BAMBINA REINCARNATA

BAMBINA REINCARNATA

In KARMA E REINCARNAZIONE by Daniela A.R. Comments

BAMBINA REINCARNATA

Vanessa era un amabile bambina di sei anni che perse la vita nel 1961 investita da un’automobile.

La sua improvvisa morte sconvolse la famiglia. Sua madre in particolare rimase particolarmente colpita dalla scomparsa della figlia e desiderava ardentemente che potesse di nuovo essere insieme a lei. In quel periodo aveva un’idea molto vaga della reincarnazione.

 Dopo circa sei mesi dall’avvenimento, La sorella maggiore di Vanessa sognò che Vanessa sarebbe ritornato presso la famiglia e, quando due anni dopo la madre rimase incinta, sognò di nuovo la stessa cosa.

Nel 1964, quando Sharon si trovava nella sala parto per la nascita del nuovo bambino, il suo primo marito (il padre di tutti i suoi bambini) credette di udire la voce di Vanessa che distintamente diceva: “Papà sto tornando a casa”. 

La bambina Susanna quindi si trovò a nascere in una famiglia che aveva perduto una figlia solo pochi anni prima e che desiderava in un certo modo che la stessa bambina rinascesse presso di loro.

Quando Susanna ebbe due anni fece delle affermazioni che sembravano riferirsi alla vita di Vanessa. Quando qualcuno le chiedeva quanti anni avesse, lei rispondeva sei (l’età di Vanessa al momento della morte). La sua convinzione di essere più cresciuta di quanto fosse in realtà persistette fino ai cinque anni poiché a quell’età insisteva di essere più grande del fratello Riccardo che aveva 11 anni. Vanessa aveva avuto tre anni in più di Riccardo per cui l’affermazione di Susanna poteva essere considerata giusta dal punto di vista di Vanessa ma ovviamente errata considerando la sua età in rapporto a quella di Riccardo.

Susanna espresse un notevole interesse per due fotografie di Vanessa dicendo: “Questa sono io”. La mamma Sharon credette di averle detto dopo che quelle erano le foto di Vanessa ma sicuramente non credeva che Susanna fosse la reincarnazione di Vanessa. Non solo Susanna si identificava con quelle foto, ma insisteva anche nel volerle tenere. Ne mise una vicino al letto e continuò a portarsi appresso l’altra dicendo che quella era una foto sua. Susanna non chiese mai di essere chiamata Vanessa, ma, in una occasione, quando poteva appena scarabocchiare prese una matita colorata e, sulla porta della cucina scrisse la parola Vanni. Durante lo stesso periodo Susanna spesso impiegava la frase “Quando andavo a scuola”, riferendo così anche a quando si divertiva andando sull’altalena della scuola. In verità Susanna non era ancora mai andata a scuola e, sebbene fosse andata sull’altalena nel giardino dei suoi genitori, non era mai stata su quella della scuola.

Vanessa, d’altro canto, prima di essere uccisa già andava a scuola e, le piaceva andare sull’altalena. Quando Vanessa era ancora presente la mamma Sharon aveva un recipiente per i biscotti su cui coperchio vi era un disegno di un gatto. Giocando con i figli, se qualcuno di loro voleva un biscotto, lei chiedeva al gatto quanti biscotti doveva avere il bimbo, imitando poi il gatto con una voce un po’ stridula diceva: “Maoo, né puoi prendere uno”. (Il numero dei biscotti che la madre concedeva variava a seconda dei meriti o della fame dei bambini). Dopo la morte di Vanessa la signora mise via quel recipiente e se ne dimenticò, rimase impacchettato e nascosto per diversi anni. Quando Susanna aveva circa quattro anni la madre riprese il recipiente e lo riempì di biscotti. Susanna allora le chiese un biscotto. Senza rendersi conto che Susanna non poteva saper niente del gioco del gatto sul coperchio del recipiente la signora Sharon lì per lì le chiese: “Bene, ma cosa dice il micio?”. Al che Susanna le rispose riempendola di sorpresa: “Maoo, né puoi prendere uno”.

Dopo questo avvenimento Susanna riferì anche altri eventi a cui Vanessa aveva partecipato. Una volta descrisse di quando era andata, con altri familiari, in una spiaggia e avevano catturato un granchio e proseguì nominando i nomi dei presenti. La mamma Sharon, in effetti, si ricordava che la famiglia si era recata su una spiaggia nello Stato di Washington l’anno precedente della morte di Vanessa. Avevano giocato con le onde, con la sabbia, avevano trovato delle conchiglie e cercato certi molluschi. Sharon, tuttavia non si ricordava che avessero catturato anche un granchio. Susanna nominò correttamente tre delle quattro persone presenti.

Susanna inoltre disse di ricordarsi di aver giocato in un pascolo con sua sorella maggiore, che non aveva paura dei cavalli e che una volta aveva camminato addirittura sotto uno di essi. Tutto ciò corrispondeva esattamente a quello che aveva fatto Vanessa.

La mamma le chiese se si ricordava di un ragazzino chiamato Gregori che viveva dall’altra parte della strada. Susanna le rispose: “Sì mi ricordo di Greggi. Giocavo spesso con lui”. Greggi era il diminutivo di Gregori ma la madre non l’aveva mai menzionato.

La madre le chiese anche se si ricordava dello zio Giorgio, che abitava all’inizio della strada. Susanna non si ricordava della casa dello zio ma di lui si e aggiunse: “Spesso, prima di andare a scuola ci fermavamo da lui per giocare un po’”. Questo in effetti corrispondeva ad una abitudine di Vanessa che aveva ripetuto anche il giorno in cui venne uccisa. Devo precisare che, mentre sia Gregori che lo zio Giorgio vivevano nella medesima città di Vanessa, Susanna era nata ed era vissuta in un’altra cittadina.

Riportiamo un altro esempio: una volta la mamma disse a Susanna  che forse si era perduta un paio di scarpe nuove in un campo. Udendo questo Susanna si mise a ridere dicendo che non le importava granché di aver perduto quel paio di scarpe e aggiunse: “Dovresti andare in città a comprarne un altro paio”. Questo era un evento accaduto a Vanessa che, appunto, si era perduta un paio di scarpe mentre si trovava in un campo e lo stesso giorno  la madre andò in città a ricomprarle.

Verso la fine del 1969 credetti di aver saputo tutto ciò che c’era da sapere su questo caso. Quando tuttavia rincontrai la mamma di Susanna al fine di controllare nuovamente alcuni particolari e venire a conoscenza di ulteriori sviluppi del caso: venni a sapere che Susanna aveva richiamato alla memoria un altro avvenimento della vita di Vanessa. Susanna raccontò alla madre di una volta (in quanto Vanessa) in cui erano andati a giocare a bowling. Mentre sua madre stava giocando, Vanessa era rimasta in una zona dell’edificio dove si vendevano cibi e canditi, e si divertiva a correre in avanti e indietro fra questo posto e il luogo in cui si trovava la madre. Il caso volle che vi fosse anche un ragazzino che, correndo insieme a lei, alla fine le diede un bacio. La mamma si ricordava bene dell’episodio anche perché il fatto aveva notevolmente infastidito suo marito quando glielo riferi’.
Susanna non disse mai direttamente “Io sono Vanessa”. Si avvicinò a questa affermazione quando ritenne che le fotografie di Vanessa che le furono mostrate ritraessero proprio lei. I suoi ricordi, a detta della madre, sembravano appartenere a “molto tempo prima”.

Si ricordava di aver fatto delle cose che Vanessa aveva effettivamente compiuto, ma Susanna no.

I ricordi della bimba, tuttavia, non sembravano organizzati in modo coerente, da un altro punto di vista potremmo dire che, sebbene Susanna avesse dei ricordi di una vita precedente, non sembrava consapevole di avere effettivamente vissuto prima.
Susanna imparava molto rapidamente, così tanto che la madre in una lettera mi scrisse “A volte ho la sensazione che quando Susanna impara qualcosa di nuovo, non faccia altro che ricordarlo, come se l’avesse sempre saputo”.
La madre di Susanna aveva notato due caratteristiche della personalità che, secondo lei, avvicinavano di molto Susanna a Vanessa. Entrambe erano delle ragazze aggressive e dotate di buona coordinazione. Poteva distinguere queste caratteristiche grazie al confronto con la comune sorella maggiore, che appariva, al contrario timida e dotata di scarsa coordinazione. Susanna però non assomigliava fisicamente a Vanessa. Quest’ultima aveva capelli rossi e gli occhi molto scuri mentre Susanna aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri. Entrambe avevano ereditato dal padre una certa peluria sulla schiena mentre gli altri figli ne erano privi. Susanna aveva anche dei leggeri segni di nascita sull’anca sinistra che corrispondevano alle ferite più gravi subite da Vanessa durante l’incidente automobilistico che le costò la vita.

Questo è uno dei numerosi casi avvenuti in America in cui il retroterra religioso dei soggetti non si mostrava affatto favorevole all’ipotesi  della reincarnazione. La famiglia in questione, per esempio, apparteneva ad una chiesa cristiana che nega decisamente la possibilità della reincarnazione.

Inoltre la mamma di Susanna  mi assicurò che fino al momento della mia visita, avvenuta all’inizio dell’estate del 1969, non aveva mai rivelato ai suoi figli la sua idea che Susanna fosse la reincarnazione di Vanessa.

 

Ian Stevenson* – Bambini che Ricordano altre vite

 

Nota* Ian Stevenson è professore di psichiatria e direttore della divisione studi della personalità all’university of Virginia. È il più noto studioso della Reincarnazione.

 

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