I miei cari non sono morti

I miei cari non sono morti

In NDE ESPERIENZE DI PREMORTE by Daniela Raguel

I miei cari non sono morti

Questo fatto avvenne nel 1954, protagonista una giovane donna di 22 anni che dopo il secondo parto di una bimba, fu in pericolo di vita a causa di una grave emorragia e difficoltà respiratorie. All’improvviso Anna, è questo il nome della protagonista, si sentì attirata verso l’alto da una forza molto potente: 

“Prima uscii dalla stanza, poi mi mossi a gran velocità verso una luce di grande splendore. Non avevo più dolori. All’improvviso mi fermai, con l’impressione di galleggiare sull’acqua. Avevo sensazioni indescrivibilmente belle di nostalgia, amore, pace e benessere, tutto era assolutamente meraviglioso. Non sapevo dove mi trovavo, ma non importava, sapevo solo che volevo restarci per sempre. Ero sola, ma non mi sentivo sola… Sapevo che dovevo aspettare finché non fosse venuto” qualcuno “a parlarmi. E sapevo che da incommensurabili distanze “qualcuno” stava venendo, e si avvicinava a me a velocità inimmaginabile.

Mi trovavo in un mondo sconfinato di nulla totale, dove esistevo soltanto io. La luce verso la quale prima mi ero mossa era adesso ovunque intorno a me; non più così sfavillante, ma più morbida, più dolce. Mi sentivo incredibilmente bene. Ora sentivo che qualcuno si avvicinava a me, superava i confini del mondo (o dello stato di coscienza?) In cui mi trovavo. Sapevo anche che stava venendo da destra rispetto a me. In pochi secondi “lui” entrò “nel mio mondo”, da una distanza di cento, mille anni luce; mi venne accanto e mi prese la mano destra.

Appena mi ebbe preso la mano, io sentii che era il migliore amico che avevo. Seppi anche che io ero una persona speciale per lui. Il brivido che mi percorse quando le nostre mani si toccarono non è paragonabile a niente ciò che avevo sperimentato sulla terra, nella vita che conosciamo.

Ci incontrammo, ci capimmo, ci sentimmo pur senza vederci. Senza parole mi disse che era venuto per la mia creatura. “La mia creatura?”, Chiesi io piena di gioia e felicità per il fatto che uno dei miei bambini sarebbe andato con lui! Sapevo che era un onore essere la madre di un bambino che “lui” aveva scelto di tenere con sé. Sapevo che per la mia bambina era un’occasione unica e non mi sarebbe mai venuto in mente di rifiutare di affidargliela. Proprio allora mi accorsi di non avere la mia bambina con me, e cominciai a piangere per la delusione di perdere un’occasione così meravigliosa…

Ero una mamma senza la sua creatura… Lui mi accarezzò la mano con amore e comprensione, e mi assicurò che ero madre e avevo una bambina, la quale per qualche motivo era in ritardo. Fece un gesto con la mano nell’aria e improvvisamente potei vedere i medici e le infermiere con la mia bambina. Il dottore la visitava e la metteva su una specie di bilancia che doveva indicare la durata della sua vita (non il suo peso!). Ci rendemmo conto che lo strumento non funzionava a dovere e dava dati sbagliati. Il dottore disse che la bambina sarebbe vissuta fino a ottant’anni, ma “l’Essere” accanto a me scosse la testa e mi disse: “Gli uomini si fidano tanto delle loro macchine che non vedono la verità. La bilancia sbaglia, la bimba starà soltanto quattro giorni sulla Terra…”.

“Dirò loro che la bilancia funziona male” dissi io. “No non lo farai, quando tornerai indietro non ricorderai nulla”. “Io non voglio tornare voglio restare con te!” “Non puoi farlo. Io sono venuto per la bambina. Per te non è ancora tempo di venire con noi. Devi tornare indietro”. “Che accadrà alla mia bambina?”. “Tornerò a prenderla fra quattro giorni”. Queste parole mi riempirono di nuovo di gioia. Dopo questa promessa ero pronta a tornare indietro e ad aspettare che venisse il mio turno: ero perfettamente d’accordo che la mia bambina mi precedesse. “Dirò loro che la bilancia non funziona”. “Non te ne ricorderai. La maggior parte delle persone non si ricorda di questo posto quando torna indietro. E anche se te ne ricorderai non ti crederanno. È meglio che non ti ricordi niente.” Lui mi lasciò la mano e io sentii che mi allontanavo, che scendevo in fretta; intanto continuavo a ripetere che dovevo ricordare…”
Anna tornò in sé mentre l’infermiera la chiamava per nome e le massaggiava le guance. Quando aprì gli occhi l’infermiera le mostrò la bambina, e nel momento in cui Anna la vide dimenticò ogni cosa. Seppe poi che erano stati momenti critici per lei e la bimba, ma ora stavano bene. Anna sapeva di dover dire qualcosa al medico con riferimento alla piccola, ma non ricordava cosa. Il giorno dopo risultò che la bimba aveva un’emorragia cerebrale molto diffusa e che il lato destro era paralizzato. Il quarto giorno morì. Quando Anna lo seppe, di colpo ricordò l’esperienza celeste e fu colta da una grande gioia, cosa che riuscì incomprensibile a tutti. Solo suo marito, che era medico e aveva sentito raccontare altre esperienze del genere dai suoi pazienti (sebbene nel 1954 se ne parlasse ben poco) credete che Anna avesse vissuto qualcosa di reale e questo consolò un poco anche lui dal dolore di aver perso la bambina.
“Il momento in cui “quell’uomo” mi aveva preso la mano e mi aveva detto che era venuto a prendere la mia bambina è stato il più grande e il più importante della mia vita”, scrive ancora Anna “non so chi egli sia, ma non importa. So che esiste”. Dopo Tari (la piccola morta a quattro giorni) Anna ebbe altri tre bambini. Suo marito morì sei anni dopo quell’esperienza, e il primogenito morì a 25 anni in un incidente.
“Il mio dolore, commenta Anna, era ogni volta più blando e di minor durata. La gente pensava che fossi sotto shock, oppure che avessi una grande forza per essere capace di sopportare serenamente tutto questo. Nessuna di queste due cose è vera, e io sono felice di poter dire finalmente la verità: i miei cari non sono morti, sono vivi e mi aspettano. La nostra separazione è solo temporanea e di brevissima durata al confronto dell’eternità!”.