l'Angelo Custode

IL PERCORSO DELL’ANIMA

In GLI SPIRITI COMUNICANO CON NOI by Daniela A.R. Comments

IL PERCORSO DELL’ANIMA

Domanda:-Qual è lo scopo della incarnazione degli Spiriti?

Risposta: «Iddio la impone loro come il mezzo di giungere alla perfezione, sopportando tutte le vicende della esistenza corporale, che per i più è una espiazione od una prova, per pochi una missione. L’incarnazione ha nello stesso tempo un altro scopo, quello cioè di attribuire allo Spirito la sua parte nell’opera della creazione. Per conseguire questo scopo lo Spirito prende in ogni mondo una veste corporea in armonia con la materia di esso, condizione essenziale per potervi operare in conformità degli ordini di Dio, e mentre concorre alla esecuzione dei disegni di Dio, lavora anche per il proprio perfezionamento».

Domanda:-Gli Spiriti, che fin da principio hanno seguito la via del bene, hanno bisogno anch’essi della incarnazione?

Risposta: «Tutti sono creati semplici ed ignoranti, e non s’istruiscono che nelle lotte e nelle tribolazioni della vita
corporea. Iddio, ch’è giusto, non poteva farne felici alcuni senza sofferenze e senza fatica, e quindi senza merito».

Domanda: – Ma allora che giova agli Spiriti l’aver seguito la via del bene, se Dio non li dispensa dalle pene della
vita corporea?

Risposta: «Raggiungono più presto la meta. Inoltre, le pene della vita sono spesso una conseguenza delle imperfezioni dello Spirito, e però chi ne ha meno soffre anche meno tormenti; così chi non ha invidia, né gelosia, né avarizia, né ambizione, non soffrirà le torture che sono conseguenza di questi difetti».

Domanda:-Che cosa è l’anima?
Risposta: «Uno Spirito incarnato».
Domanda: – Che cosa era l’anima prima di unirsi al corpo?
Risposta: «Era Spirito».

Domanda: – Anime e Spiriti sono dunque proprio la stessa cosa?
Risposta: «Sì. Prima di unirsi al corpo l’anima è uno degli esseri intelligenti, che popolano il mondo invisibile, e
rivestono temporaneamente un involucro carnale per purificarsi ed istruirsi».

Domanda:- C’è nell’uomo qualche altra cosa oltre l’anima e il corpo?
Risposta: «Il legame che li congiunge».

Domanda: – Qual è la natura di questo legame?
Risposta: «E’ una sostanza semi-materiale, di natura intermedia fra lo spirito e il corpo, che rende possibili le
comunicazioni dell’uno con l’altro. E’ solo per mezzo di questo legame che lo Spirito agisce sulla materia, e la materia sullo Spirito».

Domanda:- E’ l’anima indipendente dal principio vitale?

Risposta: «Senza dubbio, poiché il corpo non è che l’involucro».

Domanda: – Può esistere il corpo senza l’anima?

Risposta: «Sì: però, non appena l’anima lo abbandona, il corpo cessa di vivere. Prima della nascita non c’è ancora
unione definitiva fra l’anima e il corpo; mentre poi, dopo avvenuta questa, la morte del corpo rompe i legami, che lo
stringono all’anima, ed essa se ne diparte. La vita organica può animare un corpo senza anima, ma l’anima non può
dimorare in un corpo privo della vita organica».

Domanda: – Che sarebbe il nostro corpo, se non avesse anima?
Risposta: «Una massa di carne senza intelligenza, tutto quello che volete, ma non mai un uomo».

Domanda:-Lo stesso Spirito può incarnarsi ad un tempo in due diversi corpi?
Risposta: «No; lo Spirito è indivisibile, e non può animare nello stesso tempo due esseri differenti»

Domanda:-Che dobbiamo pensare della opinione di coloro, i quali considerano l’anima come il principio della vita materiale?
Risposta: «E’ questione di parole: noi non ci teniamo punto; vedete d’intendervi fra voi».

Domanda:-Alcuni Spiriti, e prima di essi certi filosofi, hanno definito l’anima “una scintilla animica emanata dal gran Tutto”. Perché questa contraddizione?
Risposta: «La contraddizione è apparente, e dipende dal vario significato delle parole. Perché non avete per ogni cosa
un termine proprio?».

Domanda:-Che cosa dobbiamo pensare della teoria che suppone l’anima divisa in tante parti, per quanti muscoli ha il corpo umano, e preposta così ad ognuna delle sue funzioni?
Risposta: «Questa dipende dal senso che si attribuisce alla parola anima; se si intende il fluido vitale, si ha ragione; se
si intende lo Spirito incarnato, si ha torto. Noi l’abbiamo detto, lo Spirito è indivisibile, e trasmette il moto agli organi per via del fluido intermedio».

Domanda: – Come si spiega però che ci sono degli Spiriti, i quali hanno dato questa definizione?
Risposta: «Gli Spiriti ignoranti possono scambiare l’effetto con la causa».

Domanda:-C’è qualche cosa di vero nella opinione di quelli che pensano che l’anima sia al di fuori del corpo, e che lo avvolga tutto?
Risposta: «L’anima non è già rinchiusa nel corpo, come un uccello in una gabbia, ma irradia, e si manifesta al di fuori
di esso come la luce attraverso un globo di cristallo, o come il suono intorno a un centro sonoro. In questo senso essa si può dire esterna, senza dedurne però che sia l’involucro del corpo. E’ invece l’anima che ha due involucri uno sottile e leggero, il primo, che voi chiamate perispirito: l’altro grossolano, materiale e pesante, il corpo. L’anima, ripetiamo, è il centro di questo involucro, come il germe in un nocciolo».

Domanda:-Che pensare dell’altra teoria, secondo la quale l’anima nel fanciullo si svolge e si compie ad ogni periodo
della vita?
Risposta: «Lo Spirito è uno ed intiero nel fanciullo come nell’adulto: ciò che si svolge e compie sono gli organi o
strumenti della manifestazione dell’anima. Anche qui si scambia l’effetto con la causa».

Domanda:- Perché tutti gli Spiriti non definiscono l’anima nello stesso modo?
Risposta: «Perché il loro grado di istruzione non è in tutti lo stesso. Ce ne sono alcuni che hanno ancora cognizioni
così scarse, che, come i fanciulli tra voi, non comprendono le cose astratte; e ce ne sono anche, sempre come fra voi,
di pseudosapienti, i quali fanno pompa di paroloni per illudere i semplici. Eppoi anche gli Spiriti, che sanno, possono
esprimersi in termini differenti, i quali in fondo vengono a dire lo stesso, specialmente se si tratta di cose, che il vostro
linguaggio è inetto ad esprimere con chiarezza e precisione, nel qual caso devono adoperare figure, allegorie e
paragoni, che voi prendete per realtà».

Domanda:-Che deve intendersi per l’anima del mondo?
Risposta: «Il principio universale della vita e dell’intelligenza, da cui emanano le individualità ma coloro, che si
servono di queste espressioni, per lo più non si comprendono nemmeno essi stessi. La parola anima è così elastica,
che ciascuno la interpreta secondo i propri vaneggiamenti. Qualcuno è giunto fino ad attribuire un’anima anche alla
Terra, volendo con questo esprimere l’insieme degli Spiriti devoti, che hanno cura di voi, indirizzano, quando date
loro ascolto, le vostre azioni sulla buona via, e sono in certo modo i vicari di Dio per il vostro globo».

Domanda:-Come mai tanti filosofi antichi e moderni hanno discusso a lungo intorno alla scienza psicologica senza
arrivare alla verità?
Risposta: «Precursori della dottrina spiritica eterna, essi hanno preparato la via. Erano uomini, e si sono ingannati,
prendendo le proprie idee per la luce; ma i loro stessi errori servono a far risaltare la verità, mostrando il pro ed il
contro, e d’altra parte fra quegli errori s’incontrano grandi verità, che uno studio comparativo vi può far
comprendere».

Domanda:- L’anima ha sede determinata e circoscritta in un organo del corpo?
Risposta: «No; ma nei geni e in tutti coloro che pensano molto, risiede più particolarmente nel capo, come risiede nel
cuore in quelli che molto sentono, e le cui opere sono tutte dedicate al bene dell’umanità».

Domanda: – Che pensare dell’opinione di coloro che pongono l’anima in un centro vitale?
Risposta: «Vorrebbero dire che lo Spirito risiede di preferenza in questa parte del vostro organismo, perché ivi mettono capo tutte le sensazioni. Ma chi la colloca in ciò che considera come il centro della vitalità, la confonde col fluido o principio vitale. Ad ogni modo si può dire che la sede dell’anima sia più particolarmente negli organi che servono alle manifestazioni intellettuali e morali».

Domanda:-Che diventa l’anima nel punto della morte?
Risposta: «Ridiventa Spirito, cioè ritorna nel mondo spiritico, che aveva temporaneamente abbandonato».

Domanda:- Conserva l’anima la sua individualità dopo la morte del corpo?
Risposta: «Sì, non la perde mai, altrimenti, che sarebbe l’anima?».

Domanda: – Come fa l’anima, non avendo più corpo materiale, a riconoscere la sua individualità?
Risposta: «Se non ha il corpo terreno, ne ha uno fluidico, che aveva attinto dall’atmosfera del suo pianeta, e che serba
la figura dell’ultima incarnazione: è il suo perispirito».

Domanda: – Oltre al perispirito l’anima non porta seco nulla di quaggiù?
Risposta: «Null’altro che il desiderio di un mondo migliore e la ricordanza di questo, tutto dolcezza o amarezza
secondo le opere della sua vita. Quanto più essa è pura, tanto più comprende la vanità di ciò che lascia sulla terra».

Domanda:-Come si deve intendere l’opinione, secondo la quale l’anima dopo la morte rientra nel Tutto universale?
Risposta: «Che l’insieme degli Spiriti forma un tutto, costituisce un mondo. Quando intervenite a un’assemblea, siete
parte integrante di essa, ma tuttavia conservate sempre la vostra individualità».

Domanda:-Possiamo avere prova dell’individualità dell’anima dopo la morte?
Risposta: «E non l’avete forse nelle nostre comunicazioni? Se non siete ciechi, vedrete, e, se non siete sordi, udirete,
poiché molto spesso vi parla una voce, che vi rivela l’esistenza di un essere al di fuori di voi».

Domanda:-Che si deve intendere per vita eterna?
Risposta: «La vita dello Spirito, poiché quella del corpo è transitoria e passeggera. Quando il corpo muore, l’anima rientra nella vita eterna».

Domanda: – Non sarebbe più esatto chiamare vita eterna quella degli Spiriti puri, che giunti al supremo grado di perfezione relativa, non hanno più prove da subire?
Risposta: «Quella sarebbe piuttosto la felicità eterna. Ma questa è sempre questione di parole; chiamate le cose come volete, purché riusciate ad intendervi».

Domanda:- E’ dolorosa la separazione dell’anima dal corpo?
Risposta: «No: il corpo soffre spesso assai più durante la vita che nel punto della morte. L’anima o Spirito poi non partecipa in modo alcuno a quei dolori; anzi, se è buona, ne gode, perché essi le annunziano il termine del suo esilio».

Domanda:-Come avviene la separazione dell’anima dal corpo?
Risposta: «Rotti i legami, che ve la trattenevano, l’anima si scioglie dal corpo».

Domanda: – La separazione avviene istantaneamente senza preparazione? C’è un limite nettamente segnato fra la vita e la morte?
Risposta: «No. l’anima si svincola gradatamente, e non fugge come un uccello prigioniero restituito inaspettatamente alla libertà. La vita va a confondersi con la morte, sicché lo Spirito si libera a poco a poco dai lacci, che si sciolgono, sì, ma non si spezzano».

Domanda:-La separazione definitiva dell’anima dal corpo può aver luogo prima che cessi completamente la vita organica?
Risposta: «Nell’agonia l’anima qualche volta ha già lasciato il corpo, e quindi a questo non rimane che la vita organica. L’uomo allora non ha più la coscienza di se stesso, e tuttavia gli resta ancora un soffio di vita. Il corpo è una macchina messa in moto dal cuore, e perciò esiste sino a che il cuore fa circolare il sangue nelle vene, per la quale funzione non ha bisogno dell’anima».

Domanda:-In punto di morte l’anima talvolta non ha una aspirazione od estasi, che le fa intravedere il mondo che l’aspetta?
Risposta: «Spesso l’anima, al rallentarsi dei legami che l’avvincono al corpo, fa ogni sforzo per romperli del tutto, e allora, già sciolta in parte dalla materia, vede svolgersi dinanzi l’avvenire, e gode anticipatamente lo stato di Spirito libero».

Domanda:-L’esempio del bruco, che prima striscia sul suolo, e poi, chiuso nel bozzolo, diventa crisalide con l’apparenza della morte per poi tornare, splendida farfalla, all’esistenza, può darci un’idea della vita terrestre, del sepolcro, e della nostra vita novella?
Risposta: «In piccolo sì, poiché il paragone non è cattivo; ma badate poi di non prenderlo alla lettera, come troppo spesso vi accade».

Domanda:- Quale sensazione prova l’anima, quando si riconosce nel mondo degli Spiriti?
Risposta: «Secondo i casi: se ha coscienza di aver fatto il male, ne è tutta vergognosa e dolente; se invece ebbe a scorta del vivere la virtù, è come sollevata da un gran peso, e gioisce senza tema di alcuno sguardo scrutatore».

Domanda:-Lo Spirito ritrova coloro che ha conosciuto sulla terra, e che sono morti prima di lui?
Risposta: «Sì, secondo l’affetto ch’egli aveva per essi, e secondo quello ch’essi avevano per lui. Spesso gli Spiriti dei suoi cari già defunti vengono a riceverlo al suo rientrare nella patria comune, e lo aiutano a spogliarsi dell’involucro materiale. Egli ve ne riconosce inoltre molti dei quali aveva perduto le tracce durante il suo soggiorno sulla terra: vede quelli che sono erranti, e va a visitare quelli che sono incarnati».

Domanda:- In caso di morte violenta e accidentale, quando gli organi non sono ancora indeboliti dall’età o dalle malattie, la separazione dell’anima e la cessazione della vita accadono nello stesso tempo?
Risposta: «In generale sì: ma in ogni modo, l’istante che le separa è brevissimo».

Domanda:-L’anima ha la coscienza di sé immediatamente appena lasciato il corpo?
Risposta: «Immediatamente no; essa rimane per qualche tempo in una specie di turbamento».

Domanda:- Provano tutti gli Spiriti, e nello stesso grado e per la stessa durata, il turbamento che segue alla separazione dell’anima dal corpo?
Risposta: «No: questo dipende dalla diversa loro elevatezza. L’uomo virtuoso si riconosce quasi immediatamente,
perché si è già emancipato dalla materia durante la vita del corpo, mentre l’uomo sensuale, la cui coscienza non è pura, serba più a lungo l’impressione di essa».

Domanda:- La conoscenza dello Spiritismo ha qualche peso sulla durata più o meno lunga del turbamento?
Risposta: «Peso grandissimo, poiché lo Spirito conosceva già prima la sua futura condizione; ma, più di ogni altra cosa, abbreviano questa durata una pura coscienza e la pratica del bene».

 Il libro degli spiriti di  Allan Kardec*

Nota* Allan Kardec – è il nome con cui è conosciuto uno dei grandi pensatori del Cristianesimo spiritista. Si Chiamava in realtà Hippolyte Lèon Denizard Rivail. Nato a Lyon in Francia(1804) da famiglia borghese che lo educa a principi forti, di onestà e virtù. Dopo i primi studi a Bourg, i genitori nel 1814 lo mandano a studiare nel prestigioso Istituto Pedagogico di Jean Henry Pestalozzi a Yverdon, sul lago di Neuchatel, in Svizzera. Nell’istituto si seguivano i principi naturalistici del grande filosofo Jean Jacques Rousseau: i giovani vi venivano educati senza il ricorso, a quel tempo abituale, a punizioni corporali.

Nel 1818 Lèon si diploma brillantemente: conosce, oltre al francese, l’inglese, il tedesco, e l’olandese e possiede una straordinaria preparazione etica e culturale. Fonda a Parigi una scuola ispirata alla Pedagogia di Pestalozzi. Nel 1831 pubblica il fondamentale studio ” Qual è il sistema di studio più in armonia con le necessità dell’ epoca? ” grazie al quale ottiene il Premio dell’ Accademia reale di Arras. Si dedicò alla pedagogia fino al 1848, quando iniziò a studiare lo Spiritismo. La sua piena conversione avvenne perô solo tra il 1854 ed 1855.
Le prime esperienze medianiche osservate da Lèon Denizard si verificarono in una non meglio precisata sera del maggio 1855 nella casa parigina della signora Plainemaison. Decise cosi di studiare razionalmente le legge che presiedono ai fenomeni spiritisti . Il 25 marzo 1856, dopo mesi di studi indefessi, aveva raccolto gran parte del materiale che andrà a costituire Il Libro degli Spiriti, diventando così il codificatore di quei fenomeni. Poco più di un mese dopo, il 30 aprile, seppe della sua missione dalla medium Aline C. Scelse lo pseudonimo Allan Kardec per i misteriosi legami che lo vincolavano a vite anteriori, ma soprattutto per non mischiare la sua opera di docente con il suo lavoro di codificatore spiritista.
Con straordinaria passione scrive Il Libro degli Spiriti, pubblicato nel 1857, conteneva 501 quesiti, stampati su doppia colonna, una per le domande, l’altra per le risposte degli spiriti.
Dal 1857 al 1869 si dedicò completamente al spiritismo: fondò nell’ aprile 1858, la Società parigina per gli Studi Spiritisti e, poco dopo, la Rivista Spiritista. Via via diede vita a un poderoso sistema di corrispondenza con diversi paesi, viaggiando e tenendo conferenze per stimolare la formazione di nuovi centri e per completare la sua missione di codificatore. Pubblicò altri quattro libri, che con il Libro degli Spiriti formano il cosiddetto Pentateuco Kardequiano: Libro dei Medium(1861)/Il Vangelo secondo lo Spiritismo(1864)/Il Cielo e l’Inferno(1865)/La Genesi(1868).
Nel pieno dell’attività quando non aveva ancora 65 anni, Allan Kardec disincarnò il 31 marzo 1869, per un aneurisma cerebrale.”

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