettive sulle origini del Cristianesimo, oggi sappiamo come, quando e perché è scaturito questo apparente disaccordo tra la Teologia Cristiana ufficiale e la dottrina della reincarnazione. Se la reincarnazione era un’idea che circolava tra i primi cristiani, perché è sparita dalla religione cristiana così come la conosciamo oggi? È difficile da credere, ma chi proscrisse il concetto di reincarnazione dal Cristianesimo fu… un imperatore romano!

E lo fece per propositi molto mondani.

Agli inizi del quarto secolo le più potenti fazioni cristiane erano in lotta le une contro le altre per motivi di influenza e potere, mentre contemporaneamente l’Impero Romano si sgretolava. Nell’anno 325 D.C.., in un nuovo tentativo di rinnovare l’unità dell’impero, il dittatore assoluto l’Imperatore Costantino convocò i leader delle fazioni cristiane in lotta al Concilio di Nicea. Egli offrì loro tutto il suo potere imperiale a beneficio dei cristiani se essi avessero risolto le loro differenze ed avessero adottato un unico credo. Le decisioni che ne seguirono durante questo Concilio gettarono le basi per la fondazione della Chiesa Cattolico Romana. Successivamente i libri della Bibbia sarebbero stati pubblicati e anche ‘corretti’. Per promuovere l’unità, tutti i credi in conflitto con il nuovo credo sarebbero stati scartati. Durante il processo le fazioni e gli scritti che supportavano la reincarnazione furono rifiutati.
Apparentemente alcuni cristiani continuarono a credere ancora nella reincarnazione dopo il Concilio di Nicea, perché nell’anno 553 D.C. la Chiesa si trovò ad affrontare di nuovo questo concetto della reincarnazione e condannarlo esplicitamente. Nel Secondo Concilio di Costantinopoli il concetto della reincarnazione, insieme ad altre idee contenute nell’espressione “preesistenza dell’anima”, fu decretato crimine meritevole della scomunica e dannazione (anatema).

Nell’anno 543 dell’era presente, l’Imperatore Giustiniano, considerato dagli storici l’ultimo imperatore romano, convocò un sinodo a Costantinopoli, con l’unico proposito di condannare gli insegnamenti di Origene sulla dottrina della reincarnazione benché il pretesto fosse un altro: deliberare sui “Tre Capitoli” delle chiese dissidenti, considerate da Giustiniano ribelli ed eretiche che non dipendevano direttamente dal potere di Roma. Origine era allora il più rispettato ed amato Padre della Chiesa cristiana originale.

Il Mandato Imperiale contro il Papa
Il concilio, noto anche come il Secondo Concilio Ecumenico, fu presieduto da Eutiquio, aspirante al patriarcato di Costantinopoli, ovviamente assoggettato a Giustiniano, e contò sulla presenza di 165 vescovi.
Ma il Papa Virgilio, la cui presenza era stata richiesta dall’Imperatore, si oppose fortemente al concilio e si rifugiò in una chiesa a Costantinopoli, timoroso dell’ira vendicativa del malvagio Imperatore. Il Papa non fu presente a nessuna delle deliberazioni né inviò alcun rappresentante e pertanto non accettò mai che la dottrina della reincarnazione fosse proscritta dal credo cristiano.

Il concilio, sotto il totale controllo dell’Imperatore e nell’assenza del Papa, elaborò una serie di anatemi. Alcuni storici dicono che gli anatemi furono 14 mentre altri che furono 15, elaborati intenzionalmente contro le tre scuole di pensiero qualificate come eretiche i cui credi Giustiniano considerava nemici dei suoi interessi politici e che trovavano in Origene il loro teologo più autorevole. Detti documenti divennero noti da allora come “I Tre Capitoli”.

Due degli anatemi elaborati da Giustiniano sono i seguenti:
1 Contro chiunque dichiari o pensi che l’anima umana preesisteva, ossia che sono stati prima spiriti e sacre potestà ma che, sazi della visione di Dio, si sono volti al male, e in questo modo il divino amore è morto in loro e sono pertanto divenuti anime e condannati al castigo dentro corpi, anatema sia.
2. Contro chiunque dichiari o pensi che l’anima del Signore preesisteva ed era unita con Dio il Verbo prima della Incarnazione e della Concezione della Vergine, anatema sia.

Molti dei Padri della Chiesa Cristiana accettavano l’insegnamento del cosiddetto Cristianesimo Esoterico che difendeva la verità sulla reincarnazione.

“Non ho messo per iscritto tutto ciò che penso poiché c’è un cristianesimo esoterico che non è per tutta la gente.” San Clemente di Alessandria (150-220).

“L’Anima vive più di una volta in corpi umani, ma non può ricordare le sue esperienze anteriori.” Dialogo con Trifo, Giustino Martire (100-165).

Considerato il Padre della Scienza della Chiesa, Origene (185-254) sosteneva:

“La preesistenza dell’anima è immateriale, pertanto non ha principio né fine. Le predizioni dei vangeli non possono essere state scritte per essere interpretate letteralmente. C’è un processo costante verso la perfezione. Tutti gli spiriti sono stati creati senza colpa e tutti devono ritornare, alla fine, alla perfezione originale. L’educazione delle anime continua nei mondi successivi. L’anima frequentemente si incarna e esperimenta la morte. I corpi sono come bicchieri per l’Anima, la quale gradualmente, vita dopo vita deve mano a mano riempirli. Prima il bicchiere di fango, poi il bicchiere di legno, dopo di vetro e per ultimo d’argento ed oro”.

È in questo evento, presieduto da un monarca e non da un religioso, che il cristianesimo condanna l’idea della reincarnazione. Ma il potere di Giustiniano fu più che sufficiente per far sì che la sua decisione personale di proscrivere la reincarnazione dal canone cristiano prevalesse al di sopra del credo dello stesso Papa. I successori di Virgilio, incluso Gregorio il Grande (590-604), benché si trovassero ad affrontare successivamente altri argomenti sorti a partire dal Quinto Concilio, non menzionarono assolutamente niente sui concetti di Origene relativi alla dottrina della reincarnazione.

Le trappole di un politico astuto
Giustiniano forzò l’accettazione della sua decisione personale di fronte a quella che aveva tutta l’apparenza di una mera assemblea di vescovi, che non fu mai realmente un concilio, poiché non contò né sulla presenza né sull’approvazione del Papa.
Dopo tutto, quale vescovo avrebbe potuto opporsi a lui e rifiutarsi di seguire i suoi ordini?
È da allora che la nozione della reincarnazione sparì dal pensiero cristiano in Europa e molti credono ancora oggi che la non accettazione della reincarnazione sia un vero dogma ispirato.
Tutto per decisione di… un imperatore romano.
È un fatto certo che alcune sette cristiane e scrittori accettavano la reincarnazione come un’estensione degli insegnamenti di Cristo. Origene di Alessandria, uno degli acclamati Padri della Chiesa e descritto da San Gregorio come “il Principe dell’insegnamento Cristiano nel terzo secolo”, scrisse: “Ogni anima viene a questo mondo fortificata dalle vittorie e debilitata dalle sconfitte delle sue vite precedenti.”
Perché la Chiesa si sforza tanto a screditare la reincarnazione? L’impatto psicologico della reincarnazione può essere la migliore spiegazione. Una persona che crede nella reincarnazione assume la responsabilità della propria evoluzione spirituale attraverso la rinascita. Lui o lei non hanno bisogno di sacerdoti, confessionali o riti per evitare la maledizione, idee queste che certamente non fanno parte degli insegnamenti di Gesù. La persona deve solamente essere responsabile delle proprie azione verso se stesso e gli altri. Credere nella reincarnazione elimina la paura dell’inferno eterno che la Chiesa usa per disciplinare il suo gregge. In altre parole, la reincarnazione corrode direttamente l’autorità ed il potere della dogmatica Chiesa. Non è strano allora che questo concetto innervosisca così tanto i Difensori della Fede. Mediante quell’atto stravagante la Chiesa difendeva la dottrina del cielo e dell’inferno e le pene eterne perché accentrava più potere nelle sue mani. E in questo modo la reincarnazione fu proscritta commettendo uno dei più gravi equivoci del cristianesimo.
Nella Bibbia esistono sufficienti riferimenti al fenomeno della reincarnazione che permettono di argomentare che l’antico popolo di Israele conosceva il concetto e che questo era parte essenziale del credo di alcune sette, principalmente per gli Esseni ed altre che praticavano la Cabala, Kabbalah.
Per i cristiani in particolare i passaggi più significativi sulla reincarnazione possono essere trovati nelle parole di Gesù stesso nei Vangeli.

Vediamo alcuni esempi.
Nel passaggio della trasfigurazione Gesù dice ai suoi discepoli:
 
“Elia è gia venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.
Matteo 17:10-13, Marco 9:11-13, Luca 9: 33
(Lasciando sottintendere che Giovanni il Battista era la reincarnazione del profeta Elia).
 
Gesù parla ai suoi discepoli di Giovanni il Battista:
E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi intenda.
– Matteo 11:14-15
Dichiarando esplicitamente che Giovanni il Battista è la reincarnazione del profeta Elia.
 
Passando Gesù vide un uomo che era cieco dalla nascita.
Ed i suoi discepoli gli domandarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.
– Giovanni 9:1-3
(Intendendo che l’uomo aveva vissuto prima di nascere cieco nella presente esistenza).
Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada
(Matteo 26,52).
 
La Chiesa ha preferito infondere in noi la paura dell’inferno e la condanna eterna, piuttosto che elargirci la conoscenza, indispensabile per poter scegliere ed essere indipendenti dall’ubbidienza cieca o dalle promesse di entrare in Paradiso.
 
Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.
Giovanni 21:25.
 
Si dice che la Bibbia non insegni la Reincarnazione perché in essa non si trova scritto questo insegnamento e pertanto non esiste questa possibilità. Gesù Cristo ha lasciato il suo insegnamento stratificato per il circolo interno e per il circolo esterno, per il pubblico e per il privato, come chiaramente lo sottolineano questi versetti biblici:
Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Matteo 7:6.
 
Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono e pur udendo non odono e non comprendono.
Matteo 13:11,13.
Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, 35 perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta:
Matteo 13:34,35.
 
«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole”,
Marco 4:11.
 
“Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.
Marco  4:33,34.
 
«A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché vedendo non vedano e udendo non intendano.”
Luca 8:10

Nonostante il decreto del 553, la fede nella reincarnazione persistette tra i credenti. Furono necessari altri mille anni e molto spargimento di sangue per cancellare completamente l’idea. Agli inizi del secolo tredici, i Catari, una devota ed illuminata setta di cristiani che credevano nella reincarnazione, fiorirono in Italia e nel sud della Francia. Il Papa lanciò una crociata per fermare una simile eresia, mezzo milione di persone furono massacrate. I Catari furono completamente spazzati dalla carta geografica. Questa epurazione segnò il passo per la successiva brutale Inquisizione che sarebbe incominciata presto. Non solo credere nella reincarnazione era causa di persecuzione, ma anche qualunque idea metafisica che cadesse fuori dal dogma della Chiesa.
Oggi a causa della naturale evoluzione umana e del risveglio mentale attuale (il risveglio non è uguale per tutti dato che ci sono anime con più e con meno esperienze) la maggioranza accetterebbe la reincarnazione ed altre verità per ispirazione e non per dogma.

LA REINCARNAZIONE
Di Mara Testasecca

La reincarnazione è una credenza secondo cui, dopo la morte, l’anima torna a vivere  in un altro corpo, dimenticando la vita passata. Si tratta, senza ombra di dubbio, di un  vastissimo argomento che è stato ed è trattato sotto vari punti di vista, ma implica anzitutto la presa di coscienza che tutto ciò che ci circonda è Vita e che l’essere umano è l’espressione formale- materiale di un’essenza individuale spirituale.
Il termine è relativamente recente ed è stato introdotto dal filone spiritule-teosofico dell’ottocento. L’antica radice risale al tempo di Origene (185-254), uno dei più grandi dottori della chiesa primitiva, universalista e sostenitore della teoria della rinascita, nei suoi scritti usava il termine METENSOMATOSI per indicarla. Tra gli Indù ritroviamo il termine SAMSARA, per indicare il cerchio o ruota delle rinascite e delle morti attraverso la trasmigrazione, mentre nel settecento Bonnèt e Bellomche usavano il termine PALINGENESI vale a dire nuova generazione.
I fondamenti di questo insegnamento si possono ritrovare nei testi sacri e nelle tradizioni degli antichi popoli, a partire dagli Atlantidei, dai Birmani, dagli Indiani dell’India, dai Celti, dai Galli, dagli Egiziani, fino ai primi Cristiani, ai Maomettani, agli Indiani pellerossa, ai Greci, ai Romani. Sono inoltre moltissimi gli scrittori, i poeti e i filosofi di ogni epoca e nazione che hanno annoverato tra gli argomenti delle loro opere questo affascinante tema.

Oggi, negli Stati Uniti si è formata un’associazione di 300 psichiatri che sperimenta la regressione ipnotica come prova di sostegno alla reincarnazione, inoltre si sono verificati numerosi ed eclatanti casi di reminiscenza di vita anteriore e casi di bambini prodigio, dotati di facoltà eccezionali non riscontrabili nei loro genitori, per i quali i biologi non sono in grado di spiegare con l’atavismo o con la teoria delle mutazioni, l’incredibile e precoce intelligenza che manifestano.
Ricordiamo che, anche nel passato, da umili e poco istruite famiglie sono nati geni come Kant, Cartesio, Keplero, Cicerone, Mozart, Guillome, Michelangelo, Pascal e altri…
Occorre studiare l’argomento con un atteggiamento avulso da preconcetti etico-morali legati alla nostra cultura, né tantomeno qualificare il nostro interesse come un modismo sentimentale nei riguardi di correnti orientali o orientaleggianti che spesso sorgono con scopi prettamente speculativi.

Per circoscrivere l’ampio panorama di riflessione che ci riguarda abbiamo pensato di generalizzare un’insieme di prove analogiche, morali, filosofiche, storiche, dirette e sperimentali al fine di non lasciare più alcun dubbio sull’esistenza della reincarnazione allo spirito di ogni individuo che pensa e riflette.
Ermete Trimegisto ci dice “Quello che è in basso è come quello che è in alto, quello che è in alto è come quello che è in basso…”
In natura tutti i fenomeni inducono al pensiero della migrazione dell’anima. Si può anche parlare di rinascita tanto per gli elementi materiali del corpo fisico, quanto per quelli di natura spirituale della nostra anima divina. La reincarnazione riguarda il ciclo evolutivo degli elementi materiali dei regni minerale, vegetale e animale.
L’involucro terrestre dell’anima, il nostro corpo mortale, è transitorio, è preso in prestito dai tre regni della natura, cioè il nostro corpo costituisce il punto di evoluzione ultima delle molecole e delle cellule materiali.
Lo scheletro umano è il risultato dell’evoluzione delle molecole del regno minerale terrestre; gli organi della vita vegetativa inconscia rappresentano l’evoluzione delle cellule del regno vegetale terrestre; il cervello e gli organi della vita cosciente, condizionano l’evoluzione del  regno animale.
Effettivamente alla morte dell’uomo, ogni cellula del corpo materiale ritorna la suo piano d’origine, arricchita dalle prove subite e dalle sofferenze sopportate; quindi ogni cellula o elemento molecola diventa “capofila” nel suo regno e va a guidare le altre cellule arretrate verso la loro evoluzione finale.
Non a caso nella genesi (3,19) è scritto: “Tu sei polvere e nella  polvere ritornerai”.
Questa polvere è la matrice sempre pronta a dare i suoi elementi per formare nuovi corpi materiali destinati a servire da strumenti alle anime che aspirano a reincarnarsi.
Anche i flussi e i riflussi continui delle onde vitali e cosmiche sono relazionabili al ciclo della reincarnazione con le sue fasi di nascita alla vita (attività), di morte (riposo), e di  rinascita (ripresa di attività). Le foglie degli alberi nascono e cadono con l’ascesa e la discesa della linfa.
L’anima della pianta, cioè il centro della coscienza che funziona in essa, cessa di agire sul piano oggettivo, durante  l’inverno per rinascere con la nuova germinazione, solo a primavera.

Riflettiamo solo un attimo su alcune metamorfosi del regno animale, il cui centro dinamico di coscienza passa in involucri completamente diversi: germe, larva, crisalide, farfalla.
Consideriamo l’analogia tra una giornata della nostra vita terrestre e una reincarnazione. Un giorno è incompleto: le cause che un giorno vede nascere e che non producono tutti i loro effetti prima della sua fine possono benissimo produrli il giorno seguente. Ugualmente portiamo a termine ciò che abbiamo iniziato il giorno prima o i giorni precedenti. Inoltre i giorni sono separati dal sonno dove lo stato di coscienza è tutt’altro che durante la giornata : la vita corporea diminuisce, lo spirito entra in una sfera di cui al risveglio non abbiamo che pochi ricordi o nessuno. Il sonno rinfresca lo spirito che anima il corpo, gli dà nuove forze affinché riprenda il suo compito. La morte rappresenta quindi un  sonno più profondo, un passaggio.

Oltre alle argomentazioni analogiche vogliamo continuare con gli spunti etico-morali che hanno fondamento, in quanto spiegano le ineguaglianze sociali e la peculiarità in ciascun individuo dalle doti fisiche, psichiche, artistiche e morali. Se per l’anima fosse possibile una sola incarnazione, sarebbe una tremenda ingiustizia per le anime che partono da condizioni iniziali così diverse: beni materiali e abbondanza di tutto da una parte, indigenza e totale miseria dall’altra.
Che Dio giusto sarebbe a permettere una unica possibilità per un essere gravemente menomato?
Come possiamo giustificare esistenze brevissime in condizioni ai limiti della concezione umana? Si manifesterebbero solo per far realizzare gli altri, cioè coloro che entrano in relazione con loro? Anche solo per logica, la reincarnazione rende conto di tutte le disuguaglianze fisiche e sociali.

Noi ci basiamo e vogliamo trasmettere che la saggezza infinita della divina giustizia ha stabilito la legge della reincarnazione così equa, così consolante e in pieno rispetto del nostro libero arbitrio, lasciandoci la scelta e la possibilità di fare la nostra evoluzione spirituale più o meno  in fretta nel corso di incarnazioni più o meno numerose  e ravvicinate. La reincarnazione è in grado di spiegare il concetto che l’anima, nel corso delle sue  molteplici incarnazioni raccoglie i frutti dei suoi atti anteriori e apprende per gradi la lezione terrestre, ossia la relatività, la transitorietà e l’illusione di tutti i piaceri materiali e sensuali.
E’ necessario che l’individuo prenda coscienza della propria essenza spirituale al fine di liberarsi dagli orrori commessi violando le leggi divine fisiche, psichiche e spirituali.
Non è possibile separare la reincarnazione dalla dottrina del Karma, Karma (in linguaggio Pali), Karman in Sanscrito.

“La reincarnazione è la scuola elementare della coscienza cosmica, dipende dalla legge di Causa-effetto come legge di purificazione e riequilibrio e scaturisce dalla legge di Amore; un amore che concede finché sarà necessario un’altra e diversa possibilità per risolvere i problemi di fondo…”
Spiega Giorgio Bongiovanni, lo stimmatizzato italiano “è come un Padre che attende con pazienza tendendo la mano in mille modi”… “è anche vero che Dio, così com’è purissimo amore è anche sublime giustizia. Prima di rinascere lo spirito si programma le esperienze che dovrà vivere nella vita poi le interpreta, le vive…

Per il libero arbitrio si ha la possibilità di amplificare o parzialmente modificare il programma che comunque in una vita successiva, deve essere compiuto. Quindi il libero arbitrio non può cambiare completamente il programma, la sua scelta viene fatta nel mondo spirituale, a quel livello il libero arbitrio è più ampio e la scelta di vivere un’esperienza positiva o negativa viene fatta in base alla  volontà di vivere una lenta o rapida evoluzione. Diventa naturale chiedersi: “Da che cosa dipende questa volontà?” Il fatto è che anche nel mondo spirituale ci sono diversi gradi di evoluzione con diversi gradi di coscienza e di incoscienza. La cura o la chiave per polarizzare questi gradi su frequenze spirituali e divine è l’amore.

Gesù Cristo i ha insegnato che con l’amore si può cambiare il Karma personale e quello collettivo. Già l’individuo rendendosi conto di essere il solo responsabile della sua sorte può solo migliorare e progredire spiritualmente estendendo questo bene al prossimo così come ce lo trasmettono e ci danno l’esempio gli spiriti speciali, illuminati che si incarnano per specifiche missioni. Qual è l’esempio più recente lasciato da Madre Teresa di Calcutta?
I grandi spiriti non si incarnano mai separatamente, ma sempre in gruppi legati da affinità spirituali.

Per concludere crediamo che la serie di argomentazioni esposte sulla pluralità delle esistenze sia utile per comprendere che è esistita ed esiste nel presente presso tante popolazioni.
Attualmente essa è tanto più viva dove gli individui e i popoli sono rimasti a  contatto con la natura e dove la facoltà intuitiva non è offuscata dalle teorie e dagli insegnamenti puramente materialisti e dogmatici.
Ci si potrebbe chiedere se la METEMPSICOSI sia unicamente una reincarnazione  primitiva o se, al contrario, molti uomini perversi non debbano tornare in un corpo animale per coltivare qualità che non hanno. Comunque tutti i, per così dire “reincarnazionisti” sono concordi nel riconoscere che lo scopo finale delle trasmigrazioni successive dell’anima è la PURIFICAZIONE SPIRITUALE; cioè sia in senso progressivo che regressivo il fine rimane lo stesso: la purificazione ultima nel rispetto e nell’amore di tutto ciò che ha vita.

CITAZIONI:

Esemplare è stata la vita e l’opera di Giordano Bruno (1550- 1600). Nel libro “la causa, il principio e l’uno”, elenca magistralmente una serie di analogie tra il micro e il macrocosmo, in natura, negli esseri viventi, tra il visibile e l’invisibile, fino alla pluralità dei mondi. Leggiamo:
“… Tutto è trasformato, niente è distrutto, l’anima non perisce con la morte, cambia la sua prima abitazione con una nuova… vi è una circolazione ascendente e discendente delle monadi o principi delle anime”…
Le sue idee non piacquero a Roma; perseguitato dall’inquisizione errò per 10anni attraverso l’Europa. Catturato e condannato una volta di fronte ai giudici non ritrattò per salvare la sua vita. Disse loro: “avete più paura voi a pronunciare la mia sentenza che io ad ascoltarla” morì sul rogo.
Prendiamo in considerazione i tempi di Gesù. Quando Gesù interrogò i suoi discepoli dicendo: “Chi è il figlio dell’uomo secondo quello che dice la gente?” Essi gli risposero: “Alcuni dicono Giovanni Battista, altri Elia, altri ancora Geremia, o alcuni profeti. Troviamo la stessa scena, con le stesse risposte in Matteo 16,13-14; in Marco 8.27-28 e in Luca 9.18-19.

In un passo di Matteo (17.10-15) i discepoli interrogano Gesù su ciò che riguarda la credenza degli scribi sulla necessità della venuta di Elia. Il Maestro risponde: “È vero che Elia deve venire a ristabilire tutte le cose. Ma io vi dico Elia è già venuto e gli uomini non lo hanno riconosciuto” Allora i discepoli capirono che parlava loro di Giovanni Battista. Un altro episodio che si spiega con la nozione delle vite successive è quello del cieco nato cieco riferito da Giovanni (9,1-2): “Gesù passando vide un cieco dalla nascita. I suoi discepoli gli chiesero “Maestro chi ha peccato, quest’uomo o i suoi genitori ?” La risposta fu “Affinché le opere di Dio siano manifeste in lui.”

Se la domanda non avesse avuto fondamento il Cristo non si  sarebbe astenuto dal rispondere ai suoi discepoli, la loro mancanza di comprensione o l’inutilità del gesto. Per logica dobbiamo ammettere che non poteva essere il feto ad aver peccato nel ventre di sua madre; comunque l’idea più conforme alla tradizione ebrea è che l’uomo sarebbe nato cieco in punizione dei peccati commessi dai suoi genitori, ma per l’insegnamento degli Esseni tramandato da Gesù, in virtù della preesistenza delle anime, il cieco avrebbe peccato prima di nascere. Dello stesso avviso è il teologo Stolberg e lo esprime nella sua “Storia di nostro Signore Gesù Cristo e del suo secolo” (libro III capitolo XLIII) : “Questa domanda era evidentemente fondata sull’idea che i discepoli di Gesù si facevano che quest’uomo, il cui castigo risaliva alla sua nascita aveva peccato in un avita precedente”…

Altrettanto pregnante risulta la risposta di Gesù al fariseo Nicodemo che si era stupito dell’affermazione del Maestro: “In verità, in verità ti dico, nessuno può entrare nel regno di Dio ammesso che non nasca di nuovo”.
Nicodemo non avendo capito come un uomo della sua età potesse nascere nuovamente, domanda: “Si può nascere più volte quando si è vecchi? Si può rientrare nel seno della propria madre e nascere una seconda volta? E il maestro gli rimproverò la sua ignoranza dicendogli ” Tu sei dottore in Israele e ignori queste cose?”.

Il Fatto che non abbiamo traccia di memoria dei valori che ci siamo proposti per l’attuale esistenza non ci deve permettere di ignorare la “facoltà intuitiva” per mezzo della quale l’uomo può prendere contatto con i ricordi delle vite anteriori. Rudolf Steiner ha fondato tutta la sua vita su questi concetti. Da segretario generale del ramo teosofico tedesco, ha cambiato parte di questo insegnamento costruendo centri di informazione spirituale di carattere pedagogico basandosi sulle sue personali doti di veggenza che sviluppo con il tempo acquisendo la conoscenza dei vari corpi denominati così 1) corpo fisico, 2) corpo vitale eterico, 3) corpo astrale animico o psichico, 4) l’io, 5) l’io spirituale, 6) Lo spirito di vita, 7) L’Uomo spirito.

Insegna il dottor Steiner:
“Dopo una pausa nell’aldilà, si organizza attorno all’io un nuovo corpo astrale, capace di  abitare un  corpo eterico e un corpo fisico quali l’uomo li possiede tra la nascita e la morte. L’uomo può passare ancora una volta per la porta delle nascite e ricominciare un’esperienza arricchita dalle precedenti. In uno stadio intermedio della formazione dei primi due corpi il corpo astrale perde la comunicazione che viene dall’interno. Per avere coscienza piena durante le incorporazioni successive è necessario un io che abbia fatto fruttificare le due alte essenze latenti nel corpo fisico eterico, cioè lo spirito di vita e l’uomo spirito…”.
L’immagine del dolore causato ad altri genera una forza che incita l’io reincarnato a riparare questo torto del passato.
L’anima compie non solo una evoluzione individuale, ma anche una evoluzione cosmica, la nostra terra è in qualche modo la reincarnazione di un pianeta che risale ai tempi più lontani.”
“Ciò che la venuta del Cristo ha dato all’umanità è una semenza che maturerà progressivamente. Fino al momento presente, l’esistenza fisica non ha assimilato che una parte infinitesimale di questa nuova saggezza. È appena l’aurora dell’evoluzione Cristica.

Per sviluppare la capacità intuitiva S. praticava e trasmetteva la seguente regolare disciplina:
Dominio dei pensieri
Potere delle volizioni
Eguaglianza dinanzi al potere e al dolore
Positività nei giudizi
Assenza di prevenzione nella concezione dell’esistenza

In questa ottica vanno particolarmente curati i bambini piccoli, soprattutto nel primo settenario, va prestata molta attenzione ai loro ricordi in quanto si possono trarre preziose indicazioni sulla condotta da tenere perché dai loro atteggiamenti si rivela il temperamento innato portato con sé dalla reincarnazione precedente.

Da l’uomo di desiderio” (pag50) scritto da Louis Claude de S. Martin:
“… Vi è un tempo per il dolore. Ma una volta che il fuoco dello spirito si accende, bisogna solo pensare a non lasciare che si spenga.
… IL principio della vita temporale è dolce come l’infanzia di un uomo. Il principio della vita spirituale è dolce come la verità..
Ma per conoscenza è sentire la dolcezza della vita divina. Bisogna essere resuscitati del tempo….”

BIBLIOGRAFIA

Fonte principale: Edouard Bertholet “La Reincarnazione nel mondo antico e moderno” (vol.1-2) Edizioni Mediterranee.
Giordano Bruno “La causa, il principio e l’uno”
Lynn Elwell Sparrow “Reincarnazione, un’indagine nel passato per costruire il futuro” Edizioni Mediterranee
Brian Weiss “Molte vite, un solo amore” Arnoldo Mondadori Editore

Rudolf Steiner “Opere”

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