UN ESSERE DI LUCE

UN ESSERE DI LUCE

In NDE ESPERIENZE DI PREMORTE by Daniela A.R. Comments

UN ESSERE DI LUCE

Decisero di operarmi il venerdì successivo. Lunedì sera dormì serenamente fino alla mattina successiva, quando mi svegliai presto tormentato da un forte dolore. Mi voltai a cercare una posizione più comoda, ma proprio in quel momento vidi una luce in un angolo della stanza subito sotto il soffitto.

Era come un globo di luce, non molto grande, direi tra i 35 e i 45 cm di diametro; e all’apparire di quella luce mi invase una sensazione. Era un senso di pace completa e di profonda calma. Vidi una mano tendersi verso di me dalla luce, e la luce disse: “ vieni con me voglio mostrarti qualcosa”. Immediatamente, senza alcuna esitazione, tesi la mano ed afferrai quella che mi veniva porta. Ebbi allora l’impressione di venir sollevato e di lasciare il mio corpo, e mi volsi e vidi il mio corpo che giaceva sul letto mentre io salivo verso il soffitto. Nel momento in cui uscivo dal corpo presi la stessa forma che aveva la luce. Non era un corpo, ma una nuvola di fumo o vapore, la forma che io assunsi era però colorata.

C’era dell’arancione, del giallo e un colore che non distinguevo bene, una tinta sul blu. La mia nuova forma spirituale non aveva una sagoma precisa, era più o meno circolare, ma aveva anche qualcosa che io chiamo una mano. Lo so, perché quando la luce tese la mano verso di me io tesi a mia volta la mia. Eppure, il braccio e la mano del mio corpo fisico rimasero fermi: li vedevo sul letto, distesi lungo il corpo, mentre mi innalzavo verso la luce. Venni condotto fino al punto in cui c’era la luce e cominciammo ad attraversare il soffitto e la parete e la stanza dell’ospedale e ad avviarci lungo il corridoio. Attraversammo senza difficoltà porte e i muri, svanivano semplicemente al nostro avvicinarsi.

Raggiungemmo la sala di rianimazione dell’ospedale. L’essere mi disse: “Ti troverai qui. Quando ti toglieranno dalla tavola operatoria… ti metteranno in quel letto, ma non ti risveglierà il più. Non saprai niente di quello che accadrà dopo il tuo ingresso nella sala operatoria fino al momento, poco tempo dopo, in cui verrò da te!” Non posso affermare che questo mi sia stato detto con parole. Non era una voce che udivo ma piu un impressione che ricevevo.

Ma in modo tanto vivo che non mi sarebbe stato possibile dire che non l’avevo udita con le mie orecchie. Sapevo immediatamente di che cosa si trattava, che cosa voleva dirmi, non c’era dubbio. Voleva dirmi che quel letto, il letto a destra appena si entra dal corridoio, era il letto in cui mi sarei trovato morente. Il motivo era che non voleva che io provassi paura quando il mio spirito avrebbe dovuto lasciare il corpo, voleva rassicurarmi affinché io non avessi timore, perché mi diceva che non sarebbe stato accanto a me subito, che prima avrei conosciuto altre esperienze, ma che egli avrebbe offuscato tutto quello che accadeva e infine sarebbe stato accanto a me. Così, dopo avermi detto questo, mi ricondusse nella mia camera d’ospedale e io vidi nuovamente il mio corpo che giaceva nell’’identica posizione in cui l’avevo lasciato, e di colpo rientrai nel mio corpo.

Direi di essere stato fuori dal corpo per cinque o 10 minuti, ma il tempo non rientrava in quell’esperienza. La mattina dopo non avevo affatto paura, mentre mi rasavo notai che non tremava più la mano come mi accadeva da sei o otto settimane. Sapevo che sarei morto, e non avevo alcuna paura! Ero pronto! Giovedì il giorno prima dell’operazione, ero nella camera d’ospedale ed ero preoccupato per mia moglie e il mio ragazzo, un nipote adottato. Decisi così di scrivere due lettere, una per mia moglie e una per mio nipote, per esprimere alcune delle mie preoccupazioni. Scrissi due pagine a mia moglie, e di colpo scoppiai a piangere.

Sentii una presenza è dapprima pensai che forse avevo pianto tanto forte da disturbare una delle infermiere che era venuta a vedere che cosa stesse succedendo. Ma non avevo sentito aprire la porta. E di nuovo sentì quella presenza, ma questa volta non vidi nessuna luce : i pensieri o le parole vennero a me, come prima, e l’essere disse: “Jack perché piangi? Credevo ti sarebbe piaciuto venire con me”.
Io pensai:” Sì è così, voglio andare”. E la voce chiese “ allora perché piangi?”. Io dissi: “Siamo preoccupati per nostro nipote e ho paura che mia moglie non sappia come allevarlo. Sto cercando di esprimere quello che sento e quello che voglio lei faccia per il ragazzo. E sono preoccupato perché penso che forse la mia presenza l’avrebbe aiutato a trovare un equilibrio.”
Allora, da quella presenza, avvertì il pensiero:”Poichè chiedi per qualcun altro, poiché pensi agli altri e non a Jack, ti concederò quello che vuoi. Vivrai fino a quando tuo nipote sarà un uomo.”
E poi non lo sentii più.

Smisi di piangere e distrussi la lettera per evitare che mia moglie potesse trovarla casualmente. Quella sera il dottor Colleman venne a dirmi che pensava ci sarebbero state complicazioni per l’anestesia(a causa di una mia intolleranza) e che non dovevo meravigliarmi se al risveglio mi sarei visto intorno una quantità di tubi e fili. Non gli dissi che esperienza avevo vissuto. La mattina dopo, l’operazione fu lunga ma riuscì perfettamente e io ripresi conoscenza.

Il dottor Colleman era vicino a me e io gli dissi ”So dove sono, sono nel primo letto a destra entrando dal corridoio”.
Volevo dirgli che cos’era accaduto, ma subito dopo entrò il dottor White e chiese se ero sveglio e che cosa bisognava fare.

Il dottor Colleman disse: ” Non bisogna fare niente, non sono mai stato tanto stupefatto. Eccomi qua con tutti i miei aggeggi e il paziente non ne ha bisogno!”. Il dottor white osservò: “ I miracoli succedono sà! ”.

Quando potei levarmi a sedere e guardarmi intorno, vidi che ero nel letto che la luce mi aveva mostrato alcuni giorni prima.
Questo è avvenuto tre anni fa ma è vivido ora come lo era allora. È stata la cosa più straordinaria che mi sia mai accaduta e ha cambiato molto le cose. Dopo quell’esperienza non ho più dubbi: so che c’è la vita oltre la morte.

(La vita oltre la vita e nuove ipotesi di Rymond Moody)

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