IL CONFINE nell'Esperienza PREMORTE

IL CONFINE NELL’ESPERIENZA PREMORTE

In NDE ESPERIENZE DI PREMORTE by Daniela A.R. Comments

IL CONFINE NELL’ESPERIENZA PREMORTE

Primo caso:

Avevo avuto una crisi cardiaca, e mi trovai in una vuota oscurità e sapevo di essermi lasciata dietro il corpo fisico.

Sapevo che stavo morendo e pensai: “Dio, ho fatto sempre tutto quello che ho potuto, ti prego aiutami.” Subito usciì da quell’oscurità, attraverso una pallida luce grigia, e continuai ad andare avanti, scivolando e muovendomi in fretta. Di fronte a me, lontano, vedevo una nebbia grigia e correvo verso di lei. Mi sembrava di non andare mai abbastanza veloce e come mi avvicinavo alla nebbia potevo vedervi attraverso. Oltre la nebbia c’era gente e tutti erano come sono sulla terra e vidi anche qualcosa di simile a edifici. Tutto era avvolta in una luce straordinaria: un vivo, dorato splendore, ma un colore soffice, non come il color oro abbagliante che conosciamo sulla terra.

Avvicinandomi, sentii con sicurezza che stavo per attraversare la nebbia. Era una sensazione meravigliosa, gioiosa: non ci sono parole per descriverla. Ma non era venuta la mia ora perché di colpo, dall’altro lato, apparve mio zio Carlo morto da molti anni. Mi sbarrò il passo dicendo:”Torna indietro, il tuo lavoro sulla terra non è ancora compiuto. Torna ora!!!”

Non volevo tornare indietro, ma non avevo scelta e subito mi ritrovai nel mio corpo. Avvertii un dolore terribile al petto e sentii il mio bambino che piangeva supplicando: ” Dio, ridarmi la mia mamma!”

Secondo caso:

L’esperienza ebbe luogo durante la nascita del mio primo figlio. All’ottavo mese di gravidanza mi venne quello che il dottore chiamò uno stato tossico, consigliandomi di entrare in ospedale dove avrebbe provocato il parto. Subito dopo la nascita del bambino ebbi una violenta emorragia e il dottore faticò a fermarla.

Ero consapevole di quello che stava accadendo perché, essendo io stessa infermiera, capivo che pericolo corressi. Poi persi conoscenza e sentii un rumore fastidioso, come un ronzio.

Mi parve di trovarmi su una nave o su un piccolo vascello in viaggio verso la riva opposta di una vasta distesa d’acqua. Sull’altra sponda vedevo tutti i miei cari defunti: mia madre, mio padre, mia sorella e altri ancora. Li vedevo, vedevo i loro volti com’erano quando erano sulla terra. Sembrava mi facessero cenno di raggiungerli e io dicevo:”No, non sono ancora pronta a raggiungerli. Non voglio morire. Non sono pronta ad andarmene.”

Era un’esperienza stranissima perché contemporaneamente vedevo le infermiere e i dottori che si davano da fare per arrestare l’emorragia. Mi pareva di essere una spettatrice e non la persona, il corpo, che loro curavano. Cercavo con tutte le mie forze di dire al dottore: ”Non morirò” ,ma nessuno mi sentiva.

Tutto : i dottori, le infermiere, la sala parto, la nave, l’acqua, la spiaggia sull’altra riva, tutto sembrava un agglomerato. Era tutto insieme, come se una scena fosse sovrapposta all’altra.

Infine la barca raggiunse quasi la spiaggia opposta, ma proprio prima di toccarla si volse e tornò indietro. Riuscii finalmente a comunicare con il dottore e gli stavo dicendo:”Non morirò”. Credo sia stato allora che mi sono ripresa e il dottore spiegò che cosa era accaduto: avevo avuto un’emorragia e credevano che io fossi perduta, ma ora ero fuori pericolo.

Terzo caso:

Ero stato ricoverato in un ospedale a causa di una grave disfunzione renale e rimase in coma per una settimana circa. I dottori dubitavano di potermi salvare. Mentre ero in coma, mi parve di venir sollevato, come se non avessi un corpo fisico. Mi apparve una luce bianca e brillante. La luce era tanto brillante che non potevo vedere nulla attraverso ma la sua presenza era rasserenante, meraviglioso. Non c’è sulla terra nulla di paragonabile.

In presenza della luce, mi giunsero alla mente queste parole, o pensieri:” Vuoi morire?”. E io risposi che non lo sapevo perché non sapevo niente della morte. Allora la luce disse: ”Oltrepassa questa linea e saprai”. Sapevo dove fosse la linea, davanti a me, anche se non potevo vederla. Mentre oltrepassato la linea venni preso dai sentimenti più meravigliosi: di pace, di tranquillità, di liberazione da ogni ansia.

Quarto caso:

Venni portato in ospedale per quella che definivano una gravissima infiammazione e il dottore disse che non ce l’avrei fatta.

Chiamò i miei parenti dicendo che non avrei vissuto ancora per molto. Vennero e si radunarono attorno al mio letto, il dottore pensava che io stessi morendo e loro sembravano allontanarsi da me. Sembrava che fossero loro a ritirarsi da me e non io ad allontanarmi da loro. Tutto si faceva sempre più spento e opaco, ma li vedevo. Poi persi conoscenza e non mi parve di sapere più nulla di quello che accadeva nella sala dell’ospedale. Mi trovavo invece in una specie di corridoio stretto, largo più o meno come questa sedia. Ci entravo appena, con le braccia abbandonate lungo il fianco. Ci entrai a testa in giù ed era buio, buio! Continuavo ad avanzare,a capofitto, e guardai in su e vidi una bella porta, lucida, senza maniglia.

Agli angoli della porta vedevo una luce vivissima, raggi di luce a fiotti come se tutti fossero felici la, e ballassero e si muovessero. Sembrava che ci fosse molto da fare la dentro. Guardai in alto e dissi ”Signore, eccomi. Se mi vuoi, prendimi.”

E mi rimandò indietro tanto in fretta che mi parve di restare senza fiato.

La vita oltre la vita – Raymond Moody

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