PERCHE' NON VEDEVO GLI ANGELI

PERCHE’ NON VEDEVO GLI ANGELI

In ANGELI STORIE E TESTIMONIANZE ANGELICHE by Daniela A.R. Comments

PERCHE’ NON VEDEVO GLI ANGELI

La mia prozia Rose era una sensitiva e mia nonna, mia madre e mio fratello avevano tutti ricevuto il dono: potevano vedere e sentire ciò che a me era precluso.: gli Angeli e gli spiriti.
Volevo vedere anch’io qualcosa di mistico e di magico in modo da ispirare o confortare altri con le mie visioni. Ma sebbene mi sforzassi con tutte le mie forze, era come sbattere la testa contro un muro di mattoni. Non vedevo e non sentivo assolutamente nulla. Poiché mia madre era una consulente psichica che ha sempre visto e sentito angeli per tutta la vita, personalmente non ho mai dubitato della presenza al mio fianco di questi aiutanti celesti. Ma non potevo contare su nessuna prova personale, ma soltanto su aneddoti raccontati da chi amavo e di cui mi fidavo. L’assenza di testimonianze dirette, tuttavia, non m’impediva di credere che questi esseri celesti ci osservavano dall’altra parte e che ognuno di noi possedeva un Angelo custode che ci accompagna nel percorso della nostra vita. Il mio primo approccio fu quello di studiare, imparare e raccogliere informazioni. Dedicai gran parte della mia adolescenza, fino ai vent’anni, a leggere ogni libro che trovavo su angeli, percezioni extrasensoriali, arti magiche paranormali.

Diventai una sorta di enciclopedia ambulante del mondo medianico e sfruttai tutte le mie conoscenze per fornire sedute di numerologia nelle fiere del paranormale. Successivamente, quando riuscì a entrare all’Università, impressionai gli amici e persino il professore con la mia dettagliata conoscenza delle questioni esoteriche…ma nonostante tutto mi rendevo assolutamente conto di non possedere alcun intuito particolare in tal senso. Non avevo ereditato il dono. Non vedevo gli Angeli! Per il decennio successivo continuai a sforzarmi di vedere, sentire e percepire gli Angeli. A volte intravedevo qualche miglioramento, mi sentivo vicino alla meta, ma ogni passo avanti ne facevo quattro indietro. Ricordo episodi di grande disillusione sconforto, in particolare dopo la morte di mia madre. Avevo 25 anni quando mia madre morì e fino ad allora non avevo mai saputo cosa significasse perdere una persona cara. Prima che mia madre morisse, pur non progredendo in alcun modo nel mio tentativo di vedere o sentire Angeli o spiriti, non avevo mai smesso di credere che la vita dopo la morte fosse una realtà. Quando mia madre morì il dolore che provai fu acuto, straziante. Per me era di questo mondo. Avrei dato qualsiasi cosa per ricevere un segno che lei non se ne era andata lontano e che invece era ancora lì vicino a me, ma non accadde! Maledicevo la mia incapacità di vederla, di percepire la sua presenza. Mi sentivo più che mai una fallita. Perché non la vedevo? Perché gli Angeli non si rivelavano a me nel momento in cui avevo maggior necessità di vederli? Per la prima volta mettevo in dubbio me stessa e la mia filosofi personale. Forse oltre alla dimensione terrena non esisteva nulla? Forse gli angeli semplicemente non esistevano? Ero esperta in tutte le questioni spirituali, ma l’affrontare di persona la perdita di una persona cara mi fece capire quanto fossi tremendamente mal preparata a gestire l’esperienza della morte. Nelle prime ore, nei primi giorni e nelle prime settimane dopo la morte di mia madre mi rifugiai nelle mie convinzioni e in ciò che mi era stato insegnato. Dissi a me stessa che ora lei era in pace ,che stava entrando nella fase più entusiasmante della sua esistenza. Dopo tutte quelle ore passate a chiacchierare insieme a lei della sua fede nell’aldilà mia madre era finalmente in paradiso. Anziché affliggermi, capii che avrei dovuto celebrare la sua vita. Perciò al funerale sorrisi e salutai con un cenno della mano la bara. Non versai una lacrima, perché pensavo che così avrebbe voluto che facessi. Avrebbe desiderato che gioissi della sua promozione. Dopo il funerale fui molto impegnata a sistemare tutte le sue cose, a donare vestiti in beneficenza e a decidere cosa conservare e cosa suddividere tra me e mio fratello. Alla fine le scelsi di tenere solo una manciata di piccoli oggetti a lei cari. Dissi a me stessa che non avevo bisogno di oggetti che me la ricordassero. Nel mio cuore lei era ancora viva. Misi quel poco che avevo selezionato in una scatola che riposi sotto il letto. Nei mesi e negli anni che seguirono cominciai a provare uno strano impulso per me incomprensibile. Piangevo quando gli altri ridevano e ridevo quando gli altri piangevano. Mi scoprivo a dire cose senza senso, spesso confondevo giorni della settimana o cominciavo una frase per dimenticare subito quello che volevo dire. A poco a poco, mi accorsi che il mondo intorno a me non aveva più senso. Mi ritrovai a estrarre da sotto il letto la scatola contenente le cose della mamma. Le prendevo tutte e le sistemavo in cerchio intorno a me. Non ne comprendevo il motivo, ma provavo questo travolgente bisogno di vedere e di toccare qualche suo ricordo: una fotografia, una lettera, i suoi occhiali, o qualsiasi cosa che la facesse sembrare viva ancora una volta. Venni sopraffatta da tutto il dolore della mia perdita. Piansi come mai prima di allora ,mentre il brutale, sproporzionato impatto della morte di mia madre s’impossessava della mia vita. Lei se n’era andata per sempre. Non desideravo altro che avere da lei un minuscolo segno che mi era ancora vicina, qualche briciola di gentile e salutare conforto, una rassicurazione proveniente dall’aldilà. Invece, solo silenzio. Alla fine mi lasciai vincere dalla depressione, era come cadere o precipitare in un buco nero senza fine ma con una lentezza esasperante. Non potevo tornare indietro né uscirne è l’unica cosa che esisteva nella mia vita era l’oscurità. Mi mancavano le forze. In qualche modo, la maggior parte dei giorni  riuscivo ad alzarmi e andare al lavoro. Quando ero in compagnia riuscivo a nascondere il mio dolore. Ma poi c’erano quei giorni in cui proprio non ce la facevo. Mi davo malata con qualche debole scusa e restavo a casa senza riuscire a fare nulla. Non guardavo la televisione e nemmeno leggevo, me ne stavo seduta in camera a fissare la sveglia, chiedendomi come mai le lancette sembravano non muoversi mai. Dopo alcuni mesi di questa vita, cominciai a sentirmi come se il mio spirito si stesse seccando, stesse marcendo. Sicuramente volevo stare meglio, ma non ci riuscivo. Poi, finalmente una notte mia madre venne a trovarmi, non in forma di spirito, ma in sogno: La sognai che entrava nella mia camera da letto, si accomodava sulla sedia e cominciava a pulire e a piegare vestiti, a riporre libri e riviste al loro posto. Nel sogno ero sdraiata a letto, ma la mamma non sembrava accorgersi di me. Era in salute, felice vitale, completamente diversa da come era stata negli ultimi sei mesi di vita, quando il cancro la stava distruggendo. Fu un sogno talmente realistico che quando mi svegliai per un breve e confortante momento ,credetti veramente che non fosse morta e che da un momento all’altro avrebbe bussato alla porta per dirmi che sotto mi aspettava una tazza di tè. Naturalmente non la sentì bussare e ben presto il dolore e la disperazione tornarono a inghiottirmi. Sognare la mamma per quanto confortante non mi bastava. Volevo di più. Volevo sentire da lei parole d’incoraggiamento. Avevo bisogno di qualcosa di tangibile, di reale, non di vago e facilmente spiegabile da psicologi e medici, come il prodotto della mia mente afflitta! Al momento non lo capii, ma il sogno fu effettivamente un dono dall’aldilà. Fu il primo di molti altri simili, ognuno dei quali, senza che me ne rendessi conto, mi forniva piccole dosi di conforto e la forza necessaria per fare qualcosa di positivo per me stessa, anche se si trattava solo di lavarsi i capelli o uscire a fare una camminata di buon passo. Dopo l’inizio dei sogni sulla mamma, cominciai lentamente, ma costantemente, a cambiare atteggiamento. Col tempo, trovai il coraggio di contattare il mio medico, di chiedere aiuto e di andare avanti nella mia vita.

Svariati anni dopo, ormai vicina alla quarantina ,ero convinta che non esistessero risposte immediate, e che spesso in questa vita ricevessimo  ciò di cui avevamo bisogno e non quello che volevamo. Fu solo a quel punto che gli Angeli cominciarono a rivelarsi. Tutto ebbe inizio quando mia madre stabilì con me un contatto tangibile. Avevo smesso di desiderare e persino di sperare in un incontro reale, quando, inaspettatamente, la mamma venne da me in una visione notturna. Fu qualcosa di completamente diverso da tutti i sogni che avevo fatto su di lei in precedenza, ed ebbi la netta sensazione che la mia esperienza fosse reale. Nella visione ero addormentata e al contempo vigile, per la prima volta dalla sua morte, mia madre si rivolse a me direttamente. Era conscia della mia presenza. Io la vedevo e lei vedeva me. Potevo toccarla. Mi disse che vegliava su di me e mi consigliava di prendere la strada giusta. Quando mi svegliai il mattino dopo fu come se mi fossi tolto un peso dalle spalle. Mi aveva fatto visita e mi aveva trasmesso un messaggio. E aveva portato con sé anche i miei Angeli. All’inizio pensai che mia madre volesse semplicemente ricordarmi di seguire il mio cuore e di essere coerente come stessa, come aveva sempre fatto da viva, ma il giorno seguente le cose presero un verso sorprendente e la mia vita cambiò per sempre. Mi trovavo in un incrocio trafficato, infuriata perché bloccata dietro due camion che, come me, dovevano svoltare a sinistra, quando lei si manifestò di nuovo! Questa volta udii la sua voce che mi chiamava. Non la vedevo, ma sentivo talmente forte la sua presenza dentro al mio corpo e al mio essere da non aver bisogno dei cinque sensi per sapere che era lei e che era lì di nuovo. Come nella visione notturna, mi disse di prendere la strada giusta. Senza esitare, e senza capire realmente perché, decisi di cambiare percorso e girare a destra. In seguito quella sera, quando mi sintonizzai su un notiziario locale, il cuore mi si raggelò. Se avessi svoltato a sinistra, sarei rimasta quasi certamente coinvolta nell’incidente tra i due camion dietro ai quali mi ero trovata bloccata e le due auto che li seguivano. Nello scontro erano morte tre persone, e dunque quel giorno la voce di mia madre mi aveva salvato la vita. Avevo da tempo rinunciato ad avere la prova di una vita dopo la morte, e ora mia madre me l’aveva fornita attraverso una visione notturna e un’improvvisa intuizione. Finalmente vedevo e sentivo gli Angeli, ma non nella maniera che mi aspettavo. Non ci volle molto dopo la svolta per capire che era tutta la vita che i doni provenienti dal mondo degli spiriti giungevano a me per mezzo di sogni, intuizioni e le coincidenze. Semplicemente non riuscivo a vederli perciò che erano in realtà. Accade molto raramente di vedere gli angeli con tanto di ali e aureola, la maggior parte di noi li percepisce in maniera più sottile, ma non per questo meno spettacolare. Mia madre mi dava il più grande dono spirituale, il dono della consapevolezza. Risoluta e ostinata come ero, avevo dovuto mettere in dubbio la mia fede per aprire gli occhi e ritrovarla. Avevo pensato che il mio nemico fosse la depressione e che la risposta fosse scuotermela di dosso per riportare la normalità nella mia vita, ma questo era proprio quello che gli angeli mi impedivano di fare. Era necessaria una trasformazione, per forza. Avevo bisogno di piangere adeguatamente la perdita di mia madre. Avevo bisogno di mettere in dubbio tutto ciò che mi era stato insegnato a credere in modo che, se avessi deciso di avere fede negli angeli, non l’avrei fatto perché indotta da altri, o perché avevo ottenuto la cosiddetta prova della loro esistenza, ma solo perché il mio cuore mi diceva di farlo. Dovevo smettere di tentare di imitare o compiacere gli altri e di cercare le risposte fuori da me stessa. Avevo bisogno di guardare nelle buie profondità del mio animo e scoprire una ritrovata me stessa, una nuova percezione del mio io. Per tutti quegli anni avevo creduto di non poter vedere gli angeli, che invece erano sempre stati intorno a me! Semplicemente ero io che non capivo! E i motivi per cui osservavo il mondo attraverso un vetro scuro erano un esagerato senso della mia stessa importanza, unita ad una notevole dose di impazienza e timore. Egoismo e rigidità di pensiero perciò che significa essere dotati di poteri psichici, avevano limitato ogni mio progresso e mi avevano impedito di vedere aldilà dei miei stessi pregiudizi. Nel mio cuore non c’era posto per gli Angeli, tutto qui. Mi aspettavo che le facoltà psichiche fossero come un interruttore che potevo facilmente accendere una volta ottenute le informazioni giuste o apprese le tecniche corrette. Non avevo compreso che lo sviluppo psichico in  realtà concerne una crescita personale completa, che raramente avviene da un giorno all’altro. Imparare a fidarsi dei propri istinti e scoprire dentro di sé il coraggio, la pazienza e l’umiltà è un processo lunghissimo che richiede del tempo e dell’esperienza di vita. Significa anche imparare ad amare se stessi incondizionatamente e ad abbandonare ogni timore, paura di essere inadeguati, di sembrare strani, di non soddisfare le aspettative e, soprattutto, paura di quello che sogni, presentimenti e sensazioni possono dire di noi stessi. Se non avessi capito che paura e insicurezza ostacolavano il mio progredire, non sarei mai stata in grado di capire e interpretare le mie esperienze angeliche. Era necessario che mi fidassi dei miei Angeli e consentissi loro di guidarmi in questa vita e in quella successiva. Dovevo capire che per chi accetta l’esistenza dei miracoli grazie ad una mentalità aperta, gli Angeli si trovano costantemente intorno. Sono soltanto irraggiungibili, in una dimensione parallela. Ma li possiamo sentire percepire in innumerevoli maniere, sia invisibili sia visibili. In rare occasioni essi potrebbero apparire nella forma tradizionale, con tanto di aureola, ali e immersi in una luce accecante, o attraverso gli spiriti dei nostri cari trapassati, ma nella maggior parte dei casi, compreso il mio, è molto più probabile che si manifestino sotto forma di un pensiero, una sensazione, un sogno, un sussurro, una coincidenza, una piuma bianca o altri sorprendenti segni. Potrebbero anche parlarci mediante i bambini, gli uccelli o gli animali piuttosto che con un refolo d’aria, una tenera carezza, una canzone alla radio, una lettura illuminante, un profumo misterioso, o per mezzo di altri esseri umani da loro consciamente o inconsciamente guidati verso una dimensione spirituale. Per chi possiede la giusta consapevolezza sensoriale, le possibilità sono infinite. Oltre imparare a cogliere le differenti modalità in cui gli Angeli mi apparivano, dovevo superare l’errata convinzione che, riuscendo a vederli, tutti i problemi della mia vita sarebbero svaniti. Il tempo, l’esperienza e le lacrime versate sui miei cari scomparsi mi hanno insegnato che nulla è più lontano dalla verità. Gli angeli NON sono tra noi per eliminare le tragedie, ingiustizie, dolori e violenza dal mondo, sono qui per ricordarci che bontà e amore esistono in noi e oltre noi.

Se scegliamo di percorrere la strada della luce anziché quella delle tenebre, questa bontà e questo amore superano di gran lunga la sofferenza e la disperazione che ci circonda.

(Theresa Cheung-C’è un Angelo accanto a te)

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