Tornata dall'Aldila

Tornata dall’Aldila’

In NDE ESPERIENZE DI PREMORTE by Daniela A.R. Comments

Tornata dall’Aldila

Vicki è una giovane donna cieca da sempre per una serie di traversie. Nasce prematura, si ritrova con bulbi oculari e nervo ottico atrofizzati a cui si aggiunge l’incompleto sviluppo della corteccia cerebrale visiva quella parte del cervello che trasforma gli stimoli ricevuti in immagini.

Una situazione in cui è del tutto impossibile vedere qualcosa. Infatti Vicki trascorre la sua vita senza mai vedere nulla. Nel modo più assoluto. Nemmeno nei suoi sogni. Nessuna immagine e nessun colore. Niente.

Finché un giorno del 1973, quando a 22 anni, le capita un disastroso incidente automobilistico. Lei viene sbalzato fuori dall’auto in cui si trovava e riporta danni pesantissimi: la frattura della base cranica, una grave commozione cerebrale, la frattura del collo e di una gamba. Entra in coma. In questa situazione sperimenta una NDE(Near Death Experience). Come riferirà in seguito, è proprio in questa circostanza che coglie la prima immagine visiva della sua vita. Ma non con i sensi corporei, dato che è in coma. Infatti vede dall’alto l’incidente, la autodistrutta contro un furgone Volkswagen. In seguito, arrivata al pronto soccorso, sempre in coma, vede ancora dall’alto e per la prima volta, il proprio corpo.
È una vicenda stupefacente. Vicki non riconosce subito il suo corpo, che non aveva mai visto prima. All’inizio vede una ragazza distesa su una barella, vede delle persone che si accalcano attorno a lei e sente le loro parole di gravissima preoccupazione. Tutti gridano” non possiamo riportare indietro!” Mentre proseguono concitati i loro tentativi di rianimazione. A un certo punto la sua attenzione si focalizza su un dettaglio: quella donna che vede laggiù distesa su una barella ha un anello e, osservandolo bene, è identico al suo anello nuziale. Vicki non lo ha mai visto, ma lo conosce benissimo grazie al tatto ed è in grado di riconoscerlo alla mano di quella donna che a questo punto capisce con sbigottimento di essere proprio lei.
Realizza che quello è il suo corpo e che lo sta osservando dall’alto. Comincia a rendersi conto di essere morta. Ma non riesce a capacitarsi della situazione, perché vede, capisce e sente di essere staccata dal proprio corpo.
“Vedere” per la prima volta la impressiona, è tutto sconosciuto e inquietante. Tutte quelle persone che si agitano spaventate, poi, sono un enigma. Pensa di trovarsi ormai fuori da questo mondo, di essere impossibilitata a comunicare con loro. A questo punto sente di stare salendo e passando attraverso il soffitto, come se si fosse aperto. Sempre dall’alto vide il tetto dell’ospedale, gli alberi e tutto il resto. Sentiamo dalla sua viva voce cosa accade a questo punto:
“Andai su attraverso il soffitto come se non ci fosse stato niente. Ed era fantastico essere la fuori ed essere libera, non essere preoccupata di urtare alcunché, e sapere dove stavo andando perché ora vedevo. Sentii il fruscio di un vento che emise un suono così incredibilmente dolce che non posso descriverlo, ondeggiava dalle note più basse a quelle più alte. E mentre mi avvicinavo a questo posto, c’erano alberi e uccelli e un bel po’ di persone in giro, ma erano tutte, come dire, fatte di luce, e le potevo vedere, ed era incredibile, davvero bellissimo, ed ero sopraffatta da quell’esperienza perché non riuscivo a immaginare che tipo di luce era. È tuttora qualcosa di commovente ogni volta che ne parlo, perché c’è stato un punto in cui possedevo ogni tipo di conoscenza, tutta quella che volevo.”

Andando avanti Vicki si accorge di riconoscere quelle persone fatte di luce che le sono venute incontro. Erano morte prima di lei. Tra cui Debby e Diana che erano delle compagne di scuola cieche di Vicki, morte cinque anni prima, rispettivamente all’età di undici e sei anni.

In vita , erano gravemente ritardate oltre che cieche, ma lì invece apparivano luminose e belle, in salute e molto vivaci. Non erano più bambine, ma in piena adolescenza.
C’erano poi due signori anziani che Vicki aveva conosciuto da bambina e che erano morti anni prima, infine, c’era anche la nonna di Vicki, che ha praticamente cresciuto Vicki e che era morta due anni prima di questo incidente. Sua nonna, nonostante fosse più lontana da lei rispetto alle altre persone, avrebbe provato ad abbracciarla.
Questa NDE si conclude con il ritorno forzato di Vichy nel corpo e nel mondo:” E dopo fui rimandata indietro nel mio corpo e fu estremamente doloroso e brutto e mi ricordo di aver percepito una forte sensazione di malessere.”
È evidente che la storia anche clinica di Vicki da sola fa crollare tutte le teorie e dogmi materialisti che liquidano le NDE come allucinazioni prodotte dal cervello. Infatti Vicki  non ha visto allucinazioni ma la realtà verificabile.
Com’è possibile che una persona che è nata cieca perché le mancano letteralmente i presupposti fisici e cerebrali per vedere, durante il coma, per la prima volta nella vita abbia potuto vedere perfettamente se stessa e le persone vicino, e quello che accadeva… e che tutto ciò sia stato da lei osservato da una posizione esterna dal suo corpo e senza l’uso degli organi sensoriali?
La medicina non è in grado di dare alcuna spiegazione di un tale fenomeno e l’unica razionalmente, e direi scientificamente, accettabile, è quella che riconosce la sopravvivenza della coscienza fuori dal corpo, e il mantenimento addirittura potenziato di tutte le capacità intellettive e sensoriali dell’individuo fuori dal corpo stesso! Non è forse questa la prova scientifica dell’esistenza dell’anima? Ma c’è di più:
Se è appurato, come è incontestabile, che Vicki ha effettivamente visto quello che accadeva in quell’ospedale, riferendolo con esattezza, descrivendo le persone che aveva visto successivamente, parlandone con precisione, erano reali, sia pure di un’altra realtà, di tipo spirituale.
Ciò conferma che c’è una realtà superiore, oltre la realtà terrena e oltre la vita terrena. Una realtà non sottoposta alle leggi dello spazio tempo, né alle sofferenze e ai duri limiti dell’esistenza terrena.

Tornati dall’aldila’ – Antonio Socci

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