AD UN ANGELO

AD UN ANGELO BASTA UN CAPELLO PER SALVARCI LA VITA

In I VOSTRI RACCONTI CON GLI ANGELI by Daniela A.R. Comments

Avevo 7 anni allora, ne è passato di tempo,
ricordo ancora l’episodio in modo nitido, mi trovavo sul balcone di casa mia.
Mia madre era all’interno della casa, ed attraverso
la finestra potevo osservarla mentre rammendava dei calzini.
Mia madre soffriva di una grave e dolorosa malattia: l’artrite reumatoide deformante.
Questa patologia provoca la deformazione progressiva di tutte le articolazioni, ed ai tempi della mia storia le cure erano scarsamente efficaci.

A causa di ciò, mia madre ci metteva molto tempo a compiere qualsiasi movimento,
anche semplicemente sedersi od alzarsi dalla sedia era per lei un vero e proprio calvario.

Ancora oggi mi chiedo come potesse, in quello stato, riuscire a rammendare dei calzini
con le articolazioni di mani e polsi bloccate, utilizzando a fatica solo pollice e indice.

Ma torniamo a me bambina, stavo giocando spensierata sul balcone quando, con imprudenza misi il piedi sul gradino in metallo della ringhiera e mi issai in alto, troppo in alto, poi mi sporsi con tutto il busto oltre la ringhiera.
Il mio corpo si trovava, dalla vita in su, sospeso nell’aria e
sbilanciato in avanti, in pratica stavo per precipitare nel vuoto!

Fu in quell’istante irreale che sentii tirarmi un capello, e ripeto un “solo capello”
proprio al centro della mia testa.
So che tutto ciò ha dell’incredibile, ma la semplice tensione di un capello fu sufficiente a farmi risollevare da quella posizione mortale, ed io mi ritrovai d’incanto al sicuro dietro la ringhiera.

Torno all’istante in cui provai quella tensione che mi salvò la vita:
Io mi girai di scatto, pensando fosse stata mia madre a tirarmi quell’unico capello,
ma lei se ne stava tranquillamente seduta intenta al rammendo,
allora con l’innocenza di bambina le chiesi: “Mamma, chi è stato a tirarmi il capello?”.
Lei mi guardò per un attimo con sguardo interrogativo, al che le spiegai quanto mi era accaduto.
Al termine del racconto, lei mi rispose con semplicità e senza esitazione:
“Sarò stato il tuo Angelo Custode!”.

Io credetti subito a tale affermazione che rimase impressa indelebile nella mia memoria.
Tanto che, ancora oggi, a distanza di 60 anni, ricordo quell’episodio come fosse ora,
ed ho la ferma convinzione che fu veramente l’Angelo Custode
ad impedirmi di precipitare al suolo, salvandomi così la vita.

Un caloroso saluto a tutti.

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