GLI ANGELI SECONDO LO SPIRITISMO

Vi sono esseri dotati di tutte le qualità attribuite agli angeli: su questo non vi sono dubbi. La rivelazione spiritista conferma, su questo punto, la fede di tutti i popoli; ma nello stesso tempo ci fa conoscere la natura e l’origine di tali esseri.
Le anime, o spiriti, sono creature semplici e ignoranti, cioè prive di conoscenze e della coscienza del bene e del male, ma atte ad acquisire tutto ciò che manca loro; l’acquisiscono per mezzo dell’attività; il fine, che è la perfezione, è identico per tutte; vi giungono più o meno rapidamente, in virtù del loro libero arbitrio e in ragione dei loro sforzi; tutte hanno gli stessi gradini da salire, lo stesso lavoro da compiere; Dio non ha assegnato una parte più grande e più facile agli uni più che agli altri, perché tutti sono suoi figli, ed essendo giusto non ha preferenze per nessuno. Egli dice loro: «Ecco la legge che deve essere la vostra regola di condotta; essa sola può condurvi alla mèta; tutto ciò che si conforma a questa legge è bene, tutto ciò che le è contrario è male. Voi siete liberi di osservarla o di infrangerla, e sarete così arbitri della vostra sorte». Dio, quindi, non ha creato il male; tutte le sue leggi sono per il bene; è l’uomo che crea il male infrangendo le leggi di Dio; se le osservasse scrupolosamente, non si allontanerebbe mai dalla retta via. Ma nelle prime fasi della sua esistenza, l’anima, come il bambino, è priva di esperienza; perciò è fallibile. Dio non le dà l’esperienza, ma le dà i mezzi per acquisirla; ogni passo falso sulla via del male è per lei un ritardo; ne subisce le conseguenze e impara a sue spese ciò che deve evitare. Così, a poco a poco, l’anima si sviluppa, si perfeziona e avanza nella gerarchia spirituale, fino a quando giunge allo stato di puro Spirito o angelo. Gli angeli sono quindi le anime degli uomini giunte al massimo grado di perfezione della creatura, e che godono della felicità promessa. Prima di raggiungere il gradino supremo, godono di una felicità relativa al loro avanzamento, ma questa felicità non consiste nell’ozio: consiste nelle funzioni che piace a Dio conferire loro, e che esse sono felici di svolgere, perché tali occupazioni sono un mezzo per progredire. L’umanità non è limitata alla terra: occupa innumerevoli mondi che roteano nello spazio; ha occupato mondi che sono scomparsi, ne occuperà altri che si formeranno. Dio ha creato per tutta l’eternità, e crea incessantemente. Quindi, molto tempo prima che esistesse la terra, qualunque sia l’età che le si attribuisce, vi erano su altri mondi Spiriti incarnati che hanno percorso le stesse tappe ora percorse da noi, Spiriti di formazione più recente, e che sono arrivati alla mèta prima ancora che noi uscissimo dalle mani del Creatore. Per tutta l’eternità, quindi, vi sono stati angeli o puri spiriti; ma la loro esistenza umana si perde in un passato infinito, e per noi è come se fossero sempre stati angeli.

Si trova così realizzata la grande legge di unità della creazione: Dio non è mai stato inattivo, ha sempre avuto puri Spiriti provati e illuminati per trasmettere i suoi ordini e per dirigere tutte le parti dell’universo, dal governo dei mondi fino ai più piccoli particolari. Non ha quindi bisogno di creare esseri privilegiati, esenti da difficoltà; tutti, vecchi e nuovi, hanno conquistato i loro gradi nella lotta, e per merito proprio; tutti, infine, sono figli delle loro opere. E così si compie la suprema giustizia di Dio.
Poiché lo Spirito è sempre dotato di libero arbitrio, il suo miglioramento è talvolta lento, e la sua ostinazione nel male è molto tenace. Può persistervi per anni o per secoli: ma arriva sempre il momento in cui la sua ostinazione nello sfidare la giustizia di Dio si piega di fronte alla sofferenza e in cui, nonostante tutto, riconosce la potenza superiore che lo domina. Da quel momento, si manifestano in lui i primi barlumi del pentimento. Dio gli fa intravedere la speranza.

Non esiste Spirito che non sia in condizione di non migliorarsi mai; altrimenti, sarebbe votato fatalmente ad un’inferiorità eterna, e sfuggirebbe alla legge del progresso, che regge provvidenzialmente tutte le creature.
Qualunque sia l’inferiorità o la perversione degli Spiriti, Dio non li abbandona mai. Tutti hanno il loro angelo custode che veglia su di loro, spia i moti della loro anima e si sforza di suscitare in loro buoni pensieri, il desiderio di progredire e di riparare, in una nuova esistenza, il male che hanno fatto. Tuttavia, la guida protettrice agisce di solito in modo occulto, senza esercitare alcuna pressione. Lo Spirito deve migliorarsi per volontà propria, e non in seguito a una costrizione. Agisce bene o male in virtù del suo libero arbitrio, senza essere spinto fatalmente in un senso o nell’altro. Se opera il male, ne subisce le conseguenze finché rimane sulla cattiva strada; dal momento in cui muove un passo verso il bene, ne risente immediatamente gli effetti. «Le parole del santo Concilio Laterano contengono una distinzione fondamentale tra gli angeli e gli uomini. Ci insegnano che i primi sono puri Spiriti, mentre i secondi sono composti da un corpo e da un’anima; cioè la natura angelica si regge da sola, non soltanto senza mescolanze, ma senza possibili associazioni reali con la materia, per quanto la si possa immaginare leggera e sottile; mentre la nostra anima, altrettanto spirituale, è associata al corpo in modo da formare con questo una sola e stessa persona, e tale è essenzialmente la sua destinazione.
«Finché dura questa unione così intima dell’anima e del corpo, queste due sostanze hanno una vita comune, ed esercitano l’una sull’altra un’influenza reciproca; l’anima non può liberarsi interamente dalla condizione imperfetta che per lei ne deriva: le sue idee le giungono attraverso i sensi, attraverso il confronto tra gli oggetti esteriori, e sempre sotto immagini più o meno evidenti. Ne consegue che non può contemplare se stessa, e che non può rappresentarsi Dio e gli angeli senza attribuire loro una forma visibile e palpabile.

Ecco perché gli angeli, per mostrarsi ai santi e ai profeti, hanno dovuto ricorrere a figure corporee; ma queste figure non erano che corpi aerei che essi facevano muovere senza identificarvisi, o attributi simbolici in rapporto con la missione di cui erano incaricati.
«Il loro essere e i loro movimenti non sono localizzati e circoscritti in un punto fisso e limitato dello spazio. Poiché non sono legati a un corpo, non possono venire fermati e limitati, come siamo noi, da altri corpi; non occupano alcun posto e non riempiono alcun vuoto; ma, come la nostra anima è tutta intera nel nostro corpo e in ciascuna delle sue parti, anche essi sono tutti interi, e quasi simultaneamente, su tutti i punti e in tutte le parti del mondo; più rapidi del pensiero, possono essere dovunque in un batter d’occhio e operare, senza altri ostacoli ai loro disegni che la volontà di Dio e la resistenza della libertà umana.
«Mentre noi siamo costretti a vedere soltanto a poco a poco, e in una certa misura, le cose che sono al di fuori di noi, e mentre le verità di ordine sovrannaturale ci appaiono come in un enigma e in uno specchio, secondo l’espressione dell’apostolo san Paolo, essi vedono senza fatica ciò che vogliono sapere, e sono in rapporto immediato con l’oggetto del loro pensiero. Le loro conoscenze non sono il risultato dell’induzione o del ragionamento, ma di quella intuizione chiara e profonda che abbraccia tutto il genere e le specie che ne derivano, i principi e le conseguenze che ne discendono.
Le comunicazioni di Dio agli angeli, e degli angeli tra loro, non avvengono, come tra noi, per mezzo di suoni articolati e di altri segni sensibili. Le pure intelligenze non hanno bisogno né degli occhi per vedere, né delle orecchie per udire: non hanno neppure l’organo della voce per manifestare i loro pensieri, perché questo intermediario abituale dei nostri rapporti, per loro non è necessario: ma comunicano i loro sentimenti in una maniera che è loro propria e che è tutta spirituale. Per essere compresi, a loro basta volerlo.

Allan Kardec Rivelazioni degli spiriti