BAMBINI RICORDANO IL LORO LEGAME CON LA SORGENTE

BAMBINI RICORDANO IL LORO LEGAME CON LA SORGENTE

In ANGELI STORIE E TESTIMONIANZE ANGELICHE by Daniela A.R. Comments

BAMBINI RICORDANO IL LORO LEGAME CON LA SORGENTE

Ogni bambino nasce genio, ma il corso della vita lo depotenzia. Ogni bambino viene al mondo nella condizione di perfezione. I nuovi arrivati lo sono solo nella forma, perché la loro vera essenza non è altro che una piccola parte di quella coscienza universale che chiamiamo in molti modi, fra cui il nome più comune è Dio. Prima di venire esposti a tutti gli insegnamenti che acuiscono i loro limiti, questi sono una risorsa grandiosa di saggezza e ispirazione. Ora leggerete molti resoconti di bambini piccoli che esprimono i loro ricordi di un legame alla sorgente del loro essere, prima che giungessero tra noi. Spesso noi adulti consideriamo le loro espressioni come semplice ingenuità, ma la realtà è che non sono ancora stati ipnotizzati da alcuna nozione di limite. Dichiarano in modo preciso ciò che per loro è la verità: si disinteressano totalmente da ciò che possono credere gli altri, non si curano minimamente se quello che dicono è in disaccordo con ciò che è considerato il sapere comune. È come se, per un breve momento, non percepissero la realtà terrena che li circonda, ma piuttosto una meravigliosa consapevolezza della loro natura infinita che esprimono in completa e libera spontaneità.

“A due anni, mia figlia era già una bambina un po’ particolare. Per esempio, possedeva già un vocabolario straordinariamente ricco per la sua età. Un giorno eravamo sedute al tavolo della cucina mentre ripetevo le mie cantilene buddiste tibetane. Lei ascoltava con molta attenzione, in piedi sulla sedia, molto interessata. Le chiesi: “Tatiana, ti piace questo canto?” Rispose: “Non è un canto Mami, è un Portale di Luce”. Non lo dimenticherò mai! Crescendo, Tatiana non ha cessato di essere straordinaria, sebbene fosse socialmente impacciata, risultato di un’intelligenza fuori dal comune. Tuttavia a molte difficoltà perché affetta da disturbo bipolare. Spesso mi chiedo se le sue allucinazioni uditive non siano dovute in realtà al fatto che sia in sintonia con quella sfera che la maggior parte di noi non è in grado di percepire.”

Seconda testimonianza.
“Ero in visita da mia zia (non abbiamo legami di sangue, ma è come se lo fosse) con i miei due piccoli. Sua madre (che io chiamavo nonna) morì quando avevo dieci anni e da quel momento ho sempre voluto chiamare mia figlia con il suo nome. Beh, eravamo da lei quando mia figlia, che allora aveva tre o quattro anni, disse: “Mamma, quando avrò una bambina la voglio chiamare Mariana”. Non conosceva il nome della nonna perché non glielo avevamo mai detto, quindi immaginate lo stupore. Ora ha sei anni e vediamo in lei un’anima amica, che ci dà pace, e un Angelo.

Terza testimonianza
“Eravamo in macchina e all’improvviso mio figlio Chris, di cinque anni, disse: “ma, sai che ho vissuto più vite di te? Non ti fa ridere che adesso tu sei mia mamma?”. Quando aveva tre anni parlava sempre di Dio e degli angeli e li vedevo ovunque. Una volta mi disse anche che nella casa di Dio i frutti sugli alberi sono molto più gustosi. Tre anni fa persi all’improvviso mia sorella e lui non ricorda niente di lei. Di recente gli dissi che avevo una sorella che adesso è diventato un Angelo di Dio. Immediatamente chiuse gli occhi e disse che era un po’ strano, perché aveva sembianze umane in un cielo di color viola, mentre di solito gli angeli hanno un aspetto molto diverso e fanno un certo fruscio.
Una volta mi scivolò un piatto dalle mani. Cercai di prenderlo al volo, ma lo feci solo rimbalzare e quasi mi colpì in faccia prima di infrangersi a terra. Mio figlio stava osservando la scena e disse: “Dio ha controllato il piatto con la mente e chi ha salvato perché sei una brava persona”.

Quarta testimonianza.
“I miei bambini di 5 e 7 anni parlano spesso di quando erano “nella pancia di mamma”. Poco tempo fa il maschio chiese a sua sorella: “Guardavi la tv quand’eri nella pancia di mamma?”. Mia figlia disse di no e Noah rispose: “Beh, io sì”. Allora gli chiesi se mi avesse vista quando era nella pancia e lui rispose: “No, ma immaginavo come saresti stata”. E io: “E sono come ti immaginavi?”. Al che rispose: “No, sei molto più bella di come immaginavo”.

Quinta testimonianza:
Maria è figlia unica e ha iniziato a parlare molto presto. Quando aveva tre anni, una mattina eravamo di corsa perché dovevo accompagnarla all’asilo prima di andare al lavoro, restammo coinvolte in un brutto incidente: il minivan che guidavo si capovolse sulla statale e vi rimanemmo intrappolate. Sicuramente fummo assistite da qualche buon samaritano piovuto dal cielo, perché Maria rimase completamente illesa e io ebbi bisogno solo di qualche punto di sutura. Per fortuna nessun altro rimase coinvolto. Quando arrivò la polizia, la prima cosa che mi disse l’agente fu: “Non riesco a credere che non ci siano stati feriti. Siete state molto fortunate”.
Il mese successivo, mentre addobbavamo la casa in vista del Natale, trovai il presepe, che allestì con l’aiuto di Maria. Mentre ci passavamo e ci sistemavamo le statuine, le spiegavo ruoli e significati (fino ad allora io e mio marito non l’avevamo voluta introdurre al cattolicesimo, pur essendo noi praticanti). Quando arrivammo al bambino Gesù, Maria chiese: “Quello è Gesù bambino?”. Gli risposi di sì e lei continuò: “Ah… Lo sai che è stato lui a salvarci dall’incidente?”.
Rimasi spiazzata, ma le dissi che anch’io pensavo la stessa cosa. Poi, però, le chiesi come faceva a saperlo (ripeto: non era mai stata in chiesa, né le avevamo mai spiegato la religione).
Disse: “Me lo ha detto suo padre”. Allora le chiesi quando lo aveva incontrato, e lei replicò decisa: “Oh, no, non lo incontrato. Mi parla nella testa quando vado a dormire la sera. Suo padre mi ha spiegato che non devo mai avere paura perché Gesù mi proteggerà sempre”. A questo punto ero scioccata. Ma pensavo ancora che, sicuramente, doveva aver sentito qualche discorso all’asilo o forse la sua maestra ne aveva discusso in classe. Tuttavia, quando chiesi ai suoi insegnanti mi risposero che, a causa delle diverse confessioni presenti in aula, in quell’istituto erano molto attenti a evitare ogni riferimento religioso e, tanto meno, a parlare dell’argomento.

Sesta testimonianza.
“Quando mia nipote Enrica aveva quattro anni, una volta ci stavamo godendo l’aria aperta sedute fuori dalla mia vecchia casa di campagna. All’improvviso saltò sulla sedia, fece qualche passo, mi guardò e stringendosi le manine confessò: “Devo dirti una cosa.” Si guardò alle spalle circospetta, poi si rivolse nuovamente a me e continuò: “Abbiamo tutti la stessa mamma. Tua madre aveva una madre che aveva una madre, che aveva una madre… Finché non c’è una sola mamma”. Volevo interromperla per correre a prendere carta e penna, ma sapevo che avrei rovinato quel momento quasi sacro e così ascoltai e basta. Alla fine di ogni pensiero faceva una pausa, si guardava indietro per una decina di secondi, poi tornava a parlarmi. Disse che, se avesse bussato alla porta di uno sconosciuto, questi non l’avrebbe fatta entrare, senza capire che siamo tutti uguali e non ci sono sconosciuti. Altra pausa. Sguardo. E ancora: “Dio ha creato il mondo e tutto quello che c’è al mondo”. Concluse con: “Lui sa cosa c’è dopo”. Poi si sedette di nuovo vicino a me e capii che per la nostra famiglia lei è un dono prezioso.

Settima testimonianza:
“Ero con mio figlio Antonio di tre anni in autostrada e lui guardava fuori dal finestrino. Era seduto davanti (non era ancora obbligatorio che bambini stessero sui sedili posteriori) e mormorava qualcosa, apparentemente alle nuvole.
“Cosa stai dicendo? Non sento” chiesi.
“Non sto parlando con te.”
“E con chi parli?”.
“Con Gesù.” Ora, voglio chiarire subito che non avevo mai insegnato nulla a mio figlio di Gesù. Sono credente, ma non gli avevo mai fatto alcun lavaggio del cervello. Per questo motivo mi sembrò davvero strana la sua uscita. “E lui ti risponde?” Chiesi timidamente.
“Sì.”
“Cosa dice?”
“Dice che ha creato le nuvole.”
“Perché è sempre così infelice?”
“Perché prima ero con lui, mentre adesso mi parla e basta.”
Un mese dopo eravamo insieme su un placido fiume a divertirci nell’acqua con i canotti quando ci trovammo in un angolo incantevole e mio figlio saltò su, tutto eccitato, e disse: “E’ stato il papà di Gesù a disegnare queste montagne!”
Ormai ero abituato a sentirlo parlare di Gesù, ma ogni volta era comunque una sorpresa perché emergevano sempre particolari diversi. Chiesi: “il papà di Gesù? Intendi Giuseppe?” Antonio si corrucciò, scosse la testa e disse: “No, l’altro suo papà. Ha disegnato queste montagne. L’ho visto farlo prima di venire a stare con te”. E quello non fu l’unico shock della giornata. Ridi scendemmo in canoa  il fiume altre due volte e, sebbene lui fosse praticamente addormentato, ogni volta che passavamo da quel luogo particolare lui si alzava e ripeteva parola per parola lo stesso messaggio.
Incuriosita dalla sua insistenza su Gesù, lo portai in una libreria specializzata dove trovammo in vendita una miriade di cartoline con diverse raffigurazioni di Cristo e di altre figure bibliche. Pensai di comprargliene una, se l’avesse voluta. E infatti la voleva, ma dopo aver controllato tutto il vasto assortimento, ne trovò a stento una di suo gradimento. Lui sapeva come è fatto Gesù e aveva rovistato finché non aveva trovato l’immagine esatta che cercava. Oggi ha ventiquattro anni e conserva ancora con amore quell’icona.

Ottava testimonianza.
“Di recente mia figlia di due anni e mezzo è stata molto male a causa di un virus intestinale. Siamo state da diversi dottori e a un certo punto dovettero metterle un catetere, operazione dolorosa che le risultò traumatica. Nel tentativo di confortarla, le raccontai che quando ero piccola anch’io ero stata molto malata una volta: dovetti passare un po’ di tempo in ospedale, punzecchiata e pungolata, e mi sentii veramente a disagio. Mi guardò e disse: “Io ero lì con te”.
“Cosa significa che eri con me?”.
“C’ero e ti tenevo la mano per aiutarti a stare meglio.”
Da allora ha accennato altre volte al fatto di avermi tenuto la mano quando ero una bambina nei momenti di bisogno. L’ho sempre chiamata “il mio angelo”, ma non avrei mai pensato che potesse avere un significato letterale.

 

Wayne W Dyer  – Ricordi dal Paradiso

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