Ipnosi regressiva : il concepimento

Ipnosi regressiva : il concepimento

In KARMA E REINCARNAZIONE by Daniela A.R. Comments

Ipnosi regressiva : il concepimento

Il soggetto viene invitato a ritornare all’epoca del concepimento, o meglio, al momento in cui entra nel corpo materno. Secondo alcuni studiosi la vita inizia proprio in questo momento, quando l’embrione manifesta funzioni vitali, producendo alcune proteine che in realtà sono messaggi di tipo biochimico. Ma chi sperimenta la regressione, pur non avendo prove concrete, è certo di esistere anche una frazione di secondo prima del momento in cui ovulo e spermatozoo si incontrano, anzi, ore, giorni, secoli prima.

Durante il vissuto del concepimento, le persone si percepiscono come un’entità incorporea, simile a un punto luminoso o come un doppio energetico che scende dall’alto per infilarsi nel corpo di uno dei due genitori, di solito direttamente in quello materno, penetrando come se attraversassero una parete permeabile dentro l’addome: “Mi sembra di percorrere molto velocemente un canale buio, non finisce mai”; oppure scivolano dentro una spirale che li porta a destinazione: “Mi sento come se volassi in giro per la casa, come se mi portassi in giro per accertarmi che quello è il luogo dove andare”.

“Mi percepisco come un angioletto di luce che svolazza nella stanza”.

A volte questa identità incorporea si introduce prima nel corpo materno, per sentirsi poi sospinta da una corrente fortissima e irresistibile nell’utero materno. “È come se fossi sparata in un tunnel, ma io non voglio andare, tento di ritornare indietro. Mi aggrappo, ma qualcosa mi spinge come una folata d’aria”. Oppure: “sto percorrendo a grande velocità un canale buio, che non finisce mai”.

Pochissime, per una specie di autocensura più o meno conscia, sono le persone che vedono i genitori mentre fanno l’amore, pur percependosi spazialmente di fianco o sopra il loro letto, sul soffitto o in un punto imprecisato della stanza, come se aspettassero il momento giusto per scendere nel piano materiale.

“Mi si presentano due immagini,” racconta un ragazzo. “Una riguarda il luogo di vacanza dove si trovavano i miei genitori in quel momento; nell’altra, che si sovrappone, mi vedo accanto al letto in attesa di entrare nel ventre materno: ma sono diverso da ora : ho 10 anni e dai vestiti che indosso mi sembra di appartenere a un altro secolo.”

Molti percepiscono il desiderio o il rifiuto di avere un figlio. “I miei si vogliono molto bene e sperano di avere un figlio”, dice uno. “Sono in contatto con entrambi. Ora mi sento come tirato dentro un vortice, giro velocemente dentro un tunnel simile a ad un imbuto bianco”.

“Mia mamma non mi vuole, non vuole bambini, perché non vuole che io soffra come lei”, si lamenta invece una donna. “Mio padre cerca mia madre, che si divincola. Io fluttuo accanto al letto: c’è anche un gatto siamese”.

“Non sento i miei, anzi mi sento sola: mi hanno sempre detto che mi hanno desiderata, ma non sento amore tra loro, sono qui per caso”. Ecco, l’entità anche se non vede i corpi dei genitori, percepisce sempre i loro sentimenti, amore, passione, desiderio, ma anche paura e talvolta violenza.

Un caso più drammatico è quello in cui l’anima si sente rifiutata e ne viene profondamente ferita.

“Sento il suo rifiuto, ma so che l’amerò molto e anche lei, dopo la nascita, mi accetterà”. Il desiderio di un genitore che il figlio abbia una certa identità sessuale può condizionare profondamente la sua personalità, tanto da spingerlo talvolta ad adeguarsi a tale desiderio, rifiutando il proprio corpo e la propria identità sessuale, a volte in modo così forte da sfociare nell’omosessualità.

Così, Antonia, omosessuale e infelice per tutta la vita, riferisce che al momento della nascita il padre aveva espresso il desiderio di volere un maschio, anzi, un calciatore. A peggiorare le cose, nell’adolescenza aveva subito un abuso dal secondo marito della madre e in seguito vari ricatti sessuali nel mondo del lavoro, che l’avevano spinta a rifiutare del tutto gli uomini e a innamorarsi, malamente ricambiata, delle donne.

Per concludere voglio ricordare alcuni casi curiosi: il primo è quello di una ragazza che si è vista seduta su un cassettone nella stanza di un albergo di Parigi, mentre aspettava un po’ impaziente i genitori. “Li ho visti rientrare un po’ brilli, credo che avessero bevuto troppo champagne. So che erano sposati da poco, erano così giovani…”. In effetti, interrogandoli dopo quella regressione, potè verificare che i suoi avevano effettivamente bevuto per festeggiare il secondo anniversario di matrimonio, e la mamma era rimasta incinta quella stessa notte. “Si sono infilati subito nel lettone e mentre si abbracciavano mi sono sentita cadere in un vortice, come se un enorme calamita mi ha traesse sul fondo. E subito dopo ero nella pancia di mia madre.”

L’altra esperienza è ancora più divertente. Una donna, mentre riviveva il proprio concepimento, vide i suoi genitori fare l’amore in macchina, una Fiat 600, alla fine degli anni 60. La invitai a verificare se questa informazione (che sicuramente non le aveva rivelato sua madre, così come nessun genitore racconta ai figli la propria vita sessuale) avesse un fondamento. E la madre, una donna ormai sulla sessantina, arrossì per essere stata per così dire scoperta, chiedendole di non raccontarlo a nessuno.

Un altro caso significativo, importante per le conseguenze avute, è quella di un ragazzo che scoprì come la causa del suo comportamento con le donne risalisse proprio al suo concepimento. “Mi vedo sopra il letto matrimoniale, come fossi uno spettatore: tuttavia percepisco le sensazioni che provano i miei nel fare l’amore, molto differenti tra loro. Avverto il piacere di mio padre, mentre la mamma non prova niente. La sento immobile, come una scatola di vetro simile a una bambola, è come se si sentisse costretta ad accettare il rapporto sessuale e anche il mio arrivo”. Poi, con un’emozione a stento trattenuta e un’aria sgomenta: “Adesso capisco perché sto male quando faccio l’amore con una donna che non prova piacere, inconsciamente non voglio far rivivere ciò che ho provato attraverso mia madre.”

Manuela Pompas  –  Reincarnazione, una vita, un destino-

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