SPIRITI SOFFERENTI, Salvato da un Angelo

SPIRITI SOFFERENTI – GLI SPIRITI COMUNICANO CON NOI

In GLI SPIRITI COMUNICANO CON NOI by Daniela A.R. Comments

SPIRITI SOFFERENTI – GLI SPIRITI COMUNICANO CON NOI :

-Il castigo-

Esposizione generale dello stato dei colpevoli al loro ingresso nel mondo degli Spiriti, dettata alla Società Spiritista di Parigi nell’ottobre 1860.
«Gli spiriti malvagi, egoisti e duri sono, subito dopo la morte, abbandonati ad un dubbio crudele circa il loro destino presente e futuro; si guardano intorno; all’inizio non vedono alcun soggetto sul quale sfogare la loro malvagità, e la disperazione si impadronisce di loro, poiché l’isolamento e l’inazione sono
intollerabili per gli Spiriti cattivi; non innalzano lo sguardo verso i luoghi abitati dai puri Spiriti; considerano ciò che li circonda e, colpiti ben presto dall’abbattimento degli Spiriti deboli e puniti, si aggrappano a loro come a una preda, deridendoli continuamente per le loro colpe passate.

Poiché questa beffa non basta, si precipitano sulla terra come avvoltoi affamati; cercano tra gli uomini l’anima che cederà più facilmente alle loro tentazioni; se ne impadroniscono, esaltano le sue bramosie, si sforzano di spegnere la sua fede in Dio e quando, finalmente padroni di una coscienza, si sentono sicuri della
preda, estendono il loro contagio fatale su tutto ciò che entra in contatto con la loro vittima.

Gli Spiriti malvagi che sfogano la loro rabbia sono quasi felici; soffrono solo nei momenti in cui non agiscono, e in quelli in cui il bene trionfa sul male. Tuttavia, i secoli passano; lo Spirito malvagio si sente invadere di colpo dalle tenebre; il suo cerchio d’azione si restringe; la sua coscienza, fino a quel
momento muta, gli fa provare le fitte strazianti del pentimento. Inattivo, trascinato dal turbine, erra e sente, come dicono le Scritture, i peli della sua carne rizzarsi per il terrore; ben presto in lui si fa un grande vuoto; è venuto il momento, deve espiare; la reincarnazione è là, minacciosa; egli vede, come in
un miraggio, le prove terribili che l’attendono; vorrebbe indietreggiare e avanza, è precipitato nell’abisso spalancato della vita, rotea atterrito fino a quando il velo dell’ignoranza ricade sui suoi occhi. Vive, agisce, è ancora colpevole; avverte un non so quale ricordo inquieto, presentimenti che lo fanno tremare, ma che non lo spingono a indietreggiare sulla via del male. Al termine delle sue forze e delle sue colpe, muore. Disteso su di un giaciglio o su
di un letto, l’uomo colpevole sente, sotto la sua immobilità apparente, tutto il suo essere rimescolarsi e vivere un mondo di sensazioni dimenticate. Sotto le palpebre chiuse, vede un barlume di luce e ode strani suoni; la sua anima, che
sta per lasciare il corpo, si agita impaziente mentre le sue mani contratte cercano di aggrapparsi alle lenzuola; vorrebbe parlare, vorrebbe gridare a quanti lo attorniano: Trattenetemi! Io vedo il castigo! Ma non può gridare: la morte si fissa sulle sue labbra bianche, e gli astanti dicono: Ecco, è in pace.

Ma egli sente tutto; fluttua attorno al suo corpo che non vorrebbe
abbandonare; una forza segreta lo attira; vede, riconosce ciò che ha già visto. Sperduto, si slancia nello spazio dove vorrebbe nascondersi. Ma non c’è scampo, non c’è riposo per lui. Altri Spiriti gli rendono il male che ha fatto, e castigato, deriso, confuso a sua volta, erra ed errerà fino a quando la luce divina penetrerà oltre al suo indurimento e lo illuminerà per mostrargli il Dio
della giustizia, il Dio che trionfa di tutti i mali, e che potrà placare soltanto a prezzo di gemiti e di espiazioni».
Lo Spirito si rivolge al medium, che l’aveva conosciuto da vivo:

«Ti narrerò ciò che ho sofferto quando sono morto. Il mio Spirito, trattenuto dal mio corpo per mezzo dei legami materiali, ha faticato moltissimo a liberarsene, e questa è stata una prima, dura angoscia. La vita che avevo lasciata a ventiquattro anni era ancora tanto forte in me che non credevo di averla perduta. Cercavo il mio corpo, ed ero sbalordito e spaventato di vedermi perduto in mezzo a questa folla di ombre. Finalmente la coscienza
del mio stato e la rivelazione delle colpe che avevo commesso in tutte le mie incarnazioni mi colpirono all’improvviso; una luce implacabile illuminò le pieghe più segrete della mia anima, che si sentiva nuda e in preda a una vergogna schiacciante. Cercavo di sottrarmi ad essa interessandomi agli oggetti nuovi, eppure conosciuti, che mi circondavano; gli Spiriti radiosi,
che fluttuavano nell’etere, mi davano l’idea di una felicità alla quale non potevo aspirare; forme oscure e desolate, le une precipitate in una disperazione cupa, le altre ironiche o furiose, si libravano attorno a me e sulla terra cui restavo ancora attaccato. Vedevo agitarsi gli umani, di cui invidiavo
l’ignoranza; tutto un ordine di sensazioni ignote o ritrovate mi invase di colpo. Trascinato da una forza irresistibile, cercando di fuggire quel dolore accanito, varcavo le distanze, gli elementi, gli ostacoli materiali, senza che le bellezze della natura e gli splendori celesti potessero placare per un solo istante lo strazio della mia coscienza e la paura che destava in me la
rivelazione dell’eternità. Un mortale può presentire le torture materiali per mezzo dei brividi della carne, ma i vostri fragili dolori, addolciti dalla speranza, temperati dalle distrazioni, uccisi dall’oblio, non potranno mai farvi comprendere le angosce di un’anima che soffre senza tregua, senza speranza,
senza pentimento. Ho trascorso un tempo di cui non saprei valutare la durata ad invidiare gli eletti di cui intravedevo lo splendore, a detestare ,gli Spiriti malvagi che mi perseguitavano, a disprezzare gli umani di cui vedevo le turpitudini, passando da un accasciamento profondo a una rivolta insensata.
Poi tu mi hai chiamato, e per la prima volta un sentimento dolce e tenero mi ha pacificato; ho ascoltato gli insegnamenti che ti danno le tue guide; la verità mi ha compenetrato, ho pregato; Dio mi ha ascoltato; mi si è rivelato nella sua clemenza, come si era rivelato nella sua giustizia».

Auguste Michel(Le Havre, marzo 1863) :

Era un giovanotto ricco, gaudente, che amava esclusivamente la vita
materiale. Benché fosse intelligente, il suo carattere lo portava a trascurare le cose serie. Privo di malignità, più buono che cattivo, era amato dai suoi compagni di piacere, e molto ricercato nell’alta società per le sue qualità di uomo di mondo; senza aver fatto del male, non aveva fatto del bene. E’ morto
cadendo dalla carrozza durante una passeggiata. Evocato pochi giorni dopo la morte da un medium che lo conosceva indirettamente, diede successivamente le seguenti comunicazioni:

8 marzo 1863. – «Mi sono appena distaccato dal mio corpo, perciò fatico a
parlarvi. La terribile caduta che ha fatto morire il mio corpo pone il mio Spirito in un grande turbamento. Sono inquieto, non so che cosa sarà di me, e questa incertezza è crudele. La spaventosa sofferenza provata dal mio corpo è niente in confronto al turbamento in cui mi trovo. Pregate perché Dio mi perdoni. Oh, quale dolore! Oh, grazia, mio Dio! Oh, quale dolore! Addio».

18 marzo. – «Sono già venuto a voi, ma non ho potuto parlarvi che a fatica.
Anche in questo momento mi è difficile comunicare con voi. Voi siete il solo medium al quale io posso chiedere preghiere perché la bontà di Dio mi tolga dal turbamento in cui mi trovo. Perché soffrire ancora, quando il mio corpo non soffre più? Perché questo dolore spaventoso, questa angoscia terribile
esistono tuttora? Pregate, oh, pregate che Dio mi dia pace! Oh, quale crudele incertezza! Sono ancora legato al mio corpo. Solo a fatica riesco a vedere dove posso essere; il mio corpo è là, perché io vi sono sempre? Venite a pregare su di lui, perché io sia liberato da questa stretta crudele. Dio vorrà perdonarmi,
spero. Vedo gli Spiriti che sono accanto a voi, e posso parlare per loro mezzo.
Pregate per me».

6 aprile. – «Sono io, che vengo a voi per chiedervi di pregare per me.
Bisognava venire sul luogo dove giace il mio corpo, pregare
l’Onnipotente di placare le mie sofferenze. Io soffro, oh, io soffro! Andate laggiù, è necessario, e rivolgete una preghiera al Signore perché mi conceda il perdono. Vedo che potrei essere più sereno, ma ritorno sempre al luogo dove è stato deposto ciò che era me».

Il medium, non rendendosi conto dell’insistenza dello Spirito che lo
sollecitava a recarsi a pregare sulla sua tomba, aveva trascurato di farlo.
Tuttavia vi andò più tardi, e ricevette la seguente comunicazione:

11 maggio. – «Vi aspettavo. Attendevo il momento in cui sareste venuto nel luogo dove il mio Spirito sembra inchiodato al suo involucro, per implorare il
Dio di misericordia perché con la sua bontà calmi le mie sofferenze. Voi potete farmi del bene con le vostre preghiere; non smettete, ve ne supplico.
Vedo che la mia vita è stata il contrario di ciò che avrebbe dovuto essere; vedo gli errori che ho commesso. Sono stato un essere inutile al mondo; non ho usato le mie facoltà per dare il buon esempio; il mio patrimonio è servito soltanto a soddisfare le mie passioni, il mio amore per il lusso e la vanità; non ho pensato che alle gioie del corpo, anziché alla mia anima. La misericordia di Dio scenderà su di me, povero Spirito che soffre ancora per le colpe terrene?
Pregate perché mi perdoni, perché io sia liberato dai dolori che provo ancora. Vi ringrazio di essere venuto a pregare su di me».

8 giugno. – «Vi posso parlare, e ringrazio Dio che lo permette. Ho veduto le mie colpe, e spero che Dio mi perdonerà. Seguite sempre la credenza che vi anima, perché vi riserba più tardi una pace che io non ho ancora. Grazie delle vostre preghiere. Arrivederci».

L’insistenza dello Spirito perché si andasse a pregare sulla sua tomba è un particolare straordinario, ma ha la sua ragione d’essere, se si considera quanto erano tenaci i legami che lo tenevano unito al corpo, e quanto è stata lunga e difficile la separazione, a causa della materialità della sua esistenza. Si comprende che, avvicinandosi al corpo, la preghiera poteva esercitare una
specie di azione magnetica più potente per facilitare il distacco. L’usanza generale di pregare accanto ai corpi dei defunti potrebbe provenire appunto dall’intuizione inconscia di questo effetto. L’efficacia della preghiera, in questo caso, avrebbe un risultato tanto morale che materiale.

LE RIVELAZIONI DEGLI SPIRITI  di Allan Kardec*

Nota* Allan Kardec – è il nome con cui è conosciuto uno dei grandi pensatori del Cristianesimo spiritista. Si Chiamava in realtà Hippolyte Lèon Denizard Rivail. Nato a Lyon in Francia(1804) da famiglia borghese che lo educa a principi forti, di onestà e virtù. Dopo i primi studi a Bourg, i genitori nel 1814 lo mandano a studiare nel prestigioso Istituto Pedagogico di Jean Henry Pestalozzi a Yverdon, sul lago di Neuchatel, in Svizzera. Nell’istituto si seguivano i principi naturalistici del grande filosofo Jean Jacques Rousseau: i giovani vi venivano educati senza il ricorso, a quel tempo abituale, a punizioni corporali.

Nel 1818 Lèon si diploma brillantemente: conosce, oltre al francese, l’inglese, il tedesco, e l’olandese e possiede una straordinaria preparazione etica e culturale. Fonda a Parigi una scuola ispirata alla Pedagogia di Pestalozzi. Nel 1831 pubblica il fondamentale studio ” Qual è il sistema di studio più in armonia con le necessità dell’ epoca? ” grazie al quale ottiene il Premio dell’ Accademia reale di Arras. Si dedicò alla pedagogia fino al 1848, quando iniziò a studiare lo Spiritismo. La sua piena conversione avvenne perô solo tra il 1854 ed 1855.
Le prime esperienze medianiche osservate da Lèon Denizard si verificarono in una non meglio precisata sera del maggio 1855 nella casa parigina della signora Plainemaison. Decise cosi di studiare razionalmente le legge che presiedono ai fenomeni spiritisti . Il 25 marzo 1856, dopo mesi di studi indefessi, aveva raccolto gran parte del materiale che andrà a costituire Il Libro degli Spiriti, diventando così il codificatore di quei fenomeni. Poco più di un mese dopo, il 30 aprile, seppe della sua missione dalla medium Aline C. Scelse lo pseudonimo Allan Kardec per i misteriosi legami che lo vincolavano a vite anteriori, ma soprattutto per non mischiare la sua opera di docente con il suo lavoro di codificatore spiritista.
Con straordinaria passione scrive Il Libro degli Spiriti, pubblicato nel 1857, conteneva 501 quesiti, stampati su doppia colonna, una per le domande, l’altra per le risposte degli spiriti.
Dal 1857 al 1869 si dedicò completamente al spiritismo: fondò nell’ aprile 1858, la Società parigina per gli Studi Spiritisti e, poco dopo, la Rivista Spiritista. Via via diede vita a un poderoso sistema di corrispondenza con diversi paesi, viaggiando e tenendo conferenze per stimolare la formazione di nuovi centri e per completare la sua missione di codificatore. Pubblicò altri quattro libri, che con il Libro degli Spiriti formano il cosiddetto Pentateuco Kardequiano: Libro dei Medium(1861)/Il Vangelo secondo lo Spiritismo(1864)/Il Cielo e l’Inferno(1865)/La Genesi(1868).
Nel pieno dell’attività quando non aveva ancora 65 anni, Allan Kardec disincarnò il 31 marzo 1869, per un aneurisma cerebrale.”

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