La felicità non è di questo mondo

La felicità non è di questo mondo

In GLI SPIRITI COMUNICANO CON NOIby Daniela RaguelLeave a Comment

Nota: i nomi scritti sotto ogni titolo appartengono alle entità spirituali che hanno lasciato il loro messaggio 

LA FELICITÀ NON È DI QUESTO MONDO
(SANT’AGOSTINO, Parigi, 1863)

La vostra terra è dunque un soggiorno di gioia, un paradiso di delizie? La
voce del profeta non risuona dunque più alle vostre orecchie? Non ricordate
che egli ha detto che vi sarebbero stati pianti e stridor di denti per coloro che
nascessero in questa valle di lacrime? Voi che venite a vivere qui, aspettatevi
dunque lacrime cocenti e pene amare, e più i dolori saranno acuti e profondi
più volgetevi a guardare il cielo e benedite il Signore per le prove che vi
manda!… O uomini voi non riconoscerete, dunque, la potenza del vostro
Signore che quando avrà guarito le piaghe del vostro corpo e coronato i vostri
giorni con beatitudini e gioie! Non riconoscerete, dunque, il suo amore che
quando avrà adornato il vostro corpo con tutte le glorie e gli avrà restituito il
suo splendore e la sua bianchezza! …

Nello stato di disincarnati, quando eravate nello spazio, avete scelto la vostra
prova perché vi siete creduti abbastanza forti per sopportarla: perché adesso
mormorate? Voi che avete chiesto la fortuna e la gloria, lo avete fatto per
lottare contro la tentazione e vincerla.

Voi che avete domandato di dover
lottare con lo spirito e col corpo contro il male morale e fisico, lo avete fatto lottare

contro la tentazione e vincerla. Voi che avete domandato di dover
lottare con lo spirito e col corpo contro il male morale e fisico, lo avete fatto
perché sapevate che quanto più la prova sarebbe stata dura tanto più la
vittoria sarebbe stata gloriosa, e che se voi ne foste usciti trionfatori, anche se
la vostra carne doveva essere gettata in un letamaio, al momento della morte
essa avrebbe emanato un’anima di un candore splendido e tornata pura grazie
al battesimo dell’espiazione e della sofferenza…
La fede è il sicuro rimedio alla sofferenza: essa vi fa scorgere sempre gli orizzonti dell’infinito
davanti ai quali scompaiono i pochi giorni bui del presente. Non chiedetevi
più, dunque, quale rimedio si debba impiegare per guarire questa o quella
ulcera, questa o quella piaga, o tentazione o prova: ricordatevi che colui che
crede ha la forza del rimedio nella fede, e che colui che dubita un solo istante
della efficacia è subito punito perché nello stesso istante è colpito dalle
pungenti angosce dell’afflizione.
Il Signore ha segnato con il suo suggello tutti coloro che credono in lui. Cristo
ci ha detto che è la fede che muove le montagne, ed io vi dico che colui che
soffre ma è sostenuto dalla fede sarà posto sotto la sua egida e non soffrirà
più. I momenti di maggiori dolori suoneranno per lui come le prime note di
gioia dell’eternità. La sua anima si distaccherà tanto dal suo corpo che mentre
questo si torcerà nelle convulsioni, essa si librerà nelle regioni celesti
cantando con gli angeli gli inni di riconoscenza e di gloria al Signore.
Felici coloro che soffrono e che piangono! Che le loro anime esultino nella nella
gioia, perché Dio le colmerà di doni.

PERDITA DI PERSONE AMATE. MORTI PREMATURE
(François-Nicolas-Madeleine, cardinale Morlot – Parigi, 1863)
21 – Quando la morte viene a falciare nelle vostre famiglie, portando via senza
riguardi i giovani prima ancora dei vecchi, voi dite spesso: Dio non è giusto,
poiché sacrifica chi è forte e ricco d’avvenire, conservando chi ha già vissuto
lunghi anni pieni di delusioni; poiché toglie coloro che sono utili e lascia
coloro che non servono più a nulla; poiché spezza il cuore di una madre
privandola di quella innocente creatura che era tutta la sua gioia.
Uomini, è allora che voi dovete elevarvi al di sopra dei concetti terra terra
della vita comune, per capire che il bene è là, sovente, dove voi credete di
vedere il male, che una saggia preveggenza è là dove voi credete di vedere la
cieca fatalità del destino. Perché credete di poter misurare la giustizia divina
con le misure della vostra? Potete pensare che il Signore dei mondi, per un
semplice capriccio, voglia infliggervi delle crudeli sofferenze? Nulla è fatto
senza uno scopo intelligente e qualsiasi cosa accada ha la sua ragion d’essere.
Se voi sapeste scrutare meglio tutti i dolori che vi colpiscono, vi trovereste
sempre una ragione divina, una ragione rigeneratrice, e i vostri interessi
miserabili diventerebbero considerazioni secondarie che respingereste nel
profondo

SE FOSSE STATO UN UOMO DABBENE, SAREBBE MORTO
(SANSON, ex- membro della Società spiritica di Parigi, 1863)
Voi dite spesso, parlando di un malvagio che riesce a sfuggire ad un
pericolo: “Se fosse stato un uomo dabbene, sarebbe morto”. Ebbene,
dicendo così siete nel vero, perché effettivamente succede molto spesso che
Dio accordi a uno Spirito giovane, ancora sulla via del progresso, una prova
più lunga che a uno Spirito già buono, che, in ricompensa dei suoi meriti,
otterrà il favore che la sua prova sia tanto breve quanto è possibile. Così,
dunque, quando voi vi servite di questo assioma non dubitate affatto di
pronunziare un blasfema.
Se muore un uomo dabbene e a fianco della sua casa vi sia quella di un
malvagio, voi vi affrettate a dire: Sarebbe stato meglio che fosse toccato
a quello lì. Commettete così un grande errore, perché quello che è partito ha
terminato il suo compito e quello che è rimasto forse non lo ha ancora
cominciato. Perché vorreste, dunque, che il malvagio non abbia il tempo di
compierlo, e che l’altro resti qui, sulla gleba terrena? Che direste di un
prigioniero che, avendo scontata la sua pena, fosse trattenuto in prigione,
mentre si desse la libertà a un altro che non ne aveva diritto? Sappiate,
dunque, che la vera libertà consiste nella liberazione dai legami del corpo, e
che fino a che siete sulla terra siete in cattività. Abituatevi a non biasimare ciò

che non potete capire, e sappiate che Dio è giusto in tutto; spesso ciò che vi sembra un male è in realtà un bene.

LA MALINCONIA
(DELPHINE DE GIRARDIN, Parigi, 1861)
Sapete perché una vaga tristezza si impadronisce talvolta dei vostri cuori
e vi fa trovare la vita tanto amara? E’ il vostro Spirito che aspira alla felicità ed
alla libertà, e che, legato al corpo che gli serve da prigione, si esaurisce in vani
sforzi per uscirne. Ma, vedendo che i suoi sforzi non ottengono il loro scopo,
finisce per cadere nello scoraggiamento e, siccome il corpo subisce la sua
influenza, il languore, lo scoramento ed una specie di apatia
s’impadroniscono di voi, facendovi sentire infelice.
Ascoltatemi; resistete energicamente a queste impressioni che indeboliscono
la vostra volontà. Queste aspirazioni ad una vita migliore sono innate in tutti
gli uomini, ma non cercate di realizzarle quaggiù. Adesso che Dio vi manda i
suoi Spiriti per istruirvi circa la felicità che vi riserva, aspettate con pazienza
l’angelo della liberazione che vi aiuterà a rompere i legami che tengono
prigioniero il vostro Spirito. Pensate che, durante il vostro periodo di prova
sulla terra, voi dovete compiere una missione che ignorate vi sia stata affidata,
così dedicandovi alla vostra famiglia con l’adempiere tutti i diversi compiti di
cui Dio vi ha incaricati. E se, durante tale prova e assolvendo i vostri impegni,
vi vedrete colpiti dagli affanni, dalle inquietudini, dai dolori, siate forti e
coraggiosi per sopportarli. Affrontateli decisamente; sono di breve durata e
dovranno condurvi presso gli amici che voi piangete, che si rallegreranno del
vostro arrivo fra loro e vi apriranno le braccia per condurvi in un luogo in cui
non possono accedere i dolori della terra-

L’EGOISMO
(SANSON, membro della Società spiritica di Parigi, 1863)
11 – L’egoismo, questa piaga dell’umanità, deve scomparire dalla terra di cui
arresta il progresso morale. E’ un compito che spetta allo spiritismo che si è
riservato la missione di farla elevare nella gerarchia dei mondi. L’egoismo è
dunque il nemico contro il quale i veri credenti debbono impiegare le loro
armi, le loro forze, il loro coraggio. E dico coraggio perché ne occorre molto

di più per vincere se stessi che non per vincere gli altri. Ognuno dovrà dunque
porre tutta la sua cura nel combatterlo entro di sé, perché questo mostro
divoratore di tutte le intelligenze, questo figlio dell’orgoglio, è l’origine di tutte
le miserie, quaggiù. E’ la negazione della carità, e perciò il maggiore ostacolo
alla felicità degli uomini.
Gesù vi ha dato l’esempio della carità e Ponzio Pilato dell’egoismo: perché
mentre il Giusto si prepara a percorrere tutta la sequenza del suo martirio,
Pilato se ne lava le mani, dicendo: “Che me ne importa!”. Ai Giudei, egli dice:
“Quest’uomo è un giusto, perché volete crocifiggerlo?”. Ma, nonostante
questo, lo lascia portare al supplizio.
E’ a questo antagonismo della carità e dell’egoismo, è all’invasione di questa
lebbra del cuore umano, che il cristianesimo deve il fatto di non aver potuto
compiere ancora tutta la sua missione. E’ su voi, nuovi apostoli della fede,
illuminati dagli Spiriti superiori, che incombe il compito e il dovere di
estirpare questo male per dare al cristianesimo tutta la sua forza e sgombrare
la via dai rovi che gli impediscono il cammino. Scacciate l’egoismo dalla terra,
affinché essa possa gravitare nella scala dei mondi, perché è tempo che
l’umanità indossi la toga virile, e perciò bisogna prima scacciarlo dal vostro
cuore-

(UNO SPIRITO PROTETTORE, Parigi, 1860)
BENEFICI RIPAGATI CON L’INGRATITUDINE

Che cosa si deve pensare delle persone Che, essendo state ripagate dei
benefici fatti con l’ingratitudine, non fanno più bene per timore di avere a
che fare con altri ingrati?
Quella è gente che ha più egoismo che carità, perché fare del bene soltanto
per ottenerne delle prove di riconoscenza vuol dire non farlo disinteressatamente,
e i benefici disinteressati sono i soli graditi a Dio. E’ anche una
manifestazione d’orgoglio, poiché essi si compiacciono dell’umiltà del beneficato che viene a
deporre la sua riconoscenza ai loro piedi. Chi cerca sulla terra la ricompensa
al bene che ha fatto, non la riceverà più in cielo; ma Dio terrà conto di chi non
la cerca sulla terra.
Bisogna sempre aiutare i deboli, benché si sappia fin da principio che coloro
cui si fa del bene non ve ne saranno grati. Tenete presente che se colui che
avete beneficato dimenticherà d’esservene grato, Dio ve ne darà maggior

ricompensa di quella che avreste avuta dalla gratitudine del vostro beneficato.
Dio permette qualche volta che voi non siate pagato che con
l’ingratitudine per saggiare la vostra perseveranza nel fare il bene.

Allan Kardec ( Il Vangelo degli Spiriti) 

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