LA MORTE

LA MORTE – PARLA L’ANGELO ARIEL

In L'ANGELO ARIEL by Daniela A.R. Comments

LA MORTE 

Risponde l’Angelo Ariel

L’autrice del libro,con l’aiuto di un medium spirituale (Stevan), è entrata in contatto con L’Angelo Ariel, e ha riportato il suo messaggio!

Linda: che cosa accade alle anime nel tempo esistente fra la morte e la reincarnazione in un altro corpo?

Ariel: La morte non è un processo istantaneo, e l’anima non la vive come tale. Sebbene esistano diversi parametri che la vostra comunità medica utilizza per stabilire il momento della morte, l’anima non si distacca istantaneamente dal corpo nel preciso momento.

La morte è solo l’arresto del metabolismo e della fisiologia del corpo a cui l’anima è stata associata lungo tutto il cammino della vita. È l’inizio di una sequenza di avvenimenti che potremmo chiamare fasi.
La prima di queste fasi è costituita dall’esperienza di un cambiamento delle vibrazioni dell’individuo. La parte inferiore di queste vibrazioni che costituiscono il legame con il corpo materiale, comincia a svanire. Anche in questo caso il processo non è istantaneo. Si estende lungo la struttura da voi definita tempo e varia a seconda del grado di associazione dell’anima alla sua identità fisica.

Tale aspetto della personalità umana, tuttavia, che conoscete e che abbiamo liberamente chiamato ego, cessa di esistere entro breve tempo dopo il compimento dell’esperienza chiamata morte. Ma è semplicemente l’anima stessa che comincia il processo di scissione dal corpo. L’anima resta in uno stato di razionale superiore, meno associato o meno connesso, accanto al corpo che sta abbandonando per un periodo di tempo durante il quale le persone più prossime al cuore del morente possono avvertirne la presenza. Tali persone possono percepire la presenza del loro caro anche quando il suo corpo non dà segni di vita.


Il distacco dal corpo ha una durata che può variare da un lasso temporale di alcuni minuti, ad alcune ore. In questo periodo la coscienza permane. Non si tratta però di una coscienza filtrata dall’ego, come voi la sperimentate nella vita, ma della coscienza che noi viviamo nel nostro regno.


Questa è l’inizio di una serie di fasi il cui numero varia a seconda dell’intensità del legame dell’anima all’esperienza di vita fisica che sta terminando. Quando la separazione dal corpo è terminata può esistere ancora un legame molto forte, in particolar modo con le persone care, i familiari, così come con le aree ricche di energia pregne d’amore, inclusi gli edifici, le case e le strutture.
Si verifica inoltre un processo di allontanamento, di rotture dei forti rapporti affettivi ancora presenti all’inizio di queste fasi. L’anima non vuole restare legata al corpo, ma può desiderare intensamente di mantenere i legami affettivi che esistono e con ciò che per lei è stato fonte d’amore nella vita. Tuttavia, così come esiste la necessità di distaccarsi dal corpo, esiste anche un gran bisogno di distanza, di separazione, di salutare tutto ciò che è caro, e di giungere allo scioglimento del legame che unisce ad esso.

L’unità di misura che definite tempo necessaria allo svolgimento di questo processo, è variabile, non esiste una formula prestabilita, in quanto tale processo può durare ore come anni.
Via via che ci si allontana dal legame con il corpo fisico e che ci si avvicina allo stato di unità totale, si verifica un aumento della vibrazione energetica dell’essenza che voi chiamate anima. Il processo implica la rimozione dall’anima di ciò che ancora rimane della sua associazione con il corpo e con le energie di coloro che si sono amati sulla terra. Il periodo di ciò che chiamate tempo necessario per l’intero processo può essere molto variabile, a seconda della persona della situazione e della fluidità del processo, è possibile che si verifichino periodi di pausa in cui tutti i rapporti passati vengono completati e risolti.

Linda: il momento in cui l’anima si trova in stretta vicinanza con il corpo dopo l’arresto metabolico, è forse quello in cui le persone amate ne avvertono la presenza?

Ariel: al momento del distacco l’anima può rimanere per un determinato periodo del vostro tempo, accanto a coloro per cui prova un intenso affetto e dai quali è stata amata. Ciò può essere facilmente percepito dalle persone amate che si trovano accanto al corpo del defunto, le quali possono sentirne la presenza. È anche possibile che queste sentano un brivido o abbiano freddo, o ancora che abbiano la consapevolezza che il defunto si è ancora vicino a loro. Ciò può verificarsi anche per periodi che chiamate giorni o settimane dopo la morte fisica.


Non è possibile prevedere la velocità di questa fase o il tempo necessario al suo completo svolgimento. Essa non riflette in alcun modo l’intensità dell’affetto o una sua mancanza, ma dipende da un processo di crescita proprio dell’anima e assolutamente soggettivo. Quando la separazione o la risoluzione del legame affettivo è compiuta, l’anima riesce ad allontanarsi maggiormente. A mano a mano che questa si allontana la sua essenza si distacca gradualmente dalla vibrazione della  forma umana per entrare in uno stato di unità, nel quale diviene parte di quel regno da cui ora stiamo comunicando con te.

 Linda: che cosa accade all’anima dopo il distacco dai suoi cari e dal suo corpo?

Ariel: il processo di cui stiamo parlando, che sottintende tutte le fasi che abbiamo descritto, consiste in un allontanamento dell’autocoscienza dalla prospettiva individuale che l’anima si è abituata a sperimentare nel suo corpo (quello che chiamiamo Ego) per avvicinarsi allo stato in cui farà parte dell’unità. Riferendoci al tempo come voi lo intendete, tale processo non è istantaneo. Procede alla velocità e secondo le modalità adatte alla singola anima. In sostanza, il processo consiste nel dimenticare gradualmente chi eri e ricordare altrettanto gradualmente chi sei, abbandonando tutto ciò che ha riconosciuto in una vita specifica, e lasciando emergere tutto ciò che conosce di questo universo, di questo regno.

Linda: è dunque lecito affermare che un’anima lascia il corpo senza vita per venire assorbita dall’unità di cui parli?

Ariel: si devono inevitabilmente usare troppe parole che non riescono a descrivere quello che vuoi sapere. Proviamo a pensare a una metafora, già impiegata in molti altri casi con persone a cui abbiamo tentato di spiegare la situazione, e che può forse soddisfare il tuo desiderio di sapere ciò che non si può esprimere a parole. Se paragoniamo l’anima incarnata all’acqua allo stato solido, vale a dire al ghiaccio, il suo stato liquido alle fasi di transizione che l’anima vive quando lascia il corpo, possiamo paragonare questo regno angelico al suo stato gassoso, cioè al vapore acqueo: in tutti i differenti stati, la sostanza che chiamate acqua è l’anima!

In punto di morte la vibrazione comincia ad aumentare, esattamente come la vibrazione dell’acqua aumenta all’aumentare della temperatura. Col passare del tempo, e a seconda della variazione di vibrazione e delle caratteristiche di ciò che chiamate atmosfera, il ghiaccio si scioglierà, quindi l’acqua evaporerà per poi, eventualmente, dissolversi nell’atmosfera. Tuttavia, l’acqua è sempre acqua. L’unica differenza è che, nel caso dell’acqua, le molecole si disperdono. L’anima, al contrario, quando la sua vibrazione aumenta e “si trasforma da solida liquida e poi in gas” è cosciente di mantenere la sua essenza anche nella forma non solida.

Linda: l’anima si ricorda chi era in vita, la vita che ha avuto quand’era un essere umano, le persone che l’hanno amata?

Ariel: quando l’anima lascia il corpo a cui è stata così profondamente legata: Si, si ricorda! In questa fase l’anima è portata a stare accanto a coloro che, nella vita, sono stati per lei oggetto e nello stesso tempo fonte d’amore. Spesso tenta di realizzare questo suo desiderio. Ricorrendo di nuovo all’analogia dell’acqua, quando l’acqua evapora l’intensità dell’amore ricevuto in vita viene osservato, seppur a livello di essenza.

L’unica cosa che si conserva quando si lascia il proprio corpo, è l’amore vissuto nell’intera vita. Il dolore, la paura, la colpa, lo odio e altri sentimenti simili restano presenti nella fase “liquida di cui stiamo parlando, ma scompaiono quando l’anima passa alla fase “gassosa”.

Linda: ho visto un programma televisivo intitolato “Storie di Angeli”, in cui c’era un giovane uomo infuriato per la perdita della sorella. Chiese perché la donna, che aveva un futuro molto promettente, era stata presa da Dio. Riferì di aver comunicato con un Angelo che gli aveva spiegato che talvolta Dio raccoglie i fiori più splendenti del giardino terreno. L’uomo non aveva chiesto perché. Io vorrei chiedere, prima di tutto, se è vero, e in tal caso perché?

Ariel: ancora una volta, la tua domanda denota una convenzione, un’affermazione di cui vorrei parlare prima.

La tua domanda rivela il modo in cui consideri la vita umana, vale a dire tu pensi che l’esperienza umana costituisca l’aspetto più importante della coscienza agli occhi di ciò che chiami Dio. Desideriamo essere chiari a questo proposito: la vita umana è un’opportunità indescrivibilmente ricca per un’anima. Lo splendore e l’infinita complessità dell’intelletto e dei vari sensi del corpo umano con le esperienze a loro legate (odori, sapori, suoni, esperienze tattili e visive) nonché i pensieri costituiscono un dono di immenso valore!

Ma dalla tua domanda traspare la convinzione che questo sia la più importante di ciò che chiamate opere Divine. Per quanto una persona possa essere “uno splendido fiore”, per quanto possa essere amata e per quanto il suo futuro possa essere luminoso, se la sua anima lascia la vita terrena per far parte dell’unità di Dio, non c’è dubbio che tale persona è passata a qualcosa di gran lunga più importante, non solo per via della crescita che l’anima vive al momento della morte, ma per l’immensità di questo universo, per la complessità che non potete assolutamente immaginare di questo regno e per l’azione di questa forza che chiamate Dio.

Soltanto la perdita e il vuoto lasciato dal defunto nella vita dei suoi cari vi impediscono di vedere che cosa sia in realtà la morte. Se vogliamo guardare alla morte nell’ottica di una determinata anima, quando chiamate “prematura” una morte e vi rattristate perché pensate che non fosse tempo per quell’anima di lasciare la vita terrena, tale anima ha in realtà ricevuto il più alto onore che potesse avere.

Ciò che vuoi sapere con la tua domanda, e che vogliono sapere i molti che hanno posto la medesima domanda dopo aver perso uno dei propri cari, è essenzialmente: Perché? Questa domanda in realtà è causata da una forma di egoismo. La vostra visione della morte è completamente sbagliata, perché non ci sono parole per descrivere la gloria e l’onore che riceve un’anima chiamata dalla vita terrena a questo regno.

Nota: a seduta finita parliamo (Stevan ed io)  delle sensazioni suscitate in noi dal messaggio di Ariel sul processo vissuto da un’anima al momento della morte:

Linda: ho passato l’ultima ora del nostro lavoro ad ascoltare le risposte di Ariel, e avevo i brividi in tutto il corpo. E tu l’hai passata pronunciando le parole di Ariel in lacrime. Che cosa hai sentito, che cosa ti ha fatto piangere?

Stevan: è successo qualcosa di magnifico, di straordinario. Non ricordo nemmeno quale domanda hai fatto. A mano a mano che Ariel rispondeva, ho percepito un’immagine visiva. Quello che ho visto-e che penso abbiano visto molti morenti-era in sostanza un fascio di luce di forma conica. In altre parole, un tunnel. In questa immagine, spiccava sopra tutto ciò che il tunnel conteneva. Quanto più guardavo il tunnel, tanto più diventava brillante. Il livello di amore era indescrivibile. Non riesco trovare un aggettivo che gli si dica. Via via che indirizzavo la mia consapevolezza sempre più vicino allo splendore che si trovava alla fine del tunnel, il livello di amore si faceva più intenso, e trattenere le lacrime è stato impossibile. Era quasi uno stato di amore e gioia, eppure non avevo l’impressione di passare nel fascio di luce, mi sembrava di guardarci soltanto dentro, nella posizione di osservatore esterno. Penso che ciò che Ariel stesse facendo, e qui ancora le parole non bastano,  era lasciarmi vivere l’esperienza. Penso che, per aiutarmi a rispondere alla tua domanda, mi sia stata data la possibilità di guardare in quel tunnel.

Linda: era la prima volta che lo vedevi?

Stevan: si.

Linda: pensi di aver visto quello che vede chi è vicino alla morte?

Stevan: sì, ma con una differenza. Da quel poco che ho letto sull’argomento, chi è vicino alla morte ha la sensazione di attraversare il tunnel, mentre io ho guardato nel tunnel ma non ci sono entrato.

 

Rivelazioni di un Angelo – (Steven J. Thayer, Linda Sue Nathanson)

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