Gli animali hanno un Anima

Gli animali hanno un Anima e vanno in Paradiso

In GLI ANIMALI HANNO UN ANIMA by Daniela A.R. Comments

Gli animali hanno un Anima… e vanno in Paradiso…

Era il 29 settembre 1989. Lo ricordo benissimo perché ero tornata a casa dal lavoro molto provata. Oltre alla stanchezza per i numerosi impegni, un mio collaboratore era stato ricoverato con una sindrome che lasciava poco ben sperare e la cosa mi aveva lasciato confusa e addolorata. Andrea e Vanessa erano in camera con un batuffolo di pelo rosso in mano che, a stento, riuscivano a trattenere. Ridevano i miei ragazzi cercando di nasconderlo fra le coperte del letto.
“Un gatto in casa? Non se ne parla nemmeno. Portatelo via subito”. Ricordavo di avere cambiato da poco tende e tappezzeria, dopo che era scomparso e finito non so dove, un altro esemplare della specie che, un mattino, dopo la notte passata in giardino non aveva fatto ritorno. Tutto sommato mi ero affezionata a quella presenza, come al criceto, agli uccellini, alle tartarughe, al pesce rosso e, poiché uno alla volta se n’erano andati tutti, lasciando in me una naturale amarezza, avevo giurato a me stessa : ” Mai più bestie in casa!!”. Invece non c’era stato nulla da fare. Andrea diceva che quel pallottolino gli si era attaccato ai calzoni mentre passava per una strada dove era stato abbandonato e che era stato proprio lui a sceglierlo. Così dovetti abituarmi al nuovo giro: tende da rifare, poltrone sdrucite, tappeti e moquette da ripiegare. A dire il vero ci provai a trovargli un padrone, ma Andrea, appena lo seppe, se l’andò a riprendere.

Lo chiamavano Pub Music, i miei ragazzi, o anche Pelo Rosso,Mix, e in tanti altri nomi, giocando con lui, che, sembrava aver trovato il suo ambiente ideale. A dire il vero sapeva comportarsi bene: non sporcava in casa, era regale e rispettoso a un tempo, ma quando vedeva Andrea impazziva!! Facevano corse, si rotolavano sul pavimento, saltavano di qua e di là. La sera Mix scendeva in giardino e risaliva il mattino. Quando mi affacciavo alla finestra e tiravo su la tapparella lo vedevo di sotto con gli occhioni verdi spalancati:” Meo meo meo”. Scendevo le scale e lo portavo su. Ormai mi ero rassegnata a quell’intruso, come avevo fatto le altre volte. Così Mix divenne il compagno di tutti. Ogni sera al cancello aspettava i suoi padroni: prima arrivava Elena dal lavoro e saliva le scale con lei, poi tornava sotto con Andrea e con lui andava in fondo al viottolo, dove c’erano i ragazzi della compagnia, e si strusciava sulle gambe di tutti.

Era diventato il boss dei paraggi ormai: un bel gattone rosso. Tutti conoscevano il gatto di Andrea e lui sapeva farsi rispettare e accarezzare da coloro che si fidava. Poi Elena andò via di casa e Mix l’aspettò invano. Una sera, dopo diverso tempo, la vide arrivare e le corse incontro con tanta gioia che incespicava dappertutto e addirittura, mentre la seguiva, per l’emozione, se la fece addosso. Lei rideva e anch’io, a dire il vero, ero commossa nel vedere la capacità di ricordare e di sentire di una bestiola che, in fondo era pur sempre, forse, un animale” senz’anima”. Andrea era ancora in famiglia e ogni sera verso le 23, come un orologio, il gatto rosso si appostava sul cancello di casa e lo aspettava. Freddo, pioggia o neve non lo smuovevano; al suo arrivo, veniva di sopra con lui e andavano a letto insieme. Dormiva ai suoi piedi o intorno al suo collo. Era commovente vederli abbracciati. Non posso dimenticare quei quadretti da poster: un ragazzone bruno con un peluche intorno al viso, attorcigliato come una ciambella. Poi Andrea partì per il servizio militare e furono lunghi mesi di attesa: ogni sera ad aspettarlo al cancello, finché, un pomeriggio, mentre faceva la siesta sull’erba del prato, lo vide sopraggiungere dal viottolo in fondo. Arrivava dalla stazione il mio Andrea, in congedo per la sua prima licenza. Chi si accorse del suo arrivo fu proprio lui,Mix, che, con quattro balzi gli fu accanto e gli saltò addosso. Andrea rideva e lo accarezzava, così pure erano commossi gli altri ragazzi della compagnia, accorsi dal circondario, per aver saputo della sua venuta.

Andrea era partito con le scarpe da tennis, la maglietta e i jeans ed era tornato in divisa, ma Mix lo sentiva ugualmente come il suo solo padrone e amico e, in quel rapporto unico, c’erano tutti gli i loro giochi, le loro imprese, i loro complotti, il loro scambiarsi affettuosità esclusive. Così continuò la storia finché Andrea fu assegnato al corpo della scuola >Trasporti e Materiali> di Padova, ed essendo stato nominato ufficiale capo della regione nord-est, poteva tornare a casa a dormire tutte le sere. Dalle 23 alla mezzanotte, una palla di pelo rosso si appostava vicino al cancello di casa, ogni sera, attendendo l’arrivo del suo amico.

Ma una sera era il 5 dicembre 1991, Andrea non tornò a casa e Mix lo attese invano. Lo attese a non finire ,incurante del tempo e dell’avanzare degli anni, ogni sera alla stessa ora. I primi tempi, io, sempre di corsa e affannata per il mio dolore, non avevo altro luogo dove dare sfogo al mio pianto irrefrenabile che recarmi giù in garage e chiudermi dentro la macchina di Andrea, rimasta parcheggiata, per piangere liberamente accarezzando le sue cose.

Una sera a cui seguirono tante altre sere, mi accorsi che fuori dal garage venivano tre, 4,5 gattini al seguito di Mix e mi guardavano silenziosi. Così presi ad andare di sotto portando loro qualcosa da mangiare; ogni giorno, per tutti questi anni, la stessa cerimonia. Quelli del condominio cominciarono a vedermi un po’ come la mamma dei gatti, o meglio, a compatirmi per non avere più nessuno da accudire, se non quattro gatti randagi.Mix sapeva bene quale fosse la sua casa, ma difficilmente saliva le scale.

Viveva di sotto ormai, nel suo regno di gatti senza padrone e primeggiava su tutti. A volte lo sentivo giù nell’ingresso miagolare per tre volte, mentre saliva, e allora gli aprivo la porta e lui si accomodava sulla sedia della cucina dove rimaneva fino al mattino. Non andò più in camera, non salì più in mansarda, luogo dei giochi e delle capriole. Elena ci regalò un persiano bianco, ma Pelo rosso e Pelo bianco non amarono frequentarsi: uno stava lì sotto in giardino e uno di sopra. Sono passati otto anni da quella notte, e mai Mix ha cessato di attendere. Poi per lui c’è stato un rincrudirsi di episodi che, data la condizione in cui ha vissuto, sempre di sotto in giardino, l’hanno fatto ammalare, e così si è sfinito un po’ alla volta. Ha subito tre interventi e l’ho curato con ogni tipo di medicinali, cambiando anche medico, ma un giorno dello scorso settembre, prima di partire per un convegno, ho capito che non c’era più nulla da fare.

L’ho messo nella gabbia, mentre lui mi guardava con i suoi occhioni verdi e tristi, ormai tutto ossa, senza un lamento, e l’ho lasciato dal veterinario: “Faccia lei dottore quello che crede ma non mi chieda cosa deve fare. Mi telefoni fra qualche giorno se riuscirà a guarirlo, altrimenti non dica nulla, mi farò viva io!”. Passarono i giorni, ritornai da Cattolica e non ebbi il coraggio di telefonare. Capivo quel silenzio, ma speravo.

Poi, sabato 29 settembre, mentre eravamo alla messa, durante la comunione, alle cinque e mezza, sentii distintamente quell’inconfondibile “Meo meo meo” nell’ingresso dell’istituto. Gatti non ce n’erano in quel luogo e capii che qualcosa doveva essere avvenuto. Tornammo nel salone e mentre facevamo una registrazione, distintamente, si ripetè il miagolio! Non c’erano dubbi: un gatto, il mio pelo rosso, il gatto Mix di Andrea mi era accanto e non potendo esserci da vivo, voleva dirmi che in qualche modo mi aveva raggiunto.

L’avevo chiesto ad Andrea:” Aiutalo, prendilo con te, sono otto anni che ti aspetta ogni sera, è l’ultima cosa vivente che mi resta di te, figlio mio, ma non posso vederlo soffrire così”. Il lunedì successivo ho telefonato al medico:” Signora, sabato scorso mi sono deciso. Non c’era più niente da fare ormai. Soffriva e null’altro. Ho fatto in modo che si addormentasse per sempre, senza soffrire”.

“L’ho saputo dottore, l’ho saputo. Alle cinque e mezza vero?”. Ho sognato il gattoMix che faceva salti da un divano all’altro giocando insieme ad Andrea, e una grande pace è subentrata allo sconforto. Mi è caro pensare a una palla di pelo rosso che si rotola fra le nuvole, in braccio al mio Andrea, finalmente uniti, lassù in paradiso.

(Edda Cattani)

testo preso da : “Anche gli animali vanno in paradiso

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