ESPERIENZAPRE MORTE:LALUCE

ESPERIENZA PRE-MORTE: LA LUCE

In NDE ESPERIENZE DI PREMORTE by Daniela A.R. Comments

ESPERIENZA PRE-MORTE: LA LUCE

I dottori dissero che ero morto, proprio quando io cominciai a sentirmi cadere, fluttuando in una specie di spazio buio, come un recinto. Non ci sono parole per descriverlo. 

Tutto era assolutamente buio. Lontano da me vedevo una luce. Una luce molto molto brillante, ma all’inizio di piccole dimensioni. Come mi avvicinavo diventava più vasta. Infine mi ritrovai a cercare di raggiungere la luce, perché sentivo che era Cristo e cercavo di arrivare al punto in cui si trovava. Non era un’esperienza che mi spaventasse. Era piuttosto piacevole. Perché, immediatamente, dato che sono cristiano, avevo collegato la luce con Cristo che si è definito “la luce del mondo”. Mi sono detto: “se questa è la morte all’ora so cosa mi attende là in quella luce”.

Secondo caso:

Mi alzai e camminai nell’atrio per andare a bere qualcosa e fu proprio in quell’istante, come scoprirono poi, che l’appendicite si perforò. Mi sentii debolissimo.. caddi! Mi pareva di andare alla deriva, sentii un moto del mio vero essere che entrava e usciva dal mio corpo, e udì una musica gradevole. Ondeggiai lungo l’atrio e uscì sulla veranda. Là mi parve che delle nuvole, o piuttosto una nebbiolina rosata, mi si addensasse attorno e allora io attraversai la parete della veranda, come se non esistesse, e poi mi ritrovai in una luce chiara come il cristallo, bianca e luminosa. Era bella e risplendente, radiosa, ma non mi abbagliava lo sguardo. Non una luce che si possa descrivere in termini umani. Non posso dire di aver veduto una persona in quella luce eppure ha una sua identità, senza dubbio. È una luce di assoluta comprensione e di assoluto amore.

Sentii venire dalla luce il pensiero:” Mi ami tu?” Non era formulato proprio come una domanda, sò che il senso di quello che la luce diceva fosse: “Se mi ami torna indietro e continua a quello cui hai dato principio nella tua vita”. E per tutto il tempo mi sentii come avvolto da un amore, una compassione che vinceva tutto.

Terzo caso

Sapevo che stavo morendo e non potevo farci nulla perché nessuno poteva sentirmi…. Ero fuori dal corpo, su questo non ho dubbi, perché potevo vedere il mio corpo sul tavolo operatorio. La mia anima era fuori. Dapprima mi sentii male per questo, ma poi venne quella luce chiarissima. Dapprima sembrava pallida, ma poi divenne un raggio potente. Un’enorme quantità di luce, non come una forte luce elettrica, era troppa luce! E da quella luce emanava calore, sentivo un senso di calore. Era di un giallo biancastro luminoso… anzi no quasi bianco. Luminosissima. Ma non posso descriverla. Sembrava invadere tutto, eppure non mi impediva di vedere le cose intorno a me : la sala operatoria, i dottori e le infermiere, tutto! Vedevo chiaramente e la luce non mi accecava.

Dapprima, quando venne la luce, non capivo bene che cosa stesse accadendo, ma poi la luce mi chiese, fu come se mi chiedesse, se ero pronto a morire. Era come parlare con una persona, ma nella luce non c’era una persona. Era la luce che mi parlava, ma con una voce.
Ora, credo lei che la voce che mi parlava sapesse bene che io non stavo davvero per morire. Era piuttosto come se mettesse alla prova. Eppure, dal momento in cui la luce mi parlò, mi sentii proprio bene: sicuro è circondato dall’amore! L’amore che veniva dalla luce è inimmaginabile, indescrivibile. Era una persona con cui era bello stare. Aveva anche il senso dell’umorismo… Si lo aveva!

(La vita oltre la vita e nuove ipotesi- R.Moody)

 

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