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ESPERIENZE DI CONDIVISIONE PRE-MORTE

In NDE ESPERIENZE DI PREMORTE by Daniela A.R. Comments

ESPERIENZE DI CONDIVISIONE PRE-MORTE

Quando mio figlio quindicenne morì, ero nella stanza con lui. Aveva il diabete fin da piccolo e ovviamente ciò complicò enormemente la sua vita.
A causa della dipendenza che il diabete crea, io e mio figlio eravamo eccezionalmente legati. Gli stavo tenendo la mano quando morì e sentii la forza vitale uscire dal suo corpo, quasi come una corrente elettrica, anche se il termine più appropriato sarebbe vibrazione. La forma della stanza cambiò all’improvviso e al posto della camera d’ospedale, campo di luce intensa, molto più luminosa di quanto chiunque possa immaginare senza averla vista con i propri occhi. Invece della stanza e delle attrezzature mediche apparve una visione di tutto ciò che mio figlio aveva fatto nella sua breve vita. Lui era la al centro, e sorrideva gioioso.

So che è inconcepibile che gli altri, ma, per quanto fossi triste per la sua perdita, provai gioia per la sua liberazione dal disagio e dalla preoccupazione costanti causati dal diabete. Era proprio il suo momento, e questo è il modo migliore in cui posso descrivere ciò che comprendevo in quegli istanti.

Vidi Cristo scendere dall’alto e sollevarlo fuori dal suo corpo, lo vidi davvero! Vidi mio figlio lasciare il suo corpo ed entrare in questa luce intensa e brillante nella quale lui e io eravamo circondati da scene della sua vita, fino al dettaglio più intimo. Vidi molte cose di cui mi ero da tempo dimenticata e anche molte altre che non conoscevo per nulla. Lo vidi da solo nella sua stanza, ad esempio mentre giocava con il suo modellino di forte apache, o a parlare al telefono con i suoi amici quand’era più grande…
La luce che circondava e illuminava la sua vita era Cristo, questo è quello che so. Ma personalmente non ebbi la sensazione che Cristo importasse se lo si chiamava con quel nome o no, ma solo che si conoscesse l’amore che era presente e che ci riempie tutti, anche se non tutti ce ne rendiamo conto.

Si può dire che le scene della sua vita erano come dei lampi, o quasi come scariche elettriche, assolutamente indescrivibili. All’epoca avevo quarant’anni, ma d’allora mi pare di avere cent’anni, anche se adesso ne ho solo 62. Quando dico che mi sento una centenaria non intendo in modo negativo, comunque, ma in termini di saggezza. Socrate disse che la saggezza significa essere consci di ciò che non sappiamo, ed è esattamente così che mi sento.
Parti della vita di mio figlio della nostra interazione erano sfocate, come quando in televisione si cerca di nascondere il viso di una persona. Non avevo la sensazione che a essere sfocato fosse qualcosa di negativo, però, ma solo che non era questa l’occasione perché il contenuto venisse in superficie.

Sento che questa esperienza significa molto di più e che la comprenderò pienamente quando morirò e mi ricongiungerò a mio figlio. Nel frattempo è mio dovere rimanere qui e vivere al servizio degli altri mentre cerco inutilmente di giungere a una soluzione.

Seconda testimonianza.

“Mio fratello e io siamo gemelli identici e ci siamo sempre sentiti legati. Facevamo cose come telefonare ai nostri genitori alla stessa ora da località diverse, e più di una volta abbiamo scelto lo stesso biglietto di auguri per nostra madre in occasione della festa della mamma o del suo compleanno. A volte percepivamo persino che all’altro era accaduto qualcosa, sia di buono sia di cattivo. Eravamo molto legati.

Durante un weekend  mio fratello si recò in un altro Stato per una partita scolastica di football mentre io rimasi a casa. Ci andò in auto con alcuni amici e il giorno in cui stava ritornando, ero sdraiato sul divano a guardare lo sport in televisione, quando all’improvviso ebbi la sensazione di lasciare il mio corpo e muovermi verso una luce brillante. Mentre ciò accadeva vidi dei flashback di eventi che erano successi a me e mio fratello. Rividi diversi avvenimenti della nostra infanzia, tra cui alcune cose cosi insignificanti che le avevo dimenticate. Si trattava in tutti i casi di immagini di ricordi, ma nessuna era simile a un sogno normale o occhi aperti. Erano così vividi che mi parve di riviverli.”

Il giovane non sa quanto sia durato il fenomeno, ma quando terminò si ritrovò di nuovo nel suo corpo, profondamente turbato, e raccontò immediatamente alla madre ciò che era accaduto, poi si sedette sul divano cercando di rilassarsi. Circa un’ora più tardi, disse, la madre ricevette una telefonata dalla polizia che le annunciava la morte dell’altro figlio in un incidente d’auto…

Le esperienze di morte condivisa mi hanno insegnato che trovarsi in uno stato di premorte può anche significare la morte di altri. Vi è qualcosa nello stato di chi si trova in presenza della morte (non necessariamente la propria) che può aprire un portale verso un mondo superiore, un mondo che i morenti possono aprire per coloro che continueranno a vivere.

Studiando le esperienze di morte condivisa i testimoni affermano, ad esempio, che “una finestra si aprì e vidi il paradiso”, oppure che “la stanza sembrò cambiare forma e potei seguire mia madre nell’altro mondo”, o ancora che “fu come se si aprisse una porta e io potei entrare con mia moglie”. Persone perfettamente lucide vedono questo portale verso l’altro mondo e sono in grado di comunicare con il divino attraverso di esso.

Raymond Moody- Schegge di eternità

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