Esperienze NDE e gli incontri con i defunti

Esperienze NDE e gli incontri con i defunti

In NDE ESPERIENZE DI PREMORTE by Daniela Raguel

Esperienze NDE e gli incontri con i defunti

Uno degli elementi più importanti delle esperienza di pre morte consiste nell’incontro con i familiari defunti. Molti raccontano di essere stati accolti da defunti già passati nell’altro mondo. Una donna racconta: “…Mentre ancora sfrecciavo in un tunnel oscuro a forma di spirale verso la luce, in alto, vidi con grandissimo stupore mio nonno che era morto cinque anni prima, e mia zia, che era passata nel mondo degli spiriti solo da pochi mesi. La cosa che più mi stupì però fu la presenza di mia nonna che durante la mia vita avevo conosciuto solamente in fotografia, dal momento che era morta prima della mia nascita. Tutti mi salutarono con un amore indescrivibile. Mi sentivo assolutamente protetta.”
Questo comitato di accoglienza si compone dei defunti che più abbiamo amato, i quali appaiono con un aspetto fiorente. Anche se prima della morte avevano patito gravi sofferenze o se erano affetti da problemi fisici o mentali, ogni segno di malattia sparisce. L’anima è sempre perfetta e non può mai essere distrutta.
C’è così chi descrive un incontro con un familiare amato in una maniera quasi estatica, come questa donna: “…E poi guardai a sinistra e rimasi sorpresa nel vedere presso una bella cascata mia sorella minore che guardava attraverso le porte del ponte nascosto. Fui molto felice nel vederla ristabilita in tanta bellezza e giovinezza. Era morta di cancro tre anni prima all’età di cinquant’anni, e per lei la morte era stata una liberazione.”
La comunicazione avviene per via telepatica. Si tratta di uno scambio di pensieri che si verifica senza parlare, come descrive di seguito una donna: “…Era come in una finestra: quando ero nella luce, vidi mia suocera, mia nonna e la moglie di un mio insegnante che mi era molto cara. Parlavamo tra di noi, ci vedevamo, ci sentivamo come persone: un’atmosfera davvero affettuosa! Ma si trattava di un parlare che avveniva senza parole: ci comprendevamo senza aver bisogno di comunicare”.
In molte esperienze di pre morte si parla dell’incontro con defunti che i sopravvissuti non sapevano essere morti. Racconta Renate: “..Sullo sfondo degli alberi si fecero avanti persone defunte e altre sconosciute. I volti dei defunti erano perfettamente riconoscibili. Poi, inaspettatamente incontrai la zia Cilla. Chiesi: “Anche tu qui?”. Zia Cilla sorrise accanto a suo padre. In seguito si venne a sapere che la zia era morta immediatamente prima dell’esperienza di pre morte di Renate.
Nello studio sulle esperienze di pre morte di bambini, è stato dimostrato che nelle loro esperienze extra corporee i bambini non hanno mai percepito perse vive.
Elisabeth Kübler-Ross *ha stabilito che i bambini hanno coscienza della presenza di esseri affettuosi, tra i quali si contano sempre parenti defunti prima di loro. Tra questi poteva esserci anche una nonna che loro non avevano mai conosciuto. Ecco un esempio riportato da Elisabeth Kübler-Ross:  “…Sì, adesso va tutto bene. Mamma e papà mi stanno già aspettando,” disse un piccolo. Con un sorrisetto soddisfatto tornò a scivolare nel coma e la completò il passaggio che noi chiamiamo morte. Sapevo che sua madre era morta sul luogo dell’incidente, ma suo padre, Peter, era vivo. Era stato portato con gravissime ustioni nel centro specializzato di un altro ospedale, perché l’auto aveva preso fuoco prima che fosse stato possibile liberarlo dai rottami. Dal momento che io raccoglievo semplicemente dati, accettai l’informazione del bambino e decisi di avere notizie su Peter. Ma non fu necessario, perché subito dopo fummo contattati da un’altra clinica che mi informava che l’uomo era morto pochi minuti prima”.
Occasionalmente avviene anche che si incontrino per primi defunti sconosciuti. Solo dopo il ritorno nel proprio corpo, gli interessati comprendono che si trattava di familiari defunti che loro non avevano mai conosciuto.
Un paziente mi raccontò che durante la sua esperienza di pre morte, causata da un arresto cardiaco, aveva visto non soltanto la nonna defunta, ma anche un uomo che lo guardava con amore ma che lui non conosceva. Più di 10 anni dopo, al capezzale della madre, questa gli raccontò che era un figlio illegittimo. Suo padre era un ebreo che era stato deportato e che era morto nel corso della seconda guerra mondiale. La madre gli mostrò una sua foto: era lo sconosciuto che egli aveva visto nel corso della sua esperienza di pre morte. Quell’uomo era il suo padre biologico.
Una notevole coincidenza tra le testimonianze delle esperienze di pre morte si trova nei racconti di incontri spontanei con i defunti. Nei sogni o in apparizioni nello stato di veglia, di solito i defunti appaiono al loro meglio, anche se la morte era stata preceduta da una sofferenza prolungata e logorante. Questo ci dimostra che l’anima è sempre integra e sana. I defunti si mettono in contatto con noi così come noi li abbiamo conosciuti. Non è cosa insolita che appaiano nel loro abbigliamento preferito.
Mi scrisse Elisabetta: “Mio figlio era morto in seguito a un grave incidente stradale. Ne era rimasto seriamente mutilato. Un giorno ero seduta sulla terrazza della nostra casa e guardavo disperata il cielo. Continuavo a chiedere un segno. Ad un tratto mio figlio venne correndo verso di me. Ne fui completamente sorpresa, perché credevo di sognare, ma in mano avevo una tazzina di caffè! Indossava i jeans azzurri sbiaditi è una vecchia maglietta gialla, proprio i vestiti che metteva sempre a casa. Durante quell’apparizione non riscontrai alcuna mutilazione. Mio figlio mi comunicò per via telepatica che stava bene. Nelle settimane successive mi sentii decisamente meglio”.
I contatti dopo la morte sono per i sopravvissuti una prova della prosecuzione della vita dopo la morte e del fatto che noi non siamo separati dai defunti.
Nelle previsioni sul letto di morte, i pazienti hanno la presenza di familiari defunti che vengono a prenderli. Mi ha raccontato un’operatrice: “Un signore di 92 anni, da settimane soffriva di gravi difficoltà respiratorie e di seri problemi circolatori. Il personale assistenziale e io ci meravigliavamo del fatto che sembrava non volersi lasciare andare nonostante l’acuta sofferenza. Era molto inquieto e io avevo l’impressione che stesse come aspettando qualcosa. Qualche ora prima della sua morte, all’improvviso si rilassò e i suoi gemiti cessarono. I suoi occhi sembravano in qualche modo assenti, ma avevano una luce interiore. Quando andai a trovarlo quel giorno, era di umore trasognato ma felice. Mi sorrise e mi disse con le lacrime agli occhi: “Lo sa? ho sempre creduto nell’esistenza di una vita dopo la morte, ma ero rimasto deluso del fatto di non aver mai avvertito la presenza di mia madre. È morta più di cinquant’anni fa. Ma questa mattina l’ho vista in piedi vicino al mio letto. Mi ha detto che presto starò con lei.”

Bernard Jakoby 

NOTA: Elisabeth Kübler-Ross, svizzera di nascita, vive da molti anni negli Stati Uniti. È psichiatra e ha svolto un lavoro pionieristico nel campo dell’assistenza ai malati terminali e della ricerca sulla morte e il morire. Per questi suoi lavori scientifici le sono state conferite da varie università lauree honoris causa. Grazie al suo impegno e alla sua instancabile attività, l’assistenza ai morenti e la ricerca sulla morte sono divenuti di grande attualità. Le innumerevoli ore trascorse accanto ai pazienti allo stadio terminale le hanno consentito di fare scoperte che sono in seguito state confermate da altri ricercatori e che sono ormai patrimonio acquisito di questo campo di studio.

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