IL SIGNIFICATO DELLA VITA

IL SIGNIFICATO DELLA VITA

In NDE ESPERIENZE DI PREMORTE by Daniela A.R. Comments

IL SIGNIFICATO DELLA VITA

Nel 1999, durante una vacanza nella regione de Los Rios in Cile, Mary(ortopedico e neurochirurgo) precipita con il kajak da una cascata e viene risucchiata sott’ acqua.

Nonostante tutti gli sforzi dei compagni per salvarla, rimane immersa troppo a lungo. Ma non è la fine: Mary ha modo di sperimentare la vita ultraterrena, la pace e la gioia degli angeli, prova cosa sia l’amore incondizionato di Dio. Torna a raccontarlo, investita di una missione: quella di riportare con la sua testimonianza fede e speranza in questo mondo.

Ecco una parte del suo racconto :

La corrente era forte, e mi strappò il casco e il giubbotto prima di provare a trascinare via il mio corpo. Ero seduta nella canoa con le gambe tese davanti a me, mentre dalla vita in su ero piegata in avanti, con il busto e le braccia distesi sopra la prua, schiacciati dall’impeto dall’acqua. Ero rivolta verso valle e, mentre la corrente tentava di trascinarmi via, ero costretta a restare curva sulla parte anteriore del Pozzetto.

Per i fianchi questa posizione non era un problema, mentre le ginocchia erano costrette a ripiegarsi su loro stesse in modo del tutto innaturale. Si trattava di un processo relativamente lento, durante il quale io rimasi cosciente, consapevole di ciò che mi stava accadendo. Potrà sembrare un po’ morboso ma, da un punto di vista ortopedico, l’idea di avere le ossa del ginocchio rotti e i legamenti strappati mi affascinava. Provai ad analizzare le sensazioni e a capire quali strutture anatomiche fossero coinvolte.

Mi sembrava di non sentire dolore, ma mi domandai se in realtà non stessi gridando senza accorgermene. Feci un rapido esame e decisi che no, non stavo gridando, e che non avvertivo alcun dolore. Mi sentii stranamente felice: una sensazione impressionante, dal momento che l’idea di annegare mi ha sempre spaventato a morte. Mentre il mio corpo veniva lentamente risucchiato fuori, sentii come se anche la mia anima lo stesse a poco a poco abbandonando. Finalmente percepì le membra liberarsi dalla canoa e scivolare via trasportate dalla corrente. Quella fu l’ultima sensazione fisica che provai. Non ricordo di aver toccato il fondale del fiume, di essere rimbalzata e di essere stata trascinata a riva.

Nel momento in cui il mio corpo si disincaglio e iniziò a essere trascinato dalla corrente, sentii uno scoppio. Era come se mi fossi finalmente scrollata di dosso il pesante strato esterno che mi ricopriva, liberando la mia anima che iniziò a salire verso l’alto, fuori dal fiume. Irrompendo dalla superficie dell’acqua, incontrai un gruppo di 15 20 anime, spiriti umani inviati da Dio, che mi accolsero con la gioia più irrefrenabile che io abbia mai visto e che potessi mai immaginare. Era una gioia pura ed essenziale. Era una sorta di grande comitato di accoglienza o di enorme folla di testimoni.
Anche se non riuscivo a dare un nome a ogni spirito, per esempio Paul mio nonno, la signora Sivits la mia vecchia baby-sitter, Stephen il mio vicino di casa, e altre persone che erano morte, ciascuno di loro mi era familiare. Sapevo che venivano da parte di Dio e che li conoscevo da sempre.

Comprendevo che erano stati inviati per guidarmi attraverso quel passaggio di tempo e dimensione che separa il nostro mondo da quello di Dio. Capii anche l’implicito accordo, secondo cui non eravamo stati mandati solo per salutarmi e per guidarmi, ma anche per proteggermi durante il viaggio. Mi apparvero come forme distinte, ma i loro tratti non erano definiti i chiari come quelli dei corpi che abbiamo sulla terra. I loro contorni erano nebulosi, perché ogni essere spirituale era radioso e abbagliante. La loro presenza aveva travolto tutti i miei sensi, come se li potessi allo stesso tempo vedere, udire, sentire, odorare e gustare. Il loro splendore da una parte era accecante e, dall’altra, rinvigorente. Il nostro non era un vero e proprio interloquire, ma una comunicazione che avveniva in forma molto più pura. Esprimevamo contemporaneamente i nostri pensieri e le nostre emozioni, e ci capivamo alla perfezione anche se non usavamo la voce. La parola di Dio non si limita certo a un unico linguaggio, e questa constatazione mi arricchì di una nuova comprensione della Pentecoste. Dio non ha bisogno di un linguaggio verbale per comunicare.
Il mio arrivo fu festeggiato con gioia e la sensazione di amore assoluto era palpabile come lo erano quegli spiriti, e io abbracciai, salutai e danzai con ognuno di loro. L’intensità, la profondità e la purezza di quei sentimenti e di quelle sensazioni erano di gran lunga più grandi di quanto riuscirei mai a descrivere a parole e molto più forti di qualsiasi altra esperienza io abbia mai vissuto sulla terra. I miei compagni e io ci mettemmo a levitare lungo un sentiero, ed ero consapevole che stavo tornando a casa. In quella che sarebbe stata la mia casa per l’eternità. Stavamo tornando da Dio ed eravamo tutti molto emozionati. I miei compagni riuscivano a malapena a contenere il loro entusiasmo e non vedevano l’ora di annunciare il mio ritorno e di festeggiare con tutti gli abitanti del cielo.

Mentre gioivo di tutta quella bellezza, intravidi di nuovo la scena in riva al fiume. Il mio corpo sembrava il guscio accogliente che aveva ospitato una vecchia amica, e mi sentivo piena di compassione e di gratitudine per come mi aveva servito.
Guardai Tom e i suoi figli, e mi parvero terribilmente tristi e vulnerabili. Li sentivo mentre mi chiamavano e mi pregavano di respirare. Volevo loro un gran bene e non volevo che stessero male, così chiesi ai miei compagni celesti di aspettarmi mentre tornavo nel mio corpo, mi sdraiato e facevo un respiro. Pensando che questo sarebbe bastato, abbandonai il mio corpo e ripresi il viaggio verso casa.

Stavamo percorrendo una strada che portava a una stanza enorme e luminosa, più ampia e più bella di qualsiasi altra cosa io possa immaginare sulla terra. Risplendeva meravigliosamente dei colori più brillanti. Credo che quando le persone che si sono trovati in fin di vita raccontano di avere visto una luce bianca o di essersi mossi verso una luce bianca, stiano descrivendo il loro avvicinamento a questa sala splendente. È solo nel nostro vocabolario non è abbastanza ricco per rendere un’esperienza simile in modo comprensibile. Forse è per questo che Gesù spesso si esprimeva con le parabole.

Percepii che la mia anima veniva attratta verso l’ingresso e, mentre mi avvicinavo, mi lasciai avvolgere da quell’immenso chiarore, percependo l’amore assoluto, puro, completo e del tutto incondizionato di quella sala irradiava. Non avevo mai visto né sperimentato niente di più bello e seducente. Ero assolutamente certa che rappresentasse l’ultimo passo della vita, la porta che ogni essere umano deve attraversare. Era chiaro che quella sala fosse il luogo in cui ognuno di noi ha l’opportunità di rivedere la propria vita e le proprie scelte, e dove a ciascuno è data l’ultima possibilità per scegliere Dio o allontanarsene definitivamente, per l’eternità.

Mi sentivo pronta a entrare nella sala e mi riempiva il desiderio profondo di ricongiungermi a Dio. Ma tra noi si frapponeva un ostacolo: Tom e i suoi ragazzi continuavano a chiamarmi. Ogni volta che mi imploravano di tornare e di fare un respiro, mi sentivo obbligata ad accontentarli prima di riprendere il mio viaggio. Stava diventando noioso, e i loro appelli ripetuti mi irritavano sempre di più. Sapevo che non capivano cosa stesse succedendo, ma ero infastidita dal fatto che non mi lasciassero andare.
Arrivammo all’ingresso della sala, e da lì potevo vedere molti spiriti che si affaccendavano all’interno. Quando cominciammo a entrare, tutti si voltarono a guardarci e ci trasmisero il loro amore immenso e la loro compassione.

A quel punto sui miei compagni spirituali scese un senso opprimente di dolore e di tristezza e l’atmosfera si fece pesante. Si voltarono verso me e mi spiegarono che non era ancora giunto il mio momento: non avevo completato il mio viaggio sulla terra, avevo dell’altro lavoro da fare e dovevo rientrare nel mio corpo. Protestai, ma mi vennero spiegati i diversi motivi per cui dovevo tornare e mi fu detto che avrei ricevuto presto nuove informazioni. Mentre mi riaccompagnarono sulla riva del fiume, condividemmo il nostro dispiacere. Mi misi a sedere sopra il mio corpo e, prima di sdraiarmi e ricongiungermi con esso, rivolsi a quegli esseri celesti, a quelle persone che erano venute a guidarmi, proteggermi e incoraggiarmi, un ultimo sguardo carico di nostalgia… 

(continua…. Mary ora è salva e in ospedale…)

Passai molte ore riflettendo su ciò che Dio mi stava chiedendo. Anche prima del mio incidente in canoa non avevo mai veramente creduto alla fortuna o alle coincidenze. Credevo che Dio influenzasse quasi tutto e che la maggior parte di ciò che accade facesse parte di un piano più grande.

Ero sdraiata nel mio letto d’ospedale, chiedendomi che scopo avesse avuto il mio incidente, quando improvvisamente mi ritrovai seduta su un masso in un grande campo inondato di sole. Stavo conversando con un Angelo che sedeva su una roccia vicina. Lo chiamo così, ma in realtà non so chi fosse davvero: un Angelo, un messaggero, Cristo, un maestro? So solo che era divino, e che veniva in nome e da parte di Dio.

La nostra conversazione procedeva con me che facevo delle domande e lui che mi rispondeva. Parlammo di come sia possibile essere sempre lieti, anche in circostanze terribili, e affrontammo la vecchia questione del perché succedono cose brutte alle persone buone. Durante quella conversazione ricevetti l’illuminazione seguente: a ognuno di noi vengono dati l’opportunità e il privilegio di scendere sulla terra per motivi diversi.

A volte veniamo per poter crescere come persone e per rafforzare i frutti del nostro spirito, l’amore la gentilezza la pazienza la gioia la pace la bontà la fedeltà la mitezza l’autocontrollo. Altre volte lo facciamo per aiutare altri a sviluppare quegli stessi frutti. Tutti quanti scendiamo sulla terra per assomigliare di più a Cristo, come scritto nell’ottavo capitolo della lettera ai romani.

Per prepararci al nostro viaggio sulla terra, abbiamo la possibilità di tracciare le linee esistenziali della nostra vita. Questo non implica che il progetto spetti interamente agli essere umani. È più una creazione di Dio, mentre a noi tocca il compito di passarlo in esame e discuterne con un angelo che ci fa da assistente personale. All’interno dell’ algoritmo della nostra esistenza sono previsti alcuni bivi, vale a dire momenti in cui ci è possibile uscire e tornare a Dio, oppure essere re indirizzati verso un compito e un obiettivo diverso.

A guidarci quando ci troviamo di fronte a queste diramazioni possono essere le nostre scelte consapevoli, le circostanze oppure può spingerci l’intervento di un Angelo. Siete mai arrivati in qualche posto proprio al momento giusto? Quando ripensate alla vostra vita, non riuscite forse a ricordare qualcuno che, pur facendo solo una breve comparsa, ha detto o fatto qualcosa che ha avuto sulla vostra esistenza un effetto smisuratamente grande?

Quali sono le circostanze che vi hanno fatto unire a vostro marito o a vostra moglie, o le situazioni particolari che hanno determinato altri eventi altrettanto importanti per la vostra vita? Avete mai pensato, per caso, a una persona che poi inaspettatamente vi è apparsa davanti o vi ha contattato? Vi è mai successo qualcosa che vi ha fatto pensare: “questo è davvero assurdo”!? Rifletteteci. Si è trattato di una serie di coincidenze o di eventi orchestrati da Dio, testimonianze della Sua presenza nella vostra vita?

Anche se raramente siamo consapevoli degli angeli o del loro intervento nel nostro mondo, credo che essi siano intorno a noi ogni giorno della nostra vita. Gli Angeli sono esseri spirituali che vengono menzionati nel vecchio e nel nuovo testamento più di 250 volte. Si presentano come creature, eventi o essere umani, che lodano e adorano Dio. Si prendono cura del popolo di Dio, lo proteggono e lo guidano, spesso intervenendo o portando agli uomini messaggi divini. Sono loro a muovere le coincidenze così comuni nelle nostre vite.

Nonostante spesso non vengono riconosciuti, sembra appurato che oggigiorno gli Angeli siano presenti e attivi nel nostro mondo. Sono gli Angeli spesso a metterci o a spingerci in una situazione che ci costringerà a cambiare direzione. Ovviamente questo reindirizzamento non è forzato, anzi, anche se siamo costretti ad avvicinarci a un bivio, siamo comunque noi a scegliere se girare a sinistra o a destra. Ogni scelta ci fa andare avanti e non si può tornare indietro o cambiare la propria decisione. Ogni decisione che prendiamo oggi influenza quello che avremo davanti domani. Il pianeta terra e gli esseri umani che lo abitano sono davvero interconnessi, e non vi è alcuna azione che non comporti un qualche tipo di reazione.

Persino le circostanze e gli eventi più terribili sono in grado di stimolare grandi cambiamenti negli individui e nella società. Se non vedessimo la crudeltà, non saremmo mossi a compassione. Se non affrontassimo personalmente delle prove non svilupperemmo la pazienza e la fede.

È il riconoscimento che le nostre preoccupazioni terrene hanno poca importanza rispetto alla vita eterna che ci permette di conoscere la gioia in mezzo al dolore e alla preoccupazione. Siete mai davvero cambiati o cresciuti come persone nei periodi più rilassanti e piacevoli? Accettare che il cambiamento non avvenga quasi mai senza una quantità di difficoltà e di sfide può veramente liberare una persona e permetterle di essere sempre lieta. Questo ci consente anche di vivere ogni giorno con il cuore pieno di gratitudine e di rendere grazie in ogni circostanza. Non importa la motivazione. Possiamo essere grati a Dio per il fatto che rispetta le sue promesse, perché abbiamo fede a sufficienza per sostenerci, perché ci è assicurata la vita eterna.

A volte incontriamo situazioni scomode o persone irritanti affinché ci portino in una direzione più vicina alla volontà di Dio. Un esempio che mi piace usare e quello di un mendicante che può sedersi fuori dall’ufficio di un ricco uomo d’affari proprio per aiutarlo a sviluppare più tolleranza e compassione verso gli altri. Riesco a ritrovare alcuni esempi simili anche nella mia vita.

Prima dell’incidente, il comportamento di alcuni miei colleghi mi faceva arrabbiare e mi irritava profondamente. Più tardi, anche se quegli atteggiamenti continuavano a non piacermi, mi resi conto che non conoscevo il motivo per cui erano sulla terra né quello per cui avevano incrociato la mia vita. Per quanto a volte è difficile da accettare, so che Dio ama ognuno di loro tanto quanto ama me.

Mentre l’Angelo seduto sulla roccia vicino a me continuava con le sue spiegazioni rispondendo con pazienza alle mie domande, iniziai a visualizzare una metafora che descriveva ragionevolmente la nostra vita individuale: ognuno di noi è come un piccolo filo che contribuisce alla tessitura di un arazzo bellissimo.

Passiamo la vita a preoccuparci di quanto il nostro filo sia lungo o di che colore sia, arrivando ad arrabbiarci se si strappa o si logora. L’arazzo completo è troppo grande perché noi possiamo vederlo e il disegno è troppo complesso perché si riesca ad apprezzare l’importanza del singolo cordoncino personale. Ma in ogni caso, senza il contributo di ciascuno di noi, l’arazzo sarebbe incompleto. Dobbiamo quindi apprezzare il nostro apporto e rallegrarcene. I singoli fili, le singole vite, sono importanti. Quello che facciamo e le decisioni che prendiamo, anche se ci sembrano piccole, in realtà fanno la differenza.

Mi pare interessante che, quando qualcuno racconta di eventi o circostanze terribili, è raro che a farlo siano le persone direttamente coinvolte. Ho parlato con molta gente che si è trovata al centro di una situazione descritta da altri come terribile, tragica o disastrosa, ma il diretto interessato si è sempre detto grato per quella circostanza e, potendo scegliere, non l’avrebbe cambiata. La mia tesi è che interpretare un avvenimento come intrinsecamente buono o cattivo è solo una questione di prospettiva. Alle persone buone accadono cose brutte?

Non ne sono così sicura. Di certo Gesù era davvero una persona buona. E la sua crocifissione potrebbe sicuramente essere interpretata da molti come qualcosa di brutto.

I suoi discepoli erano sconvolti, ma le profezie dell’antico testamento non si sarebbero realizzate ,e una nuova alleanza con Dio non sarebbe stata sancita se Gesù non fosse stato crocifisso. Da questo punto di vista è difficile dichiarare che la sua crocifissione sia stata una così brutta cosa.

E infatti è l’essenza della buona novella che viene celebrata dai cristiani. Anche quando ci sentiamo frustrati dalla nostra incapacità di comprendere una circostanza o un evento, ci sono Angeli invisibili che ci portano conforto e protezione direttamente dalla saggezza del Signore. L’unica opzione ragionevole che abbiamo è fare affidamento sulla parola e sulle promesse di Dio.

(Mary C.Neal- In paradiso e ritorno)

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