IL SUO RITORNO – Storie vere

La comunicazione tra anime affini non ha bisogno di parole. Quando due cuori sono uniti da un legame profondo, spirituale, fatto di amore e fede, tutto ciò che è superfluo svanisce. Le parole diventano simboli, i silenzi diventano comprensione, e anche la distanza, il tempo e la morte perdono significato.

Io e la mia amica Rose condividevamo un linguaggio nostro, fatto di cenni, di sillabe spezzate, di frasi lasciate a metà, e di quei buffi “ah-ah” che solo noi sapevamo interpretare. Bastava poco per capirci, al punto che i nostri figli ne restavano perplessi. Il nostro era un contatto che andava oltre lo spazio e il tempo, un filo sottile ma indistruttibile.

Quando le forze di Rose iniziarono a venire meno, quando la malattia si fece inarrestabile, andai da lei ogni giorno. Restavo al suo fianco in ospedale, osservandola lottare con dignità e silenzio, spesso sotto l’effetto di forti sedativi. Una sera, mi sedetti sul davanzale della sua stanza a pregare, a ricordare, a lasciar fluire le emozioni. Erano passati venticinque anni dalla nascita della nostra amicizia. Avevamo vissuto tanto insieme: gli alti e bassi dei nostri primi matrimoni, le difficoltà economiche, i sogni condivisi, le confidenze sussurrate tra una tazza di caffè e una lacrima nascosta.

C’eravamo sostenute a vicenda in mille modi: scambiandoci i ruoli da mamme, colorando insieme gli album natalizi delle nostre bambine, andando a fare shopping nei giorni buoni, mangiando un gelato in macchina per rubare un attimo di tregua alla frenesia della vita. Eravamo state sorelle nell’anima.

Ora, affrontavamo la nostra ultima battaglia insieme. Una battaglia impari, che nessuna delle due poteva vincere. Guardai Rose, immobile nel letto d’ospedale, e pregai. Pregai perché il suo passaggio fosse lieve, sereno, pieno di luce. Il medico disse che era vicina alla fine, ma nessuno sapeva quando sarebbe successo. Le lacrime mi colmarono gli occhi mentre la vita lasciava lentamente il suo corpo.

Mi avvicinai al suo capezzale per sussurrarle quanto la sua amicizia avesse significato per me. Poi, seguendo un impulso misterioso, tornai alla finestra. Fu allora che accadde.

In quella stanza, avvolta nel silenzio rotto solo dal sussurro della televisione, sentii una voce chiara pronunciare il mio nome. Era la sua voce. Quella di anni prima, piena di vita. Mi voltai di scatto verso il letto, ma Rose era ancora in coma. Nessuno degli altri presenti sembrava aver sentito nulla. Rimasi impietrita, lucida, consapevole. Non era un’allucinazione. Era qualcosa di diverso.

E poi… poi vidi. Davanti ai miei occhi, una figura bianca, evanescente, si sollevò lentamente dal corpo di Rose. Fluttuò dolcemente verso il soffitto, attraversando la stanza in un silenzio irreale, prima di dissolversi in un angolo. Cercai di razionalizzare: forse i fari di un’auto? Ma davanti alla finestra c’era solo un muro di mattoni. Nessuna strada, nessuna luce.

Pochi minuti dopo, Rose lasciò questo mondo. Ma io so che ciò che vidi fu la sua anima, il suo spirito che ritornava alla Luce.

Un anno dopo, la conferma arrivò da chi meno mi aspettavo: mio figlio. Vittima di un grave incidente in moto, fu portato d’urgenza in ospedale. Quando lo raggiunsi, sconvolta e tremante, mi raccontò con le lacrime agli occhi:

“Mamma… Rose è venuta da me. Quando ero steso sull’asfalto, prima che arrivasse l’ambulanza. Mi ha tenuto la testa tra le mani, mi ha guardato, e mi ha detto che tutto sarebbe andato bene…”

E tutto, in effetti, andò bene. Guarì completamente.

Da quel giorno, non ho mai più dubitato: la nostra connessione non è mai cessata. Rose è tornata. E continua a tornare. Per amore. Per fede. Perché quando due anime sono unite da qualcosa di sacro, nulla può davvero separarle.

Quando il cuore sa, non c’è bisogno di spiegazioni.

Ci sono verità che solo l’anima riconosce. E in quella verità… io e Rose siamo ancora insieme.


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