ONORA IL PADRE E LA MADRE : istruzione dagli Spiriti

ONORA IL PADRE E LA MADRE : istruzione dagli Spiriti

In GLI SPIRITI COMUNICANO CON NOI by Daniela A.R. Comments

Onora il padre e la madre

I legami di sangue non costituiscono necessariamente legame fra gli spiriti. Il corpo nasce dal corpo, ma lo spirito non procede dallo spirito, poiché lo spirito esisteva prima della formazione del corpo. Non è il padre che crea lo spirito di suo figlio, egli non fa che fornirgli un involucro corporeo, ma deve contribuire al suo sviluppo intellettuale e morale per consentirgli di progredire.
Gli spiriti che si incarnano nella stessa famiglia, soprattutto fra parenti prossimi, sono spiriti dotati di reciproca simpatia, uniti da legame antecedenti che si manifestano nei loro affetti durante la vita terrena. Ma può anche accadere che questi spiriti siano del tutto estranei, divisi da antipatia egualmente antecedente che si manifestano con un loro antagonismo sulla terra che servirà loro da prova. I veri legami di famiglia non sono, perciò, quelli della consanguineità, ma quelli della simpatia e della comunione di idee che uniscono gli spiriti, prima, durante e dopo la loro incarnazione.

Ne consegue che due esseri nati da padri diversi possono essere più fratelli grazie allo spirito che se lo fossero per il sangue; possono attrarsi, ricercarsi, compiacersi di essere insieme, mentre due fratelli consanguinei possono anche respingersi.

Ci sono dunque due generi di famiglie, le famiglie unite da legami spirituali e quelle unite da legame corporali. Le prime sono durature e si fortificano grazie alla purificazione, perpetuandosi nel mondo degli spiriti mediante le diverse trasmigrazioni dell’anima; le seconde sono fragili come la materia, si estinguono col tempo, e spesso si sciolgono moralmente già nella vita attuale.

Dio ha detto:” Onorate vostro padre e vostra madre se volete vivere a lungo sulla terra che il Signore vostro Dio vi darà”.

Onorare il padre la madre non è soltanto rispettarli, è anche assisterli ove occorre, è procurare loro il riposo nei giorni della vecchiaia, è circondarli con l’affettuosa sollecitudine che essi hanno avuto per noi quando eravamo bambini.

È soprattutto nei confronti dei genitori poveri che si deve dimostrare la pietà filiale. Credono forse di mettere in pratica questo comandamento coloro che pensano di fare un grande sforzo dando loro soltanto quanto basta per non morire di fame, mentre per se stessi non si privano di nulla? Relegandoli magari nelle più piccole stanze della casa per non lasciarli in mezzo alla strada, mentre essi si riservano quanto vi è di meglio, le stanze più ampie e più comode? E ancora felici che non lo facciano senza il minimo garbo, e non li obblighino a pagare i giorni che restano loro da vivere scaricando sulle loro spalle le fatiche della casa! Toccherà, dunque, ai genitori vecchi deboli esseri servi dei figli giovani e forti?

La madre loro si è forse fatta pagare il latte con cui li hanno nutriti quando erano in culla? Ha messo loro in conto le veglie al loro capezzale quando erano ammalati? Il lavoro fatto per procurare loro ciò di cui avevano bisogno? No, non è soltanto lo stretto necessario che i figli devono ai loro genitori, ma sono anche, per quanto essi possono, le piccole gioie del superfluo, le premure affettuose, le cure delicate che sono solo gli interessi di quanto hanno ricevuto, il saldo di un debito sacro. Soltanto questa è la pietà filiale accettata da Dio.

Sventura a colui che dimentica quanto deve a chi lo ha sorretto nella sua debolezza, che insieme alla vita materiale gli ha dato anche la vita morale, che spesso si è imposto dure privazioni per assicurare il suo benessere; sventura all’ingrato, perché sarà punito con l’ingratitudine e l’abbandono, sarà colpito nei suoi affetti più cari, talvolta anche fin dalla vita presente, ma certo in un’altra esistenza dove dovrà ripagare ciò che ha fatto soffrire agli altri.

Taluni genitori, è vero, misconoscono i loro doveri e non sono quali dovrebbero essere per i loro figli; ma spetta a Dio punirli e non ai loro figli. Non tocca a loro rimproverarli, perché forse essi stessi hanno meritato che fosse così.

Se la carità impegna per legge a rendere il bene per il bene, ad essere indulgenti per le imperfezioni altrui, a non dir male del prossimo, a dimenticare e perdonare i torti ricevuti, ad amare anche i propri nemici, quanto sarà più grande tale legge in confronto dei propri genitori!
I figli devono dunque avere per regola della loro condotta verso tutti gli insegnamenti di Gesù nei riguardi del prossimo, e ancor di più verso i genitori.

L’ingratitudine è uno dei frutti più diretti dell’egoismo. Essa indigna sempre i cuori onesti, ma quella dei figli nei confronti dei genitori ha un carattere ancora più odioso.

Quando lo spirito abbandona la terra, porta con sé le passioni o le virtù proprie della sua natura, e si libra nello spazio per perfezionarsi o per mantenersi quale è fino al giorno in cui non voglia vedere la luce. Alcuni partono dunque recando con sé degli odi violenti o dei desideri di vendetta insoddisfatti; ma a qualcuno fra questi è permesso intravedere una parte della verità, e riconoscere gli effetti funesti delle loro passioni. È allora che prendono le buone decisioni e capiscono che, per andare da Dio, non vi è che una parola d’ordine: carità!

Ora, non vi può essere carità senza l’oblio degli oltraggi e delle ingiurie, né con l’odio nell’animo e senza aver perdonato.
Allora, con potente sforzo, guardano a coloro che sulla terra hanno detestato, ma, nel vederli, la loro animosità si risveglia, essi si ribellano all’idea di perdonarli, a quella di rinunciare a se stessi, e soprattutto a quella di amare coloro che forse hanno distrutto la loro fortuna, il loro onore, la loro famiglia. Tuttavia il cuore di questi sfortunati è scosso; esitano, sono indecisi, agitati da sentimenti opposti. Se le buone risoluzioni riescono a vincere, pregano Dio, implorano gli spiriti buoni di dar loro la forza nel momento decisivo della prova.
Finalmente, dopo anni di meditazioni e di preghiere, lo spirito vede che sta per nascere un’altra carne nella famiglia di colui che ha detestato, e ne approfitta per chiedere agli spiriti incaricati di trasmettere gli ordini superiori, di poter andare lui ad animare sulla terra quella carne che si sta formando.

Quale sarà, dunque, il suo comportamento in questa famiglia?

La sua condotta dipenderà più o meno dalla persistenza delle sue buone risoluzioni. Il contatto continuo con gli esseri che ha odiato è una terribile prova alla quale, talvolta, se la sua volontà non è abbastanza forte, egli soccombe. Così, a seconda che prevalga la buona o la cattiva risoluzione, sarà l’amico o il nemico di coloro fra i quali è chiamato a vivere.

Così si spiegano quell’odio, quelle repulsioni che si notano in certi bambini e che non sembrano giustificate da nessuna azione precedente. In realtà nulla in questa esistenza ha potuto provocare tale antipatia: per comprenderne le ragioni occorre guardare al passato.

Comprendete oggi, spiritisti, il grande compito dell’umanità?

Comprendete che quando vuoi create un corpo, l’anima che vi si incarna viene dallo spazio per progredire? Siete dunque coscienti dei vostri doveri e impiegate tutto il vostro amore per ravvicinare quell’anima a Dio: è questa la missione che vi è affidata e per la quale riceverete la ricompensa se saprete adempierla fedelmente.

Le vostre cure e l’educazione che voi darete contribuiranno al suo perfezionamento ed al suo benessere nel futuro. Pensate che ad ogni padre e ad ogni madre, Dio domanderà: “Che cosa hai fatto del bimbo affidato alle tue cure? Se sarà rimasto arretrato per colpa tua, il tuo castigo sarà quello di vederlo tra gli spiriti sofferenti, mentre solo da te dipendeva che fosse tra i felici”. Allora voi stessi, torturati dai rimorsi, chiederete di poter riparare la vostra colpa, solleciterete una nuova incarnazione, per voi e per lui, nella quale lo circonderete con le cure più assidue, e lui pieno di riconoscenza, ve ne renderà col suo amore.

Dunque, non rifiutate mai il bimbo che in culla che respinge la madre, né quello che vi ripaga con l’ingratitudine: non è stato il caso a farlo quale è, ne è stato il caso a darlo a voi.

Si rivela in lui un’imperfetta intuizione del passato dalla quale potrete capire che l’uno o l’altra ha molto odiato o è stato molto offeso, che l’uno o l’altro è tornato per espiare e perdonare. Madri! Abbracciate dunque il figlio che vi fa soffrire, e ditevi: uno di noi due è stato colpevole. Siate meritevoli delle gioie divine che Dio ha messo nella maternità, insegnando a quel bimbo che è sulla terra per perfezionarsi, per amare e benedire!

Ma purtroppo molti fra di voi, invece di eliminare con l’educazione e cattivi principi innati dalle esistenze precedenti, con colpevole debolezza o con noncuranza, mantengono e rafforzano questi principi stessi e, più tardi, col cuore ulcerato dall’ingratitudine dei vostri figli, comincerà per voi, fin da questa stessa vita, la vostra espiazione.

Fin dalla culla il bimbo pone in luce gli istinti buoni o cattivi che gli sono derivati dalle sue esistenze antecedenti; basta stare attenti a studiarli. Tutti i mali traggono origine dall’egoismo e dall’orgoglio; spiate, quindi, anche i minimi segni che rivelano il germe di questi vizi e datevi da fare per combatterli senza attendere che abbiano messo radici durevoli. Fate come il buon giardiniere che strappa le cattive gemme man mano che le vede apparire sull’albero.

Se lasciate crescere l’egoismo e l’orgoglio in vostro figlio, non vi stupite poi se sarete ripagati con ingratitudine. Ma quando i genitori hanno fatto tutto ciò che debbono per il progresso morale del loro figli, se non riescono ad ottenerlo, non hanno rimproveri da farsi e la loro coscienza può essere tranquilla. Dio riserva una grande, un’immensa consolazione al naturale dolore che provano per l’insuccesso dei loro sforzi, grazie alla certezza che non si tratta che di un ritardo: essi potranno un giorno completare in un’altra esistenza l’opera iniziata in questa VITA.

Allan Kardec*  Il Vangelo secondo gli spiriti

Nota: Allan Kardec dedicò tutto se stesso e gran parte della vita allo spiritismo. In pochi anni raccolse intorno a sé migliaia di seguaci. I testi di Kardec su questo argomento sono oggi i più venduti in tutto l’mondo. Il Vangelo secondo gli spiriti contiene la spiegazione delle massime morali di Cristo spiegato da spiriti evoluti.

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