Testimonianza: la mia esperienza di pre morte 

Testimonianza: la mia esperienza di pre morte 

In ESPERIENZA DI PREMORTE by Daniela Raguel

Testimonianza: la mia esperienza di pre morte 

PREMESSA: questa esperienza di pre morte si verificò molto tempo prima che le discussioni sugli episodi di pre morte si diffondessero grazie all’interesse suscitato dai mezzi di comunicazione di massa.

Racconto testimonianza di pre morte di una donna di 57 anni 

La mia pre morte testimonianza risale al 1960. Avevo appena avuto un figlio e non mi sentivo bene. Il dottore mi disse che si trattava soltanto della tipica depressione post parto ma io non gli credetti. Gli dissi che mi sentivo strana e che desideravo stare qualche giorno in più in ospedale. Mi risposero che andava bene. I medici pensavano che non fosse niente, ma io sapevo, invece, che stava per succedere qualcosa. Infine qualcosa avvenne: fu una mattina alle cinque. Un coagulo di sangue di una gamba si mosse verso un polmone e fu la causa di un arresto cardiaco. Tutto ciò si verificò proprio nel momento in cui era venuta l’infermiera per portarmi il mio bambino. Quando persi conoscenza, scivolai sul pavimento; poi venni avvolta dal buio più totale.

Vidi me stessa sul pavimento. Riuscivo a cogliere molti dettagli, ad esempio la mia camicia da notte si era sollevata fino all’altezza della vita, ed una delle infermiere stava tentando di abbassarla in modo da potermi coprire. Non c’era alcun tubo per l’ossigeno, e mi accorsi che fu un inserviente a portarne una tanica. Udii l’infermiera che gridava: “Chiamate il dottore, chiamate suo marito, chiamate un Prete”, ed altre cose del genere. Poi vidi che qualcuno sollevava il mio corpo e lo metteva sul letto. Fu in quel momento che mi accorsi di essere uscita dal mio corpo. Fluttuando nell’aria, mi avvicinai e guardai giù. Sapevo di non essere su quel letto. Riuscivo a vedere un corpo, laggiù: i suoi capelli bagnati e stesi sul cuscino, i suoi occhi erano chiusi e le sue labbra erano blu. Ma io non ero la; stavo fluttuando nell’aria, vicino al soffitto.

Il mio udito divenne estremamente acuto. Ero attirata nel vedere un po’ di altri pazienti che si trovavano su quel piano. Una donna si trovava dall’altra parte del corridoio e si stava lamentando per il rumore che giungeva dalla mia stanza. Giù nel corridoio c’era anche un altro dottore, che conoscevo fin dai tempi della mia infanzia; egli stava accorrendo dopo aver sentito l’allarme dato dall’ infermiera.

La donna l’aveva informato di ciò che stava succedendo, ed egli aveva detto: “Sarà meglio che telefoni a sua madre”, cosa che, come ho scoperto in seguito, fece davvero. Nel frattempo io mi sentivo meravigliosamente bene, non provavo alcun dolore, e mi sembrava di essere un’osservatrice, fluttuante tra due mondi: uno che conoscevo molto bene, e l’altro di cui non immaginavo nemmeno l’esistenza. Sembrava quasi che il soffitto fosse attraversato da nuvole blu e bianche, e l’aria sembrava cosparsa di polvere dorata. Poi si fece tutto molto luminoso, ed io mi trovai in piedi all’ingresso, non di una galleria, bensì di una specie di baldacchino. Era formato da raggi blu e argento e si arcuava da entrambe le parti fino a toccare un sentiero che pareva fatto di nuvole.

La luce intensa proveniva dall’altra apertura di quella sorta di baldacchino. Mentre mi trovavo la non vidi nessuno, e non parlai con nessuno; riuscì, comunque, a percepire altre presenze, e sentii che si trattava di qualcuno che era davvero molto felice e pieno di gioia per questa anticipazione della mia venuta. Guardai nuovamente verso il basso, all’interno della stanza, e vidi che i medici e le infermiere stavano facendo di tutto per salvare la paziente, che poi ero io. Mi accorsi che la paziente non si sforzava affatto per respirare e sembrava davvero che non si muovesse per nulla.

Entrò un prete e disse: “Pregherò per la sua anima”. Giunse anche un’infermiera da un altro piano e si fermò ai piedi del letto. Disse: “Non penso che ce la farà! È terribile, ha soltanto 25 anni”.

Ad un certo punto mi accorsi di un lieve lamento che proveniva dal corridoio. Riconobbi mio marito che stava parlando a sua zia e le diceva: “Cosa potrò dire ai bambini?”. Sua zia, che era un’infermiera, ed era seduta col capo chino e la schiena appoggiata al muro disse: “Era una così brava mammina”.

Il fatto di essere riuscita a vedere tutto ciò dimostra che mi trovavo realmente fuori dal corpo. Queste persone erano fuori dalla mia stanza, giù nel corridoio, quindi non sarei mai riuscita a vederle dal mio letto. Sapevo che quel corpo era mio, e provavo molta compassione nei suoi confronti. Tentai anche di parlare alle persone che si trovavano nella mia camera, e dire loro che non sentivo alcun dolore e che anzi avrei desiderato che fossero stati in grado di fluttuare nell’aria insieme a me. Poi mi sentii come rilassata. Mi consideravo privilegiata per il fatto di riuscire a vedere che essi non potevano ne capire ne vedere.

Poi uno di loro cominciò a colpirmi il petto con tutta la sua forza, e io aprii gli occhi. Per molti giorni dopo quell’episodio, fissai soltanto il soffitto. Mi dissero che andai avanti così per circa tre giorni. Penso che forse stavo aspettando di rivedere quelle stelle, oppure attendevo che mi si schiudesse nuovamente quell’altro mondo. Ho pensato molto a quest’esperienza nel corso degli anni, ma non ho mai saputo che si trattava di qualcosa che era successo anche ad altri fino al momento in cui ho visto un programma radiofonico che si occupava di premorte e testimonianze. Sono stata molto felice di scoprire che ci sono anche altre persone come me”.

Trasformati dalla Luce –  Paul Perry Melvin Morse