Esperienza pre morte: l'esame della propria vita

Esperienza pre morte: l’esame della propria vita

In ESPERIENZA DI PREMORTE by Daniela Raguel

Esperienza pre morte : l’esame della propria vita.

L’apparire della luce e le sue domande non verbali costituiscono il preludio a un momento di stupefacente intensità nel quale l’essere presenta al morente una panoramica della sua vita. Alcune delle persone da me intervistate dichiararono che non possono spiegare in modo adeguato la cosa, ma che in quella panoramica della loro vita passava tutto quanto avevano fatto, dall’esperienza più insignificante alla più fondamentale. Altri ancora mi hanno detto di essere stati in grado di ricordare con incredibile precisione gli eventi della loro vita anche qualche tempo dopo l’esperienza di pre morte.

Ecco una descrizione tipica di questa fase dell’esperienza pre morte

< Al suo apparire la luce mi disse: “Che cos’hai da mostrarmi di quanto hai fatto della tua vita?”
E proprio allora cominciarono tutti quei flashback. Pensai: “Ma guarda un po’, che cosa succede?”
Perché di colpo mi ritrovai nella mia prima infanzia! E da quel momento fu come se passassi dai primi tempi della mia vita, anno dopo anno, fino al tempo presente.

Era strano come tutto cominciò, dal momento in cui ero una bambina che giocava vicino a un torrente, e c’erano altre scene di quel periodo, esperienze avute con mia sorella e particolari che riguardavano i vicini e posti in cui ero stata. E poi mi rivedevo l’asilo e ricordavo il tempo in cui avevo avuto un giocattolo che amavo molto e lo avevo rotto e avevo pianto tanto. Per me era stata un’esperienza traumatica. Le immagini continuavano e io ricordavo quando ero entrata a far parte delle guide e andavo a fare i campeggi, e poi ancora molti anni della scuola. Poi quando ero alle medie ed era un onore essere scelti per la festa di fine anno, e ricordai quando venni scelta. E poi continuai a ricordare tutti gli anni della mia carriera scolastica, fino ai primi anni del college,il momento presente.

Le immagini seguivano l’ordine cronologico della mia vita ed erano straordinariamente vivide: era come se fossi uscita fuori e le avessi viste vere, a colori e a tre dimensioni. E si muovevano. Per esempio, quando mi vidi rompere il giocattolo, vedevo tutti i movimenti. Non era come se rivedessi le cose nella prospettiva in cui le vedevo allora. Era come se la bambina che vedevo fosse qualcun altro, in un film, una bambina tra le tante che giocavano nel cortile della ricreazione. Eppure ero io! Mi vedevo fare quei gesti, ed erano i gesti che avevo realmente compiuto perché li ricordo bene.
Ora, non vedevo proprio la luce mentre mi passavano davanti agli occhi quelle immagini.

La luce era sparita subito dopo avermi chiesto che cosa avevo fatto, quando erano cominciati flashback! Eppure io sapevo che l’essere di luce era sempre lì con me e mi guidava attraverso i flashback, perché sentivo la sua presenza e perché faceva commenti di quando in quando. Voleva sottolineare qualcosa in ognuna di quelle scene.

Non sembrava volesse vedere che cosa avevo fatto, lo sapeva già, ma estraeva dalla mia vita passata quelle scene particolari e me le metteva davanti agli occhi perché io le ricordassi.
E per tutto il tempo, sottolineava l’importanza dell’amore. I punti in cui soprattutto me lo dimostrava erano quelli che ricordavano anche mia sorella. Le sono sempre stata molto vicina. Mi mostrava alcuni casi in cui ero stata egoista con lei, ma anche altrettanti momenti in cui le avevo dimostrato affetto e avevo diviso con lei qualcosa. Mi faceva capire che dovevo cercare di fare qualcosa per gli altri, cercare di fare del mio meglio.

Ma non c’era in tutto questo nessuna accusa! Quando giungeva ai momenti in cui ero stata egoista, sembrava dire soltanto che anche da quelle esperienze avevo imparato qualcosa.

Sembrava molto interessato ai momenti che riguardavano l’apprendimento, il sapere. Sottolineava le cose che avevano a che fare con l’imparare e diceva che avrei continuato a imparare, e ha detto che, anche quando tornerà per me (perché a quel punto mi aveva detto che sarei tornata indietro) ci sarà sempre un’ansia di sapere. Ha detto che imparare è un processo continuo, che continua anche dopo la morte. Credo che cercasse di insegnarmi, mentre io vedevo quei flashback.
Tutto era molto strano. Ero là, vedevo quei flashback, tutto era molto veloce. Eppure era tanto lento da permettermi di capire tutto. Ma il tempo complessivo non era molto, non credo. Sembrava soltanto che la luce fosse venuta, che io avessi visto tutti quei flashback e poi la luce fosse tornata. Sembrava fossero passati in tutto meno di cinque minuti e più di 30 secondi, ma non saprei dirglielo con precisione.

Il solo momento in cui provai paura fu quando mi preoccupai di non essere in grado di concludere qui la mia vita. Ma percorrere quei flashback che era piacevole. Era divertente. Era gradevole tornare alla mia infanzia, rivivendola. Era un modo di tornare indietro e vedere il passato come non è possibile fare in questa vita.>

Secondo caso

<La situazione precipitò all’improvviso. Avevo una febbre leggera e non mi ero sentito bene per due settimane circa, ma quella notte mi aggravai rapidamente e mi sentii molto peggio. Ero a letto e ricordo di aver cercato di svegliare mia moglie per dirle che stavo molto male, ma mi fu impossibile muovermi. Poi sentii in un vuoto buio, assolutamente buio, e tutta la mia vita mi passò rapidamente davanti. Cominciò quando avevo sei o sette anni, e ricordai un amico che avevo a scuola. Poi passai dalle elementari alle medie fino all’università e fino alla mia attuale pratica di dentista.

Sapevo che stavo per morire e ricordo di aver pensato che volevo fare qualcosa per provvedere alla mia famiglia. Ero angosciato all’idea di morire e al pensiero di azioni che avevo compiuto in vita che rimpiangevo di aver fatto e di altri che rimpiangevo di non aver portato a termine.

Quel flashback assumeva la forma di immagini mentali, direi, ma assai più vivide,piu di normali immagini. Mi passava davanti agli occhi come una pellicola accelerata, eppure potevo vedere tutto benissimo, e comprendere tutto. Ma insieme alle immagini non tornavano le emozioni provate un tempo, era tutto troppo rapido. Non ho visto niente altro durante la mia esperienza. Tutto era soltanto oscurità, a parte le immagini.

Eppure sentivo la presenza di un essere estremamente potente, un essere che era solo amore, accanto a me durante tutta la mia esperienza.
Quando mi ripresi potevo parlare con chiunque di ogni particolare della mia vita. Ricordavo le cose che avevo dimenticato.

Va detto che in alcuni casi il riepilogo della propria vita avviene anche senza l’apparizione dell’essere di luce. Tuttavia, nei casi in cui l’essere di luce indirizza e dirige il ricordo, l’esperienza sembra molto più profonda. Ma è quasi sempre altrettanto rapida e vivida e altrettanto precisa, indipendentemente dall’apparizione dell’essere di luce e indipendentemente dal fatto che abbia luogo durante una vera morte, o durante un rischio di morte.

Esperienza pre morte: l’incontro con gli altri

Premessa del dott Raymond Moody: Come morire? Dal 1965 ho parlato con oltre tremila persone che avevano subito profonde esperienze spirituali mentre indugiavano al confine tra la vita e la morte. Le caratteristiche che accomunano le esperienze di pre-morte sono ormai conosciute in tutto il mondo: l’abbandono del proprio corpo fluttuando verso l’alto; l’assistere dall’alto ai tentativi di rianimare il corpo; il passaggio attraverso un tunnel buio; l’emergere in una luminosità di amore, pace e gioia; il ricongiungimento in quella luce con gli spiriti dei propri cari deceduti in precedenza; il rivedere in un istante tutta la propria vita in un panorama multicolore e multidimensionale; e la comunione con una presenza divina d’amore spirituale. Coloro che ritornano ci raccontano di non essere più spaventati successivamente dall’idea della morte e di aver capito cosa siano l’amore e la vita.
L’ascolto di migliaia di questi racconti affascinanti ha avuto un forte impatto su di me personalmente. La domanda con cui cerco di confrontarmi costantemente è: “Le mie ricerche sulle esperienze di pre-morte mi hanno reso più capace di amare?”. Vorrei essere in grado di rispondere si, ma imparare ad amare è ancora difficile. Tuttavia, traggo un certo conforto dalla consapevolezza che questo è esattamente ciò che dicono la maggior parte di coloro che hanno avuto esperienze di pre-morte.

Prima testimonianza :

“Molte settimane prima che io rischiassi di morire, un mio amico, Franz, era rimasto ucciso. Nel momento in cui uscìi dal corpo ebbi la sensazione che Franz fosse la, proprio vicino a me.
Lo vedevo, mentalmente, e sentivo la sua presenza, era tutto strano. Non lo vedevo come era stato in vita, nel suo corpo fisico. Vedevo le cose, ma non nel loro aspetto fisico, eppure con la stessa chiarezza, il suo viso, tutto! Ha un senso tutto questo? Era presente ma non aveva un corpo fisico. Era come un corpo luminoso, trasparente, e io ne avvertivo ogni singola parte: braccia e gambe viso eccetera, ma non lo vedevo fisicamente. Allora non pensai che la cosa era strana perché non avevo bisogno di vederlo con gli occhi. E del resto non avevo occhi.

Continuavo a chiedergli:” Franz dove vado adesso? Che cos’è accaduto? Sono o non sono morto?”. E lui non mi rispondeva, non diceva una sola parola. Ma spesso, mentre mi trovavo in ospedale, lui era lì e io ripetevo: “che cosa succede?” E lui non rispondeva. E il giorno in cui i dottori dissero: “se la caverà”, lui se ne andò. Non lo vidi più e non sentii più la sua presenza. Era come se stesse aspettando che io varcassi l’ultima frontiera, e soltanto allora mi avrebbe parlato, mi avrebbe spiegato che cosa stava accadendo.”

Secondo caso di esperienza pre-morte:

“Ho vissuto  quest’esperienza quando stavo partorendo. Il parto era difficilissimo e avevo perso molto sangue. Il dottore non sperava di salvarmi e disse ai miei parenti che stavo morendo. Tuttavia io rimasi sempre perfettamente consapevole e proprio mentre lui parlava della mia morte mi sentii riprendere.

In quell’istante avvertii la presenza di tutti quegli esseri, una moltitudine mi parve, sospesi in aria, vicino al soffitto della camera. Erano tutte persone che avevo conosciuto e che erano già morte. Riconobbi mia nonna e una ragazza che avevo conosciuto a scuola, e molti altri parenti e amici. Credo che vedessi soprattutto le loro facce e riconoscessi la loro presenza. Sembravano tutti felici. Fu un’occasione lieta e io sentivo che erano venuti per proteggermi o guidarmi. Mi pareva di tornare a casa, che loro fossero la per darmi il benvenuto. Sentivo che tutto era leggero e bello. Si, fu un momento bello e glorioso.”

Esperienza premorte: Gli Esseri di Luce 

Decisero di operarmi il venerdì successivo. Lunedì sera dormì serenamente fino alla mattina successiva, quando mi svegliai presto tormentato da un forte dolore. Mi voltai a cercare una posizione più comoda, ma proprio in quel momento vidi una luce in un angolo della stanza subito sotto il soffitto. Era come un globo di luce, non molto grande, direi tra i 35 e i 45 cm di diametro; e all’apparire di quella luce mi invase una sensazione. Era un senso di pace completa e di profonda calma. Vidi una mano tendersi verso di me dalla luce, e la luce disse: “ vieni con me voglio mostrarti qualcosa”. Immediatamente, senza alcuna esitazione, tesi la mano ed afferrai quella che mi veniva porta. Ebbi allora l’impressione di venir sollevato e di lasciare il mio corpo, e mi volsi e vidi il mio corpo che giaceva sul letto mentre io salivo verso il soffitto. Nel momento in cui uscivo dal corpo presi la stessa forma che aveva la luce. Non era un corpo, ma una nuvola di fumo o vapore, la forma che io assunsi era però colorata. C’era dell’arancione, del giallo e un colore che non distinguevo bene, una tinta sul blu. La mia nuova forma spirituale non aveva una sagoma precisa, era più o meno circolare, ma aveva anche qualcosa che io chiamo una mano.

Lo so, perché quando la luce tese la mano verso di me io tesi a mia volta la mia. Eppure, il braccio e la mano del mio corpo fisico rimasero fermi: li vedevo sul letto, distesi lungo il corpo, mentre mi innalzavo verso la luce. Venni condotto fino al punto in cui c’era la luce e cominciammo ad attraversare il soffitto e la parete e la stanza dell’ospedale e ad avviarci lungo il corridoio. Attraversammo senza difficoltà porte e i muri, svanivano semplicemente al nostro avvicinarsi. Raggiungemmo la sala di rianimazione dell’ospedale. L’Essere di luce mi disse: “Ti troverai qui. Quando ti toglieranno dalla tavola operatoria… ti metteranno in quel letto, ma non ti risveglierà il più. Non saprai niente di quello che accadrà dopo il tuo ingresso nella sala operatoria fino al momento, poco tempo dopo, in cui verrò da te!” Non posso affermare che questo mi sia stato detto con parole. Non era una voce che udivo ma piu un impressione che ricevevo. Ma in modo tanto vivo che non mi sarebbe stato possibile dire che non l’avevo udita con le mie orecchie. Sapevo immediatamente di che cosa si trattava, che cosa voleva dirmi, non c’era dubbio. Voleva dirmi che quel letto, il letto a destra appena si entra dal corridoio, era il letto in cui mi sarei trovato morente.

Il motivo era che non voleva che io provassi paura quando il mio spirito avrebbe dovuto lasciare il corpo, voleva rassicurarmi affinché io non avessi timore, perché mi diceva che non sarebbe stato accanto a me subito, che prima avrei conosciuto altre esperienze, ma che egli avrebbe offuscato tutto quello che accadeva e infine sarebbe stato accanto a me. Così, dopo avermi detto questo, mi ricondusse nella mia camera d’ospedale e io vidi nuovamente il mio corpo che giaceva nell’’identica posizione in cui l’avevo lasciato, e di colpo rientrai nel mio corpo. Direi di essere stato fuori dal corpo per cinque o 10 minuti, ma il tempo non rientrava in quell’esperienza. La mattina dopo non avevo affatto paura, mentre mi rasavo notai che non tremava più la mano come mi accadeva da sei o otto settimane. Sapevo che sarei morto, e non avevo alcuna paura! Ero pronto! Giovedì il giorno prima dell’operazione, ero nella camera d’ospedale ed ero preoccupato per mia moglie e il mio ragazzo, un nipote adottato.

Decisi così di scrivere due lettere, una per mia moglie e una per mio nipote, per esprimere alcune delle mie preoccupazioni. Scrissi due pagine a mia moglie, e di colpo scoppiai a piangere. Sentii una presenza è dapprima pensai che forse avevo pianto tanto forte da disturbare una delle infermiere che era venuta a vedere che cosa stesse succedendo. Ma non avevo sentito aprire la porta. E di nuovo sentì quella presenza, ma questa volta non vidi nessuna luce : i pensieri o le parole vennero a me, come prima, e l’essere disse: “Jack perché piangi? Credevo ti sarebbe piaciuto venire con me”.
Io pensai:” Sì è così, voglio andare”. E la voce chiese “ allora perché piangi?”. Io dissi: “Siamo preoccupati per nostro nipote e ho paura che mia moglie non sappia come allevarlo. Sto cercando di esprimere quello che sento e quello che voglio lei faccia per il ragazzo. E sono preoccupato perché penso che forse la mia presenza l’avrebbe aiutato a trovare un equilibrio.”
Allora, da quella presenza, avvertì il pensiero: ”Poichè chiedi per qualcun altro, poiché pensi agli altri e non a Jack, ti concederò quello che vuoi. Vivrai fino a quando tuo nipote sarà un uomo.”

E poi non lo sentii più. Smisi di piangere e distrussi la lettera per evitare che mia moglie potesse trovarla casualmente. Quella sera il dottor Colleman venne a dirmi che pensava ci sarebbero state complicazioni per l’anestesia(a causa di una mia intolleranza) e che non dovevo meravigliarmi se al risveglio mi sarei visto intorno una quantità di tubi e fili. Non gli dissi che esperienza avevo vissuto. La mattina dopo, l’operazione fu lunga ma riuscì perfettamente e io ripresi conoscenza.

Il dottor Colleman era vicino a me e io gli dissi ”So dove sono, sono nel primo letto a destra entrando dal corridoio”.
Volevo dirgli che cos’era accaduto, ma subito dopo entrò il dottor White e chiese se ero sveglio e che cosa bisognava fare. Il dottor Colleman disse: ” Non bisogna fare niente, non sono mai stato tanto stupefatto. Eccomi qua con tutti i miei aggeggi e il paziente non ne ha bisogno!”. Il dottor white osservò: “ I miracoli succedono sà! ”. Quando potei levarmi a sedere e guardarmi intorno, vidi che ero nel letto che la luce mi aveva mostrato alcuni giorni prima.
Questo è avvenuto tre anni fa ma è vivido ora come lo era allora. Questa esperienza di premorte è stata la cosa più straordinaria che mi sia mai accaduta e ha cambiato molto le cose. Dopo quell’esperienza non ho più dubbi: so che c’è la vita oltre la morte.

(La vita oltre la vita e nuove ipotesi di Rymond Moody)