RICORDI DEL PARADISO, Ai Confini

RICORDI DEL PARADISO

In KARMA E REINCARNAZIONE by Daniela A.R. Comments

Queste testimonianze sono racconti di memorie di bambini piccoli che non hanno ancora camminato abbastanza in questa valle Terrena, dominata dall’ego, da far entrare la propria mente in conflitto con se stessa. In sostanza tutti questi bambini, che dimostrano di avere memoria di un’esistenza precedente alla loro nascita, hanno una mente quieta, una mente libera dal dubbio, perché il dubbio conduce al conflitto tra ciò che sentono dentro di sé e ciò che viene loro insegnato da troppi adulti.
Mia figlia Serena, ad esempio, quando era bambina, era solita durante il sonno parlare e conversare in una lingua ignota a tutti noi. Esprimeva i ricordi delle sue vite precedenti e in un’occasione, rendendosi comprensibile, disse a mia moglie: “Non sei la mia vera madre. Io ho già una madre e non sei tu”.
Mentre leggete queste testimonianze vi suggerisco di mettere in pratica un’indicazione che ho imparato da uno studioso indiano: “Abbiate una mente aperta a tutto e legata al nulla”.

Prima testimonianza:

A due anni mia figlia Silvia era già molto loquace. Mi guardava negli occhi ed esprimeva la felicità di essere con me e quanto le fossi mancata mentre era in attesa di giungere qui sulla terra per stare con me. Mi raccontava di come mi avesse osservato dall’oltre, sempre più emozionata, mentre si avvicinava il momento del suo arrivo. Quando ci penso mi manca ancora il fiato.
Silvia era una bambina molto tranquilla e alla mano (e lo è tuttora). Raramente l’ho vista turbata nel corso degli anni, ma le rare occasioni in cui è successo ha sempre pianto dicendo di voler “tornare a casa”. Il più delle volte è capitato quando eravamo a casa e dunque le chiedevo spiegazioni. Lei replicava che voleva tornare nel luogo in cui aveva vissuto prima di venire in questa vita: chiamava il Paradiso “casa”. Ricordo che allora la abbracciavo forte e le dicevo che andava tutto bene, che ero lì con lei. È una ragazzina così dolce e saggia! Mi sento molto fortunata e orgogliosa di essere qui con lei.

Seconda testimonianza.

Circa un anno fa io e mia figlia stavamo giocando con un cristallo di quarzo rosa. Lei sembrava felice e poi, d’un tratto, si rattristò. Le chiesi cosa non andasse e lei rispose: “Mi manca Dio”. Allora le chiesi perché le mancasse e lei si mise a spiegarmi che quando era nella caverna del drago (nome con il quale indicava il grembo materno) parlava continuamente con Dio. Mi disse: “Egli era amore puro”. A volte, continuò, le spuntavano le ali, e ancora: “Dio era sempre amore e mi faceva sentire così bene”.
Le spiegai che Dio era ancora con lei e così si rallegrò, alzò le braccia al cielo e mi disse fissandomi: “lo so, mamma, Dio è qui con noi adesso. Quello che mi manca è poterci parlare quando voglio”. Dissi: “Beh, non smettere di farlo, puoi parlarci tutte le volte che vuoi”.
Mia figlia ora ha tre anni e mezzo e ogni giorno interagisce con Dio. È una cosa di una tale forza che colpisce nel profondo!

Terza testimonianza.

Diversi anni fa-le mie tre ragazze erano ancora bambine-una sera misi a letto le due più piccole dicendo loro di stare tranquille e di addormentarsi. Molly aveva cinque anni e Carolina poco meno di due. Un’ora dopo sentii provenire dalla loro cameretta risatine e bisbigli, così andai la per sgridarle e farle dormire.
Appena fuori dalla porta mi fermai all’improvviso quando sentii Molly chiedere a Carolina se si ricordasse ancora di come fosse prima di nascere. “Sì” disse Carolina, “ricordo che ho scelto mamma, papà, Liliana e anche tè! Vi vedevo da su! Vedevo anche nonna e nonno. Sorridevano. Ho visto tutto.”
“Sii!” Esclamò Molly lentamente. “Oh Carolina, io inizio dimenticare!”
“Lo so.” Rimasero silenziose per diversi minuti, finché Molly riprese a fare le boccacce e a ridere, come faceva sempre per convincere la sorellina a giocare.

Quarta testimonianza.

A tre o quattro anni, talvolta mio figlio Casey aveva quelle che sembravano a tutti gli effetti crisi depressive. Un giorno, mentre cercavo di capire cosa lo tormentasse, mi disse che voleva solamente “tornare a casa”.
“Cosa intendi dire? Sei a casa!” Dissi io. Lui rispose che prima abitava con Dio che voleva tornare la, perché stare qui era difficile.
Quando gli chiesi come fosse stato vivere con Dio, lui mi spiegò che era bello perché ci si sentiva a casa e potevi sempre giocare e non poteva capitarti nulla di male. Per diversi mesi facemmo questo tipo di conversazione di tanto in tanto e ogni volta mi assicurai di ascoltarlo con molta attenzione. Casey è un bambino felice, sensibile, giocherellone e pieno di vitalità. Ormai ha dieci anni. Qualsiasi cosa gli stesse succedendo in quel periodo, parlarne lo ha aiutato molto. Dovrei anche dire che da bambino soffriva di coliche e spesso mi sono chiesta se non fosse causa della sua difficoltà ad adattarsi a questo mondo.

Quinta testimonianza.

Mio figlio Michael soffre di disturbo pervasivo dello sviluppo (DPS) e qualche volta è davvero molto duro per lui affrontare il mondo. Eppure, in questi nove anni, ha esternato più di una volta i suoi pensieri su Dio e il paradiso. Ad esempio, un paio di giorni fa, del tutto spontaneamente, ha iniziato a raccontare di come avesse aiutato Dio a scegliere le sue sorelline prima che arrivassero qui. Mi ha detto che Dio è di un bianco scintillante e prima che nascano i bambini pone in loro una forte luce azzurra che rimane per sempre. Ha detto anche che in cielo sono tutti bambini ed è “tutto amore” e ci sono Angeli ovunque. L’abilità linguistica con la quale Michael ha articolato tutto questo discorso è stata incredibile: un modo per ricordarci che Dio è sempre con lui anche se io non lo vedo a causa delle prove a cui ci sottopone.

Sesta testimonianza.

La mia Carolina, che ha quattro anni, mi parla di “persone morte nel retro dei miei occhi”, espressione che ha inventato lei. Mi ha detto che prima di nascere ricorda di essere stata una volta seduta in cerchio con gli Angeli suoi fratelli e sorelle e con sua madre Angelo a giocare a palla. Dice che è l’ultima volta che li ha visti e che è triste perché le manca tanto la sua famiglia angelica.

Settima testimonianza.

Ho avuto un’educazione molto religiosa e io ho scelto di lasciare che mia figlia Angelina decidesse più avanti come rapportarsi a Dio. Tuttavia, parlava sempre di Angeli e globi celesti e diceva di vedere aure e colori… Stava seduta lì, sorridente, e mi chiedeva se anch’io vedessi qualcosa: ero talmente affascinata! Diceva di vedere palle di luce sospesi in aria. A cinque anni le diagnosticarono l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione-iperattività). Un giorno scoppiò in lacrime e disse: “Perché Dio ha voluto rendere il mondo così difficile? Vorrei solo poter stare con Dio e gli Angeli!”. Non era la prima volta che esprimeva rammarico nei confronti di Dio e di come facesse andare le cose; era molto consapevole delle bruttezze del mondo. Un altro giorno le dissi: “Ti voglio tanto tanto bene”. “Io di più” replicò. Quindi dissi: “Eh, ma io ti ho amata da prima, da quando eri nella mia pancia”. Rispose: “No, no, ti ho voluto bene prima io, quando ero in cielo prima di arrivare nella tua pancia”. Mia figlia è la ragione per cui ho riscoperto la mia spiritualità (avevo abbandonato la Chiesa a quindici anni): ho trovato il modo di esprimere la mia fede attraverso di lei. Se lei non avesse riacceso in me quel sentimento, non avrei mai creduto alla forza dei messaggi di Dio e di come mi stessero guidando.

Ottava testimonianza.

A cinque anni, mio figlio Joseph si ruppe un braccio mentre cercava di “volare” lanciandosi dal lettino di suo fratello. Corse in camera dove lo trovai in lacrime, lo presi tra le braccia per consolarlo e gli chiesi: “Che cos’è successo?” Mi guardò con i suoi occhioni e mi chiese: “Quando riavrò le mie ali, mamma?” Gli spiegai che, in quanto essere umano, non avrebbe mai avuto le ali, ma avrebbe potuto far volare aquiloni e aerei giocattolo e così via. Al che scoppiò nuovamente a piangere e disse, tra i singhiozzi: “Le rivoglio! Adesso!” Non potei far altro che abbracciarlo finché non si calmò un po’, smise di piangere e poi, fissandomi, mi disse: “Va bene, mamma, mi è venuto in mente che Dio me l’aveva detto che le avrei avute indietro al ritorno dal mio incarico”.
Voglio raccontare anche di mia nipote Patrizia. Aveva quattro anni, quando mia madre morì e tutti provarono a spiegarle perché io fossi triste. Lei mi venne in grembo e mi chiese: “Dov’ è super nonnina?” Io le spiegai che era morta e risalita in Paradiso e allora lei replicò: “Allora è con Dio e gli Angeli!”… “Proprio così” dissi.
Ci pensò su per un momento, poi scese, si mise in piedi di fronte a me con le mani sui fianchi e domandò: “Ma allora perché sei triste?”
Ancora oggi quando mi capita di rattristarmi per mia madre mi risuona nelle orecchie quella domanda nella sua logica ferrea e subito mi riempio di gioia. Qualche giorno dopo, mia nipote mi tornò in braccio. “Sono contenta che non sei più triste zia” disse, “perché guarda che anche adesso mentre parliamo super nonnina potrebbe essere lì lì per tornare come bambino. Come lo chiamano?… è una parola con la R…”
“Reincarnazione?”
“Ecco, sì, brava, quella lì. È quella che ha detto Dio”.

Wayne W. Dyer  Ricordi dal Paradiso

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