Il destino di un amore

Il destino di un amore

In KARMA E REINCARNAZIONE by Daniela A.R. Comments

L”amore è il motore dell’universo e la più potente energia di guarigione. È un sentimento che trascende i limiti del mondo fisico e non si esaurisce con la vita terrena. Perché noi siamo anime immortali, destinati a incarnarci più volte nel corso della storia. Con la tecnica della terapia regressiva Brian Weiss  riporta alla mente memoria delle  vite precedenti i cui eventi cruciali continuano a influenzare la realtà quotidiana.

La nostra anima esiste in un flusso energetico d’amore. Non siamo mai veramente separati dai nostri cari, anche se possiamo sentirci isolati e non amati. La nostra riunione può essere inattesa e drammatica

Diana era una mia paziente. Era una graziosa trentacinquenne con i capelli corti castani e gli occhi color nocciola. Sebbene minuta, possedeva una forte personalità. In qualità di capo infermiera di un pronto soccorso in un grande centro medico doveva prendere quotidianamente molte decisioni cruciali, per la vita o la morte dei pazienti, e dirigeva con maestria un grande stato di infermieri e tecnici.

Al tempo, Diana era sconvolta dal fatto di avere 35 anni e di non essere ancora sposata. Alcuni uomini con i quali era stata fidanzata erano stati intimiditi da lei, e dalla sua forte personalità. Sebbene avesse ricevuto numerose proposte di matrimonio, aveva deciso di non accettarle e di non sposarsi senza che l’amore la passione fossero presenti nella relazione: stava cercando un’anima gemella, ma evidentemente non se n’era presentata nessuna.
Durante una vivida regressione in una vita precedente, Diana si trovò nel Nord America qualche centinaio di anni prima, durante le guerre con gli indiani. Era una giovane madre con un figlio piccolo e apparteneva la comunità dei coloni. Il marito era lontano, nella loro capanna era circondata da un gruppo di indiani a caccia. Le era nascosta con il suo bambino in un compartimento segreto costruito sotto il pavimento.
Mio figlio ha circa un anno. Ha capelli scuri e occhi castani” mi raccontò. “È così grazioso” aggiunse.
Presagivo la tragedia mentre descriveva il suo bambino e la scena.
“Ha una voglia sotto la sua spalla destra a forma di mezzaluna o di spada curva” continuava. “Io ho i capelli neri lunghi e un vestito semplice”.

Ritornammo sulla scena del nascondiglio e, dopo pochi istanti, iniziò a singhiozzare. La aiutai a fluttuare sopra la scena, a distaccarsi da essa e a osservarla dall’alto, come se stesse vedendo un film. In questo modo poteva controllare le sue emozioni mentre continuava a descrivere il dramma della vita passata.
“Devo nascondermi qui altrimenti ci uccideranno. Questo è il nostro piano ma il bambino piange… Continua a piangere. Devo tenere la mano sulla sua bocca…. Non smette…. Non smette di piangere!”
Ricominciò a gemere: “E’ morto… L’ho ucciso. Non intendevo… Non smetteva di piangere. Oddio, o Dio, che cosa ho fatto?”
Gli indiani non la trovarono, ma il resto della sua vita fu distrutta dal dolore e dal senso di colpa. Non si perdonò mai. In quella vita ebbe altri due figli, e loro, insieme ai suoi nipoti, erano al suo capezzale alla fine della sua tragica esistenza. L’essere una madre e una nonna amorevoli aveva solo leggermente mitigato il suo senso di colpa, la vergogna e l’autopunizione.
Morì e fluttuò sopra al suo corpo. Descrisse una bellissima luce dorata a forma di cerchio, al cui interno riusciva a scorgere gli spiriti dei suoi cari morti prima di lei, compresi il marito e i genitori, ma il suo bambino non era presente.

Ciò nonostante, alla fine sentii un’incredibile pace. Dalla luce proveniva una musica, ma lei non riusciva a trovare parole adeguate per descriverla.
“La luce e la musica sono così meravigliose che non ci sono parole, nessuna parola per spiegare. È come andare a casa. Mi stanno dando il benvenuto. Sto tornando a casa.”
Provò una dolorosa sensazione di tristezza nel lasciare i figli nipoti ma la gioia che stava trovando nella luce e nella musica era irresistibile.
“Loro non capiscono che non sono morta, anche se ho lasciato il corpo. Sono ancora consapevole, ancora cosciente. Morte è il termine sbagliato. Non sono morta veramente ma loro non lo sanno.”
Aveva ragione. Noi non moriamo veramente: espandiamo solo il nostro livello di consapevolezza, come se stessimo varcando una porta verso un ambiente più luminoso, più vivido, un ambiente animato dalla luce e dalla musica dell’amore.

Parecchi mesi dopo queste esperienze di regressione, Diana era al lavoro in un ospedale, e stava esaminando un uomo di 41 anni con crisi asmatiche intermittenti. Si sentiva inspiegabilmente attratta da quest’uomo, ma accantonò  razionalmente la sua attrazione e continuò il suo esame medico. Gli occhi di lui la seguivano con attenzione. Anche lui stava sentendo qualche strana connessione, quasi una familiarità, con questa graziosa infermiera.

Si parlavano in modo scherzoso e scoprirono di avere moltissime affinità.
Poiché l’asma era il sintomo che accusava, Diana doveva auscultargli i polmoni: posò lo stetoscopio sulla sua schiena, più intenta ad ascoltare che a guardare, ma un attimo dopo fu sul punto di svenire. Il suo respiro si raggelò le ginocchia cedettero quando vide la voglia a forma di mezzaluna sotto la spalla destra dell’uomo. Immediatamente seppe che qualche evento profondo stava avendo luogo.

Diana diresse la conversazione sullo stato civile dell’uomo. Nel mentre, le lacrime di gioia stavano sgorgando dai suoi occhi. Era divorziato. La moglie lo aveva tradito parecchie volte durante il suo matrimonio e lo aveva lasciato anni prima. Si sentiva ferito è tradito. La sua fiducia era stata compromessa. Non si era più risposato, per la paura di essere tradito ancora: non sopportava l’idea di affrontare di nuovo un dolore simile.
Egli pensava tra sé: “Perché sto raccontando faccende così personali e intimi a questa infermiera? Che cosa succede con lei?”.
Questo incontro non è stata una coincidenza. Il loro amore, la loro relazione non conclusa nell’esistenza precedente, e il loro piano di vita ,li avevano riuniti di nuovo. Le loro anime avevano progettato questo incontro! Ora sono felicemente sposati.
Diana non ha più sensi di colpa o di indennità. Io non ho mai trattato suo marito, sebbene lo volessi,e non perché intendessi confermare la loro relazione in una vita passata: il riconoscimento spirituale, la voglia a forma di mezzaluna, la loro felicità erano una prova sufficiente. Erano innamorati, e l’amore non ha bisogno di prove.
Io volevo aiutarlo ad alleviare la sua malattia. Perchè come ho descritto nei miei libri, la morte per soffocamento in vite precedenti si manifesta spesso come asma in questa vita!

Brian Weiss- Messaggi dai maestri*
*Il dottor Brian Weiss laureato alla Columbia university e alla Yale Medical School, ha diretto per anni il dipartimento di psichiatria al Mount Sinai medical center di Miami. Attualmente dirige uno studio privato per la terapia regressiva e la psicoterapia spirituale.

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