Il Senso della Vita

Il Senso della Vita

In GLI SPIRITI COMUNICANO CON NOI by Daniela Raguel

Il Senso della Vita : domande e risposte tratte dai libri di Allan Kardec

Tutti i brani riportati sono tratti da Il Libro degli Spiriti e dal Il Libro dei
Medium, di Allan Kardec

Domanda: L’uomo che commette un omicidio, sa, nello scegliere la sua esistenza, che diverrà assassino?
Risposta: No; egli sa che, scegliendo una vita di lotte, corre il rischio di uccidere un suo simile; ma ignora se lo farà, perché quasi sempre prima vi è esitazione e poi decisione in chi sta per commettere un delitto: ora, chi esita e poi decide intorno a una cosa, è sempre libero di farla o di non farla. Se lo Spirito sapesse anticipatamente che, come uomo, dovrà commettere un omicidio, vi sarebbe predestinato, mentre nessuno è predestinato al male,
e ogni delitto, come ogni altra azione, dipende sempre dalla volontà e dal libero arbitrio. Del resto, voi confondete sempre due cose diverse: gli avvenimenti materiali della vita e gli atti della vita morale. Se talora può esservi una certa fatalità, è negli avvenimenti materiali, la cui cagione è fuori di voi, e che non dipendono dalla vostra volontà; ma gli atti della vita morale emanano sempre dall’uomo stesso, che per conseguenza ha sempre
la libertà della scelta: per questi dunque non vi è mai fatalità.

Domanda: Ha l’uomo il diritto di disporre della sua vita?
Risposta: No; questo diritto è di Dio, Il suicidio volontario è una violazione della legge di conservazione.

Domanda: Il suicidio non è sempre volontario?
Risposta: Il pazzo, che si uccide, non sa quel che si faccia.

Domanda: Che pensare di coloro che si uccidono per disgusto della vita?
Risposta: Insensati! Perché non si diedero al lavoro? Non avrebbero trovata gravosa l’esistenza.

Domanda: Il suicidio è scusabile, quando il suicida ha lo scopo di impedire che l’onta ricada sui figli, o sulla famiglia?
Risposta: Chi lo commette fa male, ma crede di far bene, e Dio gliene terrà conto, poiché è un’espiazione, che si impone da sé. Egli attenua la sua colpa con l’intenzione; ma pur tuttavia la colpa è sempre colpa. Del resto, abolite gli abusi della vostra società e i vostri pregiudizi, e non avrete più di questi suicidi.

Domanda: Che pensare di colui che si toglie la vita quaggiù nella speranza di giungere così più presto ad una migliore?
Risposta: Follia! Faccia il bene, e allora sarà sicuro di arrivarvi, mentre in questo modo, ritarda la sua entrata in un modo migliore, perché egli stesso sarà costretto a chiedere di venire a terminare quella vita, che si è troncata per una falsa idea. Una colpa, qualunque sia, non apre mai l’accesso al santuario degli eletti.

Domanda: Il sacrificio della propria vita non è meritorio quando è fatto per salvare un altro, o per giovare in una maniera qualsiasi ai suoi simili?
Risposta: Il sacrificio della propria vita per il bene degli altri non è un suicidio, ma un atto sublime, se veramente utile, e non offuscato dall’orgoglio. Un sacrificio è tanto meritorio, quanto più è disinteressato; se talvolta chi lo compie ha segreti fini personali, allora ne scema il valore agli occhi di Dio.

Domanda: Alcuni non sfuggono ad un mortale pericolo che per cadere in un altro; sembrano che non possano evitare la morte: non è questa una fatalità?
Risposta: Di fatale, nel vero senso della parola, non c’è che l’istante della morte: quando esso è venuto, sia in un modo, sia in un altro, non ve ne potete esimere.

Domanda: Ciò posto, qualunque sia il pericolo che ne minaccia, non moriamo, se l’ora nostra non è suonata?
Risposta: Proprio così. Dio sa già prima di quale genere morrete, e spesso lo sa anche il vostro Spirito, giacché lo conobbe, quando fece la scelta della sua esistenza.

Domanda: Che cosa è il desiderio di vedere perpetuata la propria memoria con monumenti funebri?
Risposta: Un ultimo atto di orgoglio.

Domanda: La visita dei suoi cari alla tomba riesce allo Spirito più gradita che una preghiera fatta da loro nel segreto delle pareti domestiche?
Risposta: Quella visita è solo un modo di manifestare che essi pensano allo Spirito assente. Ve l’ho già detto: è la preghiera che santifica l’atto della memoria: poco importa il luogo dove essa si fa, purché sia fatta col cuore.

Domanda: In che modo l’anima, che non ha conseguito la perfezione durante la vita corporea, può finire di purificarsi?
Risposta: Col subire nuove esistenze-

Domanda: Come compie l’anima queste nuove esistenze? Forse trasformandosi, ma rimanendo sempre allo stato di Spirito?
Risposta: L’anima, purificandosi, soggiace senza dubbio a trasformazione; ma per purificarsi le occorre la prova della vita corporea.

Domanda: Dunque l’anima ha più esistenze corporee?
Risposta: Sì: noi tutti abbiamo avuto parecchie esistenze. Coloro che dicono il contrario, vogliono mantenervi nell’ignoranza, in cui sono essi stessi.

Domanda: Da questo principio sembra risultare che l’anima, dopo aver abbandonato un corpo, ne prenda un altro: il che vuol dire che essa si reincarna in un nuovo corpo. E’ così che va inteso?
Risposta: Precisamente.

Domanda: Qual è lo scopo della reincarnazione?
Risposta: Espiazione e miglioramento progressivo dell’umanità; senza di che, dove sarebbe la giustizia?

Domanda: Il numero delle esistenze corporee è limitato, o invece lo Spirito si reincarna perpetuamente?
Risposta: Ad ogni nuova esistenza lo Spirito fa un passo nella via del progresso; quando poi si è spogliato di tutte le sue imperfezioni, non ha più bisogno delle prove della vita corporea.

Domanda: Il numero delle incarnazioni è lo stesso per tutti gli Spiriti?
Risposta: No: chi progredisce rapidamente, si risparmia nuove prove. In ogni modo queste incarnazioni successive sono sempre numerosissime, poiché il progresso è quasi infinito.

Domanda: Che diventa lo Spirito dopo la sua ultima incarnazione?
Risposta: Spirito beato, perché puro .

Domanda: Conoscono gli Spiriti il tempo in cui si reincarneranno?
Risposta: Lo presentono, come il cieco sente il fuoco, a cui si avvicina. Sanno che devono riprendere un corpo, come voi sapete che un giorno dovete morire, ma senza conoscere quando ciò avverrà.

Domanda: Dunque la reincarnazione è una necessità della vita spiritica, come la morte della vita corporea?
Risposta: Proprio così.

Domanda: Può lo Spirito affrettare, o ritardare il momento della sua reincarnazione?
Risposta: Può affrettarlo col desiderio, e può ritardarlo con l’indietreggiare dinanzi alla prova, poiché anche tra gli Spiriti vi sono i vili e gli infingardi; ma di questa infingardaggine e viltà paga il fio, poiché soffre come chi respinge un rimedio, che lo può guarire.

Domanda: Lo Spirito ha la facoltà di scegliere anche il corpo nel quale entrerà, o solamente il genere di vita che dovrà servirgli di prova?
Risposta: L’una cosa e l’altra, poiché le imperfezioni del corpo sono tanti mezzi per progredire, quando si vincano gli ostacoli che si presentano.

Domanda: Potrebbe avvenire che un feto nascituro non trovi uno Spirito, che volesse incarnarsi in lui?
Risposta: Il feto, ove debba nascere vitale, è sempre predestinato ad albergare un’anima; nessuna cosa si crea senza ragione.

Domanda: Quando avviene l’unione dell’anima dal corpo?
Risposta: Essa incomincia alla concezione, ma non è perfetta che al momento della nascita. Dall’istante della concezione, lo Spirito che abiterà quel corpo, vi è unito per un legame fluidico, che diviene sempre più forte fino al punto nel quale il bambino vede la luce. Il grido che allora sfugge al neonato annuncia che egli fa parte dei viventi e dei servi di Dio.

Domanda: L’unione dello Spirito col corpo è indissolubile dal momento della concezione? Durante il periodo di gestazione potrebbe lo Spirito rinunziare ad incarnarsi in quel corpo?
Risposta: L’unione è indissolubile nel senso che nessun altro Spirito potrebbe sostituirsi al designato. Siccome, però, i legami di questa unione sono debolissimi, vengono facilmente rotti, anche per volontà dello Spirito stesso, il quale indietreggi dinanzi alla prova che ha scelto: e allora il neonato cessa di vivere.

Domanda: Che fa lo Spirito, se il corpo da lui scelto muore prima di nascere?
Risposta: Ne sceglie un altro.

Domanda: Qual è l’utilità di queste morti premature?
Risposta: Per lo più nessuna, poiché sono determinate dalle imperfezioni della materia.

Domanda: Che vantaggio può trarre uno Spirito dalla sua incarnazione in un corpo che muore pochi giorni dopo la nascita?
Risposta: Pochissimo o nessuno, poiché, non avendo egli ancora, può dirsi, coscienza della vita, l’importanza della morte è quasi nulla per lui; mentre, come vi abbiamo detto, questa spesso è una prova per i genitori.

Domanda: Conosce lo Spirito in precedenza che il corpo che sceglie non ha probabilità di vita?
Risposta: Qualche volta sì; ma se lo sceglie per questa ragione, vuol dire che recede dalla prova.

Domanda: Nell’intervallo che passa fra la concezione e la nascita, gode lo Spirito di tutte le sue facoltà?
Risposta: Più o meno secondo il tempo, poiché egli non è ancora incarnato, ma solo collegato al suo corpo. All’atto della concezione di questo, lo Spirito è colto dal turbamento che lo avverte che è venuto il tempo di cominciare una nuova esistenza, e questo turbamento va crescendo fino alla nascita, nel quale intervallo lo stato dello Spirito è pressappoco quello di un incarnato durante il sonno del corpo. A mano a mano che l’istante del nascere si avvicina, gli s’intorbidano sempre più le idee, e si cancellano le memorie del passato, del quale, nato che sia alla vita terrena, non ha più coscienza, ma
che poi gli risovvengono a poco a poco alla mente, quando sia tornato nel mondo degli Spiriti.

Domanda: Fra i bambini nati morti ce ne sono forse alcuni, che non erano destinati all’incarnazione di uno Spirito?
Risposta: Sì, ce ne sono di quelli che non erano destinati all’incarnazione di uno Spirito, e in questo caso la morte è una prova per i genitori.

Domanda: Un essere simile può nascere a tempo?
Risposta: Qualche volta sì; ma non vive mai.

Domanda: L’aborto procurato è un delitto in ogni tempo della gestazione?
Risposta: Sempre, poiché trasgredisce la legge di Dio chi impedisce a un’anima di sopportare le prove di cui il corpo doveva essere lo strumento.

Domanda: Vi sono alcuni la cui vita scorre in perfetta tranquillità, scevra della minima cura. Sarebbe segno che non hanno più nulla da espiare?
Risposta: … Sappiate altresì, che ciascuno dovrà rendere conto della volontaria inutilità della sua esistenza terrena, sempre fatale al suo avvenire.

Domanda: Nello stato erratico, prima d’intraprendere una nuova esistenza corporea, ha lo Spirito coscienza e prescienza delle cose che gli accadranno nel corso della nuova vita?
Risposta: Non è egli stesso che, facendo uso del libero arbitrio, sceglie il genere di prove, a cui vuole sottoporsi?

Domanda: Dunque non è Dio, che gli impone i triboli della vita come castigo?
Risposta: Non accade nulla senza il permesso di Dio, poiché egli solo ha stabilito tutte le leggi che reggono l’universo. Pretendereste forse di sapere perché ci abbia fatto una legge, piuttosto che un’altra? Concedendo allo Spirito la libertà della scelta, gli lascia tutta l’imputabilità delle sue azioni e delle loro conseguenze; al suo avvenire non si oppone: la via del bene gli è aperta come quella del male. Ma se lo Spirito soccombe alla prova, gli resta una consolazione: tutto non è finito per lui, e Dio nella sua bontà gli permette di rifare bene ciò che ha fatto malamente. Del resto, bisogno distinguere ciò che è opera della volontà di Dio, e ciò che è opera della volontà dell’uomo. Se un pericolo vi minaccia, non siete voi che lo avete creato, ma Iddio. Voi lo affrontate volontariamente, perché ci avete veduto un mezzo di avanzamento, e perché Dio ve lo ha permesso.

Domanda: Se lo Spirito ha la facoltà di scegliere il genere di prova che deve subire, ne segue forse che tutte le tribolazioni della sua vita sono state prevedute e scelte da lui?
Risposta: Avere la facoltà di scegliere il genere di prova non vuol dire poter prevedere tutto quanto ci accadrà nella vita sin nei piccoli particolari, poiché questi sono la conseguenza della nostra condizione, e spesso dei nostri propri atti. Se lo Spirito, poniamo il caso, ha voluto nascere tra malfattori, egli sapeva a quali tentazioni si esponeva, ma non ciascuna delle azioni, che egli avrebbe compiuto, e che sarebbero gli effetti della sua volontà o libero arbitrio. Lo Spirito sa che, scegliendo quella tale via, avrà da subire quel dato genere di lotta: sa dunque la natura delle vicissitudini che incontrerà, ma non sotto quale forma di casi gli si presenteranno. Gli accidenti particolari nascono dalle circostanze e dalla forza delle cose. Solo i grandi avvenimenti, quelli che hanno molto peso sul destino, sono preveduti dallo Spirito. Se prendete una strada irta d’inciampi, sapete di dover usare grandi precauzioni, perché correte pericolo di cadere; ma non sapete in quale luogo cadreste, e può darsi che non cadiate, se siete abbastanza
cauti. Se, passando per la via, vi cade una tegola sul capo, non crediate, come il volgo, che era scritto.

Domanda: Come mai uno Spirito può voler nascere fra gente di malaffare?
Risposta: Bisogna bene che sia mandato in un ambiente, dove possa subire la prova che ha chiesto. Dunque occorre una certa analogia: per lottare, ad esempio, contro l’istinto del male, è necessario che egli si trovi fra gente dedita al male.

Domanda: Nelle prove che ha da subire allo scopo di perfezionarsi, deve lo Spirito sperimentare ogni sorta di tentazioni, o, con altre parole, deve passare per tutte le circostanze, che possono eccitare in lui l’orgoglio, l’invidia, l’avarizia, la sensualità, e simili?
Risposta: No certamente, poiché sapete che ce ne sono di quelli che prendono sin da principio una via che li esime da molte prove, e che soltanto chi si lascia trascinare sulla cattiva strada corre tutti i pericoli che questa presenta. Uno Spirito, per esempio, può chiedere ed ottenere la ricchezza: allora egli, secondo il suo carattere, potrà diventare avaro o prodigo, egoista o generoso, o potrà darsi in braccio a tutti i piaceri della sensualità; ma questo non vuol dire che egli debba passare necessariamente per la trafila di tutte queste passioni.

Domanda: Come mai lo Spirito, che in origine è semplice, ignorante ed inesperto, può scegliere con cognizione di causa una maniera di esistenza, ed essere tenuto a rispondere della scelta?
Risposta: Iddio supplisce alla sua inesperienza, tracciandogli la strada che deve seguire, come fate voi per un bambino dalla culla; ma, secondo che se ne svolge il libero arbitrio, a poco a poco lo lascia padrone di scegliere. Allora avviene spesso che egli devii, prendendo la falsa strada, se non ascolta i consigli dei buoni Spiriti: ecco ciò che può dirsi la caduta dell’uomo.

Domanda: Gli Spiriti fanno la loro scelta immediatamente dopo la morte?
Risposta: No, poiché molti credono all’eternità delle pene, la qual cosa, come già fu detto, è un castigo.

Domanda: Chi dirige lo Spirito nella scelta delle prove che vuole subire?
Risposta: Egli stesso sceglie quelle che possono essere un’espiazione, secondo la natura dei suoi falli e possono farlo progredire più presto. Quindi alcuni s’impongono una vita di miserie e di privazioni col proposito di sopportarla con coraggio; altri vogliono sfidare le tentazioni della fortuna e della potenza, molto pericolose per l’abuso che se ne può fare, e per le cattive passioni che suscitano; altri infine tendono a ritemprarsi con le lotte, che l’uomo virtuoso deve combattere, se in contatto col vizio.

Domanda: Non sembra naturale scegliere le prove meno penose?
Risposta: Per voi sì; per lo Spirito no. Quando è sciolto dalla materia, cessa l’illusione, ed egli pensa in modo diverso.

Domanda: Dal momento che nello stato erratico lo Spirito studia le diverse condizioni in cui potrà progredire, come mai ce ne sono di quelli, che pensano di conseguire quel fine, nascendo, per esempio, tra gli antropofagi?
Risposta: Non sono Spiriti già progrediti quelli che nascono fra gli antropofagi, ma della stessa natura di costoro, od ancora più bassi.

Domanda: Un uomo che avesse fatto parte di un popolo civile, potrebbe per espiazione reincarnarsi in mezzo ad una razza selvaggia?
Risposta: Sì, ma secondo il genere di espiazione. Un padrone, che in una esistenza sia stato crudele coi suoi schiavi, potrà in un altra essere schiavo a sua volta, e soffrire i maltrattamenti che avrà fatto patire agli altri, come colui che abbia malamente comandato, potrà essere costretto ad ubbidire a coloro che nella vita gli erano subordinati. Sono espiazioni che Dio può imporre a chi abusa della sua potestà. Accade inoltre, talora, che uno Spirito buono scelga un’esistenza fra quei barbari per muoverli e guidarli sulla via del progresso: e allora è una missione.

Domanda: Quale può essere il compito di quelli che in terra sono volontariamente inutili?
Risposta: Quelli che vivono soltanto per sé, e non si sanno rendere utile ad alcuna cosa, sono poveri esseri da compiangere, perché espieranno crudelmente l’inutilità della loro esistenza: il loro castigo incomincia spesso già sulla terra con la noia e il disgusto della vita.

Domanda: Il presentimento è sempre un avviso dello Spirito protettore?
Risposta: Può essere il consiglio intimo e occulto di qualunque Spirito, che vi ami; ma, per lo più, viene dall’intuito delle prove che avete voluto subire: è la voce dell’istinto. Lo Spirito, prima d’incarnarsi, ha conosciuto le fasi principali della sua futura esistenza, cioè il genere di prove, cui stava per accingersi: ora, dunque, di quelle fra esse che hanno un carattere spiccato, serba dentro di sé una specie d’impressione, e questa, che è la voce dell’istinto, risvegliandosi, quando il fatto sta per avverarsi, diviene presentimento.

Domanda: Colui che, a torto o a ragione, ha fiducia nella virtù di un creduto talismano, non può con questa fiducia attrarre uno Spirito? Dal momento che l’efficacia sta nel pensiero, il talismano non potrebbe servire come un segno che aiuti a dirigerlo?
Risposta: Verissimo; ma la natura dello Spirito attratto dipende dalla purità della intenzione e dalla elevatezza dei sentimenti, ed è raro, che colui il quale è così semplice da credere alle virtù di un talismano, non abbia un fine materiale, piuttosto che uno morale. In tutti i casi il fatto dimostra una piccolezza e una bassezza d’idee, che attirano gli Spiriti imperfetti e beffardi.

Domanda: Da dove vengono all’uomo le sue qualità buone o cattive?
Risposta: Dallo Spirito, di cui è l’incarnazione. Quanto più lo Spirito è puro, tanto più l’uomo è portato al bene.

Domanda: Ne deriva, dunque, che l’uomo dabbene è l’incarnazione di uno Spirito buono, e l’uomo malvagio quello di uno Spirito cattivo?
Risposta: Sì; ma invece di Spirito cattivo, dite piuttosto Spirito ancora imperfetto, altrimenti potreste far credere che esistano quegli Spiriti sempre cattivi che il volgo ignorante chiama demoni.

Domanda: Qual è il carattere delle persone, in cui siano incarnati spiriti leggeri?
Risposta: Frivolo, caparbio, e qualche volta malvagio.

Domanda: Perché uomini intelligentissimi, il che palesa in essi uno Spirito superiore, sono qualche volta profondamente viziosi?
Risposta: Perché lo Spirito incarnato in essi non è abbastanza puro, e cede alle suggestioni di altri Spiriti inferiori. Lo Spirito si eleva a passi insensibili, ma il suo progresso non avviene contemporaneamente in tutti i versi; ora progredisce in sapere, ora in moralità.

Domanda: Ci sono alcuni che, senza essere propriamente cattivi, col loro carattere fanno infelici tutti coloro che li circondano. Quale sarà la loro sorte?
Risposta: Costoro non sono buoni di certo: come Spiriti liberi patiranno per la vista di quelli che avranno reso infelici, e poi, in un’altra esistenza, soffriranno quanto avranno fatto soffrire gli altri.

Domanda: Due esseri che si sono conosciuti ed amati in una esistenza corporea, possono ritrovarsi e riconoscersi in un’altra?
Risposta: Riconoscersi no, ma essere attratti l’uno verso l’altro sì; e questa è sovente la sola causa degli intimi legami fondati sopra un affetto sincero. Due esseri sono portati a incontrarsi da circostanze in apparenza fortuite, ma che in realtà sono il risultato della vicendevole attrazione di due Spiriti, i quali si cercano fra la moltitudine degli umani.

Domanda: La simpatia è prodotta sempre da conoscenza anteriore?
Risposta: No, due Spiriti incarnati o disincarnati, i cui sentimenti sono in perfetta armonia, si possono cercare naturalmente, anche senza essersi conosciuti prima.

Domanda: Gli incontri, che si fanno talvolta di certe persone, e si attribuiscono al caso, non sarebbero invece l’effetto di rapporti simpatici?
Risposta: Fra gli esseri pensanti esistono legami che voi non conoscete ancora. Il magnetismo è il pilota di questa scienza, che comprenderete meglio più tardi.

Domanda: Da che proviene la ripulsione istintiva, che noi spesso proviamo per qualcuno anche al solo vederlo?
Risposta: Dall’antipatia degli Spiriti, che s’indovinano e si intendono, senza bisogno di parole.

Domanda: L’antipatia istintiva è segno di natura perversa?
Risposta: No, perché può nascere dal contrasto che c’è nel loro modo di pensare; ma, a seconda che gli Spiriti si elevino, i contrasti si dileguano, e sparisce l’antipatia.

Domanda: L’antipatia fra due Spiriti nasce prima nel più cattivo, o nel migliore?
Risposta: In tutti e due nello stesso tempo, ma per cause diverse e con diversi effetti. Uno Spirito cattivo vede di malocchio chiunque possa giudicarlo e smascherarlo, e in esso l’antipatia diventa odio, che gli ispira il desiderio di fare il male. Lo Spirito buono, al contrario, ha ripugnanza per il cattivo, sapendo di non essere da lui compreso, e conoscendo quanto siano volgari i suoi sentimenti, ma, forte della sua superiorità, non lo odia: lo evita e lo compiange.

Domanda: Quale vizio può essere considerato fra tutti come cardinale?
Risposta: Lo abbiamo detto più volte: l’egoismo, da cui deriva ogni male. Studiate tutti i vizi, e lo ritroverete in fondo a tutti. Pertanto avrete un bel combatterli, ma non giungerete ad estirparli, fino a che non curerete il male alla radice, fino a che non ne avrete distrutta la causa. Tendano dunque tutti i vostri sforzi a questo fine, perché in esso sta la vera, paurosa piaga della vostra società. Chi vuole approssimarsi in questa vita alla perfezione morale, strappi dal suo cuore ogni sentimento egoistico, poiché l’egoismo è incompatibile con la giustizia, la carità e l’amore, e soffoca ogni altra virtù.